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Tanis, confuso, fece passare lo sguardo dall’uno all’altro. «Ascoltate,» disse con collera, «non capisco. Cosa sta succedendo? Di chi state parlando? Di Raistlin? Cos’