«Temo che dovrà aspettare ancora. Le do trenta secondi, e se i suoi discorsi non avranno assunto una forma ragionevole e coerente, stacco la comunicazione.»
La voce si fece più calma, ma più minacciosa.
«Signor Kingsley, ho già sentito parlare del suo contegno ostruzionistico e insopportabile, ma questa è la prima volta che ne faccio esperienza di persona. L’avverto che sarà anche l’ultima. Non esagero, le dico semplicemente che fra breve la trasferiremo da Nortonstowe. Lascio a lei immaginare dove la trasferiremo.»
«Temo che nei suoi programmi, signor Grohmer, lei abbia dimenticato di considerare attentamente un punto importantissimo.»
«Quale, se è lecito?»
«Che io posso cancellare dalla faccia della Terra tutto il continente americano. Se non mi crede domandi ai suoi astronomi cosa è accaduto alla Luna la sera del 7 agosto. Forse le piacerà sapere anche che mi occorrono meno di cinque minuti per attuare questa minaccia.»
Kingsley toccò ancora un gruppo di pulsanti e scomparvero le luci dal quadro di controllo. Marlowe era impallidito e qualche goccia di sudore gli si imperlava sulla fronte e sul labbro. «Chris, non hai fatto bene, non hai fatto bene,» diceva. Kingsley era sinceramente accorato.
«Mi dispiace, Geoff. Mentre parlavo non mi è venuto in mente che l’America è il tuo paese. Scusami e sappi che avrei detto la stessa cosa a Londra o a Mosca o a chiunque altro.»
Marlowe scosse il capo.
«Non mi hai capito, Chris. Non è perchè l’America sia il mio paese, e poi so che stavi bluffando. Mi preoccupa il fatto che le conseguenze del tuo bluff possono diventare pericolose.»
«Macchè: è una tempesta in un bicchier d’acqua, non devi darle troppa importanza. Ancora non hai abbandonato l’idea che i politici sono gente importante, perchè lo dicono i giornali. Forse anche loro si sono accorti che stavo bluffando, ma finchè c’è la possibilità che credano alla mia minaccia, si guarderanno dall’agire, vedrai.»
Ma questa volta Marlowe aveva ragione e Kingsley torto: lo dimostrarono i fatti seguenti.
11
La bomba H
Svegliarono Kingsley tre ore dopo.
«Scusa se ti sveglio, Chris, ma è accaduta una cosa importante,» disse Harry Leicester. Quando vide che Kingsley era abbastanza sveglio continuò:
«C’è una chiamata da Londra per Parkinson.»
«A quanto pare non perdono tempo.»
«Non possiamo lasciarli comunicare, vero? È un rischio troppo grosso.»
Kingsley tacque per qualche minuto, poi si decise.
«Credo che dobbiamo correrlo questo rischio, Harry. Però gli staremo vicini mentre parla, per esser certi che non faccia trapelare nulla. Il fatto è questo. Non dubito che la longa manus di Washington possa arrivare fino a Nortonstowe, ma nemmeno credo che il nostro governo sia disposto a farsi dare ordini sul suo territorio. Partiamo con un certo vantaggio: la comprensione della nostra gente. Se invece impediamo a Parkinson di rispondere, questo vantaggio è perduto. Andiamo da lui.»
Quando ebbero svegliato Parkinson e gli ebbero detto della chiamata, Kingsley fece:
«Guardi, Parkinson, le voglio parlar chiaro. Finora abbiamo giocato pulito. È vero che le abbiamo posto un sacco di condizioni venendo qua, e abbiamo voluto che fossero rispettate. Ma in cambio abbiamo dato ai vostri tutto l’aiuto possibile. È anche vero che qualche volta ci siamo sbagliati, ma ora è fin troppo chiara la ragione dei nostri errori. Gli americani hanno creato qualcosa di simile a Nortonstowe, ma lo hanno condotto alla maniera dei politici, non degli scienziati. Infatti lì hanno avuto minori informazioni che da Nortonstowe. Lei sa benissimo che, senza le nostre informazioni, la mortalità in questi ultimi mesi sarebbe stata molto più alta.»
«Dove volete arrivare, Kingsley?»
«Le voglio dimostrare che abbiamo giocato pulito, anche se a volte può esser parso il contrario. Abbiamo giocato pulito al punto di rivelare la natura vera della Nuvola, e di lasciar passare le notizie che da essa ci sono giunte. Insisto però a dire che non bisogna perdere tempo prezioso per le comunicazioni. Non possiamo attenderci che la Nuvola continui a chiacchierare all’infinito, e non sono disposto a sprecare il tempo che ci resta in chiacchiere politiche. Ci sono ancora molte cose che dobbiamo apprendere. Inoltre i politici hanno cominciato con le conferenze di Ginevra e con gli ordini del giorno, e non so come si comporterà la Nuvola. Non credo che voglia sprecar tempo a chiacchierare con questi idioti.»
«Mi lusinga la grande opinione che lei ha dei politici, ma, daccapo, non vedo dove vuole arrivare.»
«Voglio arrivare a questo. La chiamano da Londra, e vogliamo esserci anche noi quando risponderà. Se lei dice anche una sola parola per negare che ci sia un accordo tra noi e la Nuvola, le giuro che le rompo la testa con questa chiave inglese. Avanti, mettiamoci in contatto.»
Si scoprì subito che Kingsley non aveva visto bene. Il Primo ministro voleva sapere una cosa sola da Parkinson: se, a suo avviso, la Nuvola poteva davvero cancellare un continente dalla faccia della Terra. Parkinson non ebbe difficoltà alcuna a rispondere. In tutta sincerità e senza esitare, rispose che a suo avviso la Nuvola poteva far questo. Il Primo ministro parve soddisfatto e dopo qualche altra battuta staccò.
«Stranissimo,» fece Leicester a Kingsley dopo che Parkinson fu tornato a letto
«Hanno letto troppo Clausewitz,» continuò. «Si preoccupano solo della potenza di fuoco.»
«Sì, a quanto pare non hanno mai pensato che una persona possa avere in mano un’arma tremenda e tuttavia rifiutarsi di usarla.»
«Soprattutto in un caso simile.»
«Cosa vuol dire, Harry?»
«Be’, non è un luogo comune che qualsiasi intelligenza non umana debba essere cattiva?»
«È vero, ora che ci penso, il 99 per cento dei libri che parlano di intelligenze non umane le considerano assolutamente crudeli. Questo fatto lo avevo sempre spiegato pensando che è difficile inventare un personaggio cattivo che sia interamente convincente; ma forse c’è un motivo più profondo.»
«Ecco, la gente ha sempre paura delle cose che non comprende, e non credo che i politici abbiano capito molto di quel che sta succedendo. Ritengo tuttavia che essi ci considerino in buoni rapporti con il vecchio Joe, non ti pare?»
«A meno che non abbiano pensato a un patto col diavolo.»
Dopo la minaccia di Kingsley, e dopo che Londra ebbe confermato la forza potenziale distruttiva della Nuvola, per prima cosa il governo degli Stati Uniti ordinò la costruzione di un trasmettitore e di un ricevitore da un centimetro sul modello di quello di Nortonstowe. (Il modello lo avevano grazie alle informazioni concesse prima da Nortonstowe. L’abilità tecnica degli americani era così evoluta che in pochissimo tempo il lavoro fu pronto. Tuttavia la Nuvola non rispose alle trasmissioni americane, nè riuscirono a intercettare i messaggi che la Nuvola indirizzava a Nortonstowe. Ciò accadde per due motivi. Non riuscirono a intercettare per una grave difficoltà tecnica. Una volta stabilito fra la Nuvola e Nortonstowe un sistema normale di comunicazione, non c’era più bisogno di trasmettere ad altissima velocità, com’era avvenuto nel periodo in cui la Nuvola stava imparando la lingua e la scienza dell’uomo. Ciò permise di ridurre la fascia di trasmissione; dal punto di vista della Nuvola era un vantaggio, perchè in tal modo diminuiva la possibilità che interferissero i messaggi di altri abitatori della Galassia. La fascia di trasmissione era così ristretta e così basso il potenziale impiegato, che gli americani non riuscirono a scoprire la lunghezza d’onda giusta per intercettare. Più semplice fu la ragione per cui la Nuvola non rispose alle trasmissioni americane. La Nuvola non avrebbe risposto se, all’inizio di ogni messaggio, non fosse stato trasmesso l’opportuno segnale in cifra; il governo degli Stati Uniti non aveva la cifra.