Prof disse: — Manuel, potresti ripetere a beneficio di tutti il piano del secondo bombardamento sul Nord America?
— D’accordo. Lo scopo della seconda scarica è di costringerli a impiegare i missili d’intercettamento. Ogni colpo ha per obiettivo una grande città, o meglio, bersagli spopolati vicino a grandi città. Informeremo gli interessati poco prima di colpirli. Quando esattamente, Sheehan?
— Li stiamo avvertendo ora. Ma possiamo cambiare programma e io penso che dovremo farlo.
— Può darsi. La propaganda non è affar mio. Nella maggior parte dei casi, per colpire località vicine alle aree popolate in modo da costringerli a usare i missili anti-missili, abbiamo dovuto scegliere come bersagli gli specchi d’acqua, laghi e mari. Oltre a distruggere i pesci e chiunque non stia lontano all’acqua, i massi provocheranno formidabili bufere locali e danni alle coste.
Guardai l’orologio e vidi che dovevo prendere tempo. — Seattle riceverà un proiettile proprio in grembo, nello Stretto di Pugent. San Francisco perderà un paio di ponti di cui è particolarmente orgogliosa. Per Los Angeles è previsto un tiro fra Long Beach e Catalina, e un secondo pochi chilometri a nord, lungo la costa. Città del Messico è all’interno e allora abbiamo lanciato un masso sul Popocatepetl, così lo potranno vedere bene. Salt Lake City avrà un confetto nel lago. Niente in programma per Denver, ma gli abitanti potranno andare a vedere che cosa accade a Colorado Springs, dato che colpiremo di nuovo il Monte Cheyenne e continueremo il bombardamento finché lo avremo sotto tiro. A Saint Louis, Kansas City e New Orleans i colpi cadranno nei fiumi, e probabilmente New Orleans sarà allagata. Poi c’è il lungo elenco delle città sui Grandi Laghi. Devo leggerlo?
— Magari più tardi — rispose Prof. — Continua.
— Boston avrà un proiettile nel porto, New York uno nello Stretto di Long Island e uno a metà strada fra i due principali ponti della baia. Non è detto che i ponti rimarranno in piedi, ma abbiamo promesso di non colpirli e ci riusciremo. Scendendo lungo la costa orientale, ci occuperemo di due città della Baia di Delaware e di altre due della Baia di Chesapeake, una delle quali pare sia di grande importanza storica e affettiva. Più a sud abbiamo riservato tre spruzzi marini ad altrettanti grandi centri. Nell’interno abbiamo in programma Cincinnati, Birmingham, Chattanooga e Oklahoma City. Ah, anche Dallas. Distruggeremo l’aeroporto spaziale e dovremo riuscire a colpire anche qualche astronave, ultimamente ce n’erano sei. Non uccideremo nessuno a meno che non insistano a mettersi proprio sul bersaglio. Dallas è un posto ideale da bombardare, con quell’enorme aeroporto spaziale piatto e completamente vuoto, e forse dieci milioni di persone che possono osservare lo spettacolo senza danno.
— Se riuscirai a colpirlo.
— Quando, non se. Ogni proiettile è seguito da un secondo, a distanza di un’ora. Se nessuno dei due arriva a destinazione, possiamo far deviare sui bersagli mancati i massi diretti verso altri obiettivi. Per esempio, è facile colpire Dallas con uno di quelli destinati alle baie di Delaware e Chesapeake. Oppure con quelli dei Grandi Laghi. Dallas, comunque, ha già una lunga serie di massi tutti per lei, dato che ci aspettiamo una difesa accanita. I proiettili sostitutivi potranno continuare a cadere su Dallas per sei ore consecutive se i primi non faranno centro, cioè fino a quando il Nord America rimarrà visibile dalla Luna. Gli ultimi lanci fatti potranno essere deviati su qualsiasi bersaglio del continente, a nostro piacere… dato che maggiore è la distanza del proiettile dalla Terra e maggiore è la deviazione che gli possiamo imprimere.
— Non capisco quest’ultimo ragionamento — disse Brody.
— È una questione di traiettoria, giudice. Un razzo deviante può imprimere a un carico una spinta laterale di un certo numero di metri al secondo. Più sarà lunga la nuova traiettoria e più lontano dal bersaglio cadrà il masso. Se facciamo entrare in azione un razzo deviante tre ore prima dell’impatto sulla Terra, la deviazione sarà tre volte maggiore di quella che si avrebbe aspettando fino a un’ora sola prima dell’impatto. Non è così semplice come dico io, ma il nostro cervello elettronico può calcolarlo con esattezza. Sempre che gli si dia tempo sufficiente.
— Quanto è questo tempo sufficiente? — chiese Wolfgang.
