Выбрать главу

Abbassò lo sguardo sulla donna inginocchiata al suolo davanti a lui.

Raistlin sorrise, le sue labbra sottili premute insieme con espressione cupa.

«No,» disse, e questa volta la sua espressione era ferma e fiduciosa. «No, non sono morto! Ho avuto successo.» Fece un gesto. «Questa è la prova del mio successo. Riconosco questo posto. Il kender me l’ha descritto. Mi ha detto che era tutti i posti nei quali era stato. Questo è il luogo in cui ho varcato il Portale, e adesso mi trovo nell’Abisso.»

Chinandosi, Raistlin afferrò la donna per le braccia, trascinandola in piedi. «Demone, apparizione!

Dov’è Crysania? Dimmi, chiunque o qualsiasi cosa tu sia! Dimmi, o per gli dei, io...»

«Raistlin! Fermati, mi stai facendo male!»

Raistlin trasalì, spalancando gli occhi. Era stata Crysania a parlare, ed era di Crysania il braccio che stringeva! Scosso, mollò la presa ma, nel giro di un istante, fu di nuovo padrone di se stesso. Lei cercò di liberarsi, ma lui la tenne salda, attirandola più vicino a sé.

«Crysania?» l’interrogò, studiandola con attenzione.

Crysania sollevò perplessa lo sguardo su di lui. «Sì,» balbettò confusamente. «Cosa c’è che non va, Raistlin? Hai parlato in maniera così strana...»

L’arcimago accentuò ancora di più la stretta. Crysania lanciò un grido per il dolore. Sì, il dolore nei suoi occhi era reale, e così anche la sua paura.

Sorridendo, sospirando, Raistlin la cinse fra le braccia, premendola contro il proprio corpo.

Crysania era carne, calore, profumo, un cuore che batteva...

«Oh, Raistlin!» Crysania si rannicchiò contro di lui. «Avevo tanta paura... Questo orribile posto.

Ero completamente sola.»

La sua mano s’infilò tra i capelli neri di Crysania. La morbidezza e la fragranza del suo corpo lo intossicavano, colmandolo di desiderio. Lei si strinse ancora di più a lui, piegando indietro la testa.

Le sue labbra erano morbide, bramose. Raistlin chinò lo sguardo su di lei e fissò i suoi occhi ardenti.

Così, sei tornato a casa, finalmente, o mio mago!

Una risata calda e soffocante bruciò la sua mente mentre il corpo snello fra le sue braccia si contorceva furiosamente... stava stringendo un collo di un drago a cinque teste... l’acido sgocciolava dalle fauci spalancate sopra di lui... il fuoco ruggiva intorno a lui... nuvolaglie sulfuree gli facevano mancare il respiro. La testa si abbassò con movimenti serpentini...

Disperatamente, furiosamente, Raistlin fece appello alla sua magia. Però, nel medesimo istante in cui formava le parole del canto dell’incantesimo difensivo, nella sua mente avvertì una punta di dubbio. Forse la magia non avrebbe funzionato. Sono debole, il transito attraverso il Portale ha prosciugato le mie forze. La paura, sottile e tagliente come la lama di una spada, ha trafitto la mia anima. Le parole del canto gli scivolarono via dalla mente. Il panico invase il suo corpo. La Regina!

Mi sta facendo questo! Ast takar ist... No, non è giusto! Sentì delle risate, delle risate vittoriose...

Una folgorante luce bianca lo accecò. Stava cadendo, cadendo, cadendo interminabilmente, scendendo a spirale, passando dall’oscurità al giorno.

Quando riaprì gli occhi, Raistlin vide il volto di Crysania.

Il suo volto... ma non era il volto che ricordava. Stava invecchiando, morendo, anche mentre la stava guardando. Stringeva nella mano il medaglione dì platino di Paladine. La sua radiosità bianca e pura risplendeva luminosa nell’arcana luce rosata che li avvolgeva da ogni lato.

Raistlin chiuse gli occhi per escludere la vista del volto del chierico che invecchiava, richiamando alla memoria i ricordi dell’aspetto che aveva avuto in passato: delicata, bella, viva d’amore e di passione. La voce di lei gli giunse agli orecchi, fredda, ferma.

«Ti avevo quasi perduto.»

Alzando le mani, ma senza aprire gli occhi, afferrò le braccia del chierico, aggrappandosi a lei disperatamente. «Che aspetto ho? Dimmelo! Sono cambiato, vero?»