Guardai l’orologio ostentatamente. — Ora abbiamo… Dunque… tre minuti e cinquantotto secondi di tempo per far fallire il bombardamento su Kansas City. Il programma per la deviazione è pronto e il mio migliore assistente… si chiama Mike… aspetta un mio cenno per metterlo in esecuzione. Devo telefonargli?
— Per l’amor del cielo! — esclamò Sheehan. — Man, fallo deviare!
— Neanche per sogno! — gridò Finn. — Che cosa ti prende, Terence? Non hai fegato?
Intervenne Prof: — Compagni! Calma!
Dissi: — Sentite, io prendo ordini solo dal capo dello Stato, cioè da Prof. Se lui vorrà conoscere il vostro parere, ve lo chiederà. Non c’è bisogno di urlare tutti insieme. — Tornai a controllare l’orologio. — Diciamo due minuti e mezzo, ora. Per gli altri bersagli, naturalmente, abbiamo più tempo. Ma Kansas City è lontana dall’acqua. I massi diretti alle città dei Grandi Laghi sono già troppo vicino alla Terra per farli cadere nell’oceano, il meglio che possiamo fare è deviarli sul Lago Superiore. Per Salt Lake City forse abbiamo ancora un minuto. Poi non ci sarà più niente da fare. — Aspettai.
— Appello nominale — annunciò Prof. — Ai voti la prosecuzione del programma di bombardamento. Generale Nielsen?
— Sì!
— Signora Davis?
Wyoh prese fiato. — Sì!
— Giudice Brody?
— Sì, naturalmente. È necessario.
— Wolfgang?
— Sì.
— Conte LaJoie?
— Sì.
— Signor Sheehan?
— State perdendo una scommessa. Ma mi associo. Unanimità.
— Ancora un momento. Manuel?
— Sta a te decidere, Prof, è sempre stato così. È sciocco votare.
— Mi rendo conto benissimo che dipende da me, signor ministro della Difesa. Porta a termine i bombardamenti secondo il programma.
23
Bastarono le prime due salve per colpire la maggior parte degli obiettivi, anche se erano tutti difesi, a eccezione di Città del Messico. Sembrava, a un primo esame (nel 98,3 per cento dei casi, calcolò poi Mike), che i missili di intercettazione esplodessero su comando radar a una distanza eccessiva dai massi, calcolata in base a una stima errata della vulnerabilità di quei solidi cilindri di roccia. Soltanto tre massi furono distrutti, gli altri furono solamente deviati e perciò causarono molto più danno che se non fossero stati intercettati.
A New York il bombardamento fu disastroso. Ancora peggio a Dallas.
L’errore dei missili intercettatori fu probabilmente dovuto all’inefficienza dei radar locali, dato che era molto improbabile che il Quartier Generale del Monte Cheyenne fosse ancora in funzione. Forse non eravamo riusciti a sfondare il loro buco sotterraneo (non so a quale profondità fosse) ma scommetto che né uomini né calcolatori erano più in grado di seguire le traiettorie dei massi.
Dallas riuscì a distruggere o a deviare i primi cinque proiettili, e allora dissi a Mike di interrompere il tiro sul Monte Cheyenne e spostare il bombardamento su Dallas, cosa che fece due salve dopo. Dallas e il Monte Cheyenne distano meno di mille chilometri.
La difesa di Dallas saltò alla scarica successiva; Mike fece precipitare sullo spazioporto altri tre massi (ormai erano stati deviati e non si poteva più fare niente) poi continuò il tiro sul Monte Cheyenne. I successivi colpi non erano stati deviati e proseguirono la loro corsa verso il Quartier Generale della Difesa Spaziale. Mike stava ancora dando le sue carezze cosmiche a quella montagna bersagliata quando l’America ruotava sotto il bordo orientale della Terra.
Durante tutto il bombardamento ero rimasto con Mike, sapendo che si trattava del momento cruciale. Quando ebbe terminato, Mike osservò, quasi soprappensiero: — Man, credo che faremmo meglio a non colpire più quella montagna.
— Perché, Mike?
— Perché non c’è più.
— Allora devia i prossimi lanci. Entro quanto devi decidere?
— Li farò cadere su Albuquerque e Omaha, ma sarà bene che li devii subito, domani avrò molto da fare. Man, mio migliore amico, dovresti andare via.
— Sei stanco di me, vecchio mio?
— Può darsi che nelle prossime ore l’astronave incominci a lanciare i missili. A quel punto dovrò cedere i controlli balistici all’altro calcolatore per la Fionda di Davide e tu dovrai trovarti al Mare delle Onde.
— Che cosa ti preoccupa, Mike?
— Quel ragazzo è molto preciso, Man, ma è stupido. Voglio che sia sorvegliato. Forse si dovranno prendere decisioni rapide e attualmente non c’è nessuno laggiù che lo sappia programmare come si deve. Bisogna che ci vada tu.
— Va bene, Mike, se lo dici tu. Ma se sarà necessaria una programmazione rapida, dovrò comunque telefonarti.
— Man, io voglio che tu vada là perché può darsi che non possa telefonare al Mare delle Onde. Potrebbero interrompersi le linee. Così ho preparato delle programmazioni per il calcolatore; potranno venirti utili.
— D’accordo, stampale, e fammi parlare con Prof.
Dopo essermi accertato che Prof parlava da un telefono privato, gli comunicai la richiesta di Mike. Pensavo che avrebbe sollevato obiezioni, speravo addirittura che mi avrebbe ordinato di rimanere al mio posto per tutta la durata del bombardamento o dell’invasione da parte delle astronavi. Invece disse: — Manuel, è indispensabile che tu ci vada. Io esitavo a dirtelo. Mike ti ha parlato delle ultime prospettive di successo?
— No.
— Gliel’ho chiesto esplicitamente. Se anche Luna City dovesse essere bombardata, se io dovessi morire e con me tutti i membri del governo, anche se il radar di Mike fosse messo fuori combattimento e Mike stesso impossibilitato a mettersi in contatto con la nuova catapulta, tutte cose possibili in un bombardamento violento, nonostante tutto ciò, Mike prevede il cinquanta per cento di probabilità favorevoli alla Luna purché funzioni l’Operazione Fionda di Davide… e se ci sarai tu a farla funzionare.
Non avevo altra scelta. Accettai. — Sì, capo. Sì, signore e padrone. Tu e Mike siete due pidocchi e volete divertirvi alle mie spalle. Ci andrò.
— Molto bene, Manuel.
Mi fermai per un’altra ora, il tempo necessario a Mike per stampare metri su metri di nastro programmato per l’altro calcolatore. Un lavoro che a me avrebbe preso sei mesi, ammesso che fossi stato in grado di analizzare tutte le variabili. Era zeppo di indici e di riferimenti e prevedeva mostruosità tali che non oso nemmeno parlarne. Tanto per dire, date certe circostanze e risultando necessario distruggere (per esempio) Parigi, quel nastro indicava come si doveva fare: quali proiettili e in quale orbita, come dire al calcolatore stupido di trovarli e farli cadere sul bersaglio. O qualsiasi altra cosa.
Stavo leggendo questo interminabile documento (non i programmi per il calcolatore veri e propri, ma la descrizione dello scopo di ogni programma che precedeva i simboli in codice) quando telefonò Wyoh. — Mannie, caro, Prof ti ha già parlato del Mare delle Onde?
— Sì. Stavo per telefonarti.
— Benissimo. Allora preparo i nostri bagagli e ci troviamo alla stazione Est. A che ora arriverai?
— I nostri bagagli? Vieni anche tu?
— Non te l’ha detto Prof?
— No. — Improvvisamente mi sentii allegro.
— Mi sentivo colpevole, caro. Volevo venire con te, ma non avevo una scusa valida. Dopo tutto, non servo a niente accanto a un calcolatore mentre qui ho delle responsabilità. O meglio ne avevo. Ora sono stata esonerata da tutti i miei incarichi, come te del resto.
— Come?
— Non sei più ministro della Difesa. Al tuo posto è stato nominato Finn. Tu sei vice Primo Ministro.
— Bene!
— …e viceministro della Difesa. Io sono già vicepresidente del Parlamento e Stu è stato nominato sottosegretario agli Esteri. Così viene anche lui con noi.
— Sono confuso.
— Non è stata una decisione improvvisa come sembra: Prof e Mike stavano lavorando da mesi. Decentralizzazione, caro, la stessa cosa che McIntyre ha escogitato per i servizi tecnici delle grotte. Se ci sarà un disastro a Luna City, la Luna avrà ancora un governo. Prof me l’ha spiegato così: mia cara Wyoh, fino a che voi tre e qualche altro membro del Parlamento sarete vivi, non sarà tutto perduto. Potrete sempre negoziare su un piano di parità e non dovrete ammettere le vostre ferite.
Così tornai a diventare un tecnico addetto ai calcolatori. Stu e Wyoh mi vennero incontro con i bagagli (comprese le altre mie braccia artificiali) viaggiammo insieme per interminabili gallerie senza aria, con indosso le tute a pressione, su un piccolo carrello che veniva impiegato per il trasporto dell’acciaio alla nuova catapulta. Greg ci aveva preparato un grande rolligon per il tratto da percorrere in superficie e si unì lui stesso a noi quando tornammo in galleria per il tratto terminale.
Per questo non potei assistere all’attacco contro i radar balistici, quel sabato sera.