«Sei com’eri quando ti ho incontrato la prima volta nella Grande Biblioteca,» replicò Crysania, con voce ancora ferma, troppo ferma, tesa.

Sì, pensò Raistlin: sono com’ero. Il che significa che sono ritornato al presente. Sentì l’antica fragilità, l’antica debolezza, il dolore bruciante nel petto, e con esso la soffocante asprezza della tosse, come se delle ragnatele venissero intessute nei suoi polmoni. Sapeva che doveva soltanto guardare e avrebbe visto la pelle dalla coloritura dorata, i capelli bianchi, gli occhi a clessidra...

Spingendo via Crysania, si rotolò sullo stomaco, serrando i pugni in preda al furore, singhiozzando per la rabbia e la paura.

«Raistlin!». Adesso nella voce di Crysania c’era autentico terrore. «Cosa succede? Raistlin, dove ci troviamo? Cosa c’è che non va?»

«Ci sono riuscito,» lui ringhiò. Aprendo gli occhi vide il volto della donna, che appassiva a vista d’occhio. «Ci sono riuscito, siamo nell’Abisso.»

Crysania spalancò completamente gli occhi. Le sue labbra si dischiusero. La paura si mischiò alla gioia.

Raistlin ebbe un sorriso amaro. «E la mia magia se n’è andata.»

Sorpresa, Crysania lo fissò. «Non capisco...»

Torcendosi in preda all’agonia, Raistlin le gridò: «La mia magia non c’è più! Qui, nel suo regno, sono debole, impotente!» D’un tratto, ricordandosi che lei poteva essere intenta ad ascoltarlo, osservandolo e godendone, Raistlin s’immobilizzò. Il suo urlo morì in una schiuma color sangue, sulle sue labbra. Si guardò intorno, preoccupato.

«Ma no, non mi hai sconfitto!» bisbigliò. La sua mano si chiuse sul Bastone di Magius, che giaceva al suo fianco. Appoggiandosi pesantemente su di esso, lottò per alzarsi in piedi. Crysania lo cinse col suo braccio robusto, aiutandolo ad alzarsi.

«No,» mormorò, fissando la vastità delle pianure vuote, il cielo rosa e vuoto. «So dove sei! Lo sento! Sei a Godshome. Conosco la configurazione del terreno. So dove andare. Il kender me ne ha dato la chiave durante le sue farneticazioni febbricitanti. La terra sottostante riflette quella sovrastante. Ti scoverò, anche se il viaggio sarà lungo e insidioso.

«Sì,» e si guardò intorno, «sento che stai sondando la mia mente, che stai leggendo i miei pensieri, anticipando tutto ciò che dico e faccio. Tu pensi che sarà facile sconfiggermi! Ma io sento anche la tua confusione. Qui con me c’è qualcuno a cui non puoi toccare la mente! Lei mi difende e mi protegge. Non è vero, Crysania?»

«Sì, Raistlin,» fu la risposta di Crysania, con voce sommessa, mentre sorreggeva l’arcimago.

Raistlin fece un passo, poi un altro, e un altro ancora. Si appoggiò a Crysania, si appoggiò al suo bastone. Ma, anche così, ogni suo passo era uno sforzo, ogni suo respiro sembrava bruciargli i polmoni. Quando guardava quel mondo intorno a sé, tutto quello che vedeva era il vuoto.

Dentro di lui tutto era vuoto. La magia non c’era più.

Raistlin inciampò. Crysania lo afferrò e lo sorresse, stringendolo a sé. Le lacrime gli scorrevano lungo le guance.

Poteva udire delle risate...

Forse dovrei arrendermi adesso! pensò, con amara disperazione. Sono stanco, così stanco... E senza la mia magia, cosa sono?

Niente. Niente, soltanto un bambino debole e sventurato...

Capitolo terzo.

Per lunghi momenti, dopo la dichiarazione di Dalamar, nella stanza vi fu silenzio. Poi il silenzio venne interrotto dal raschiare di una penna mentre Astinus registrava le parole dell’elfo scuro sul grande libro.

«Possa Paladine essere misericordioso,» mormorò Elistan.

«Lei è con lui?»

«Naturalmente,» esclamò Dalamar, irritato, rivelando un nervosismo che tutta l’abilità della sua Arte era impotente a nascondere. «Come pensi altrimenti che possa aver avuto successo? Il Portale è chiuso per tutti salvo che alle forze unite di uno stregone dalle Vesti Nere, potente come lo è lui, e un chierico dalle Vesti Bianche, con una fede come quella di Crysania.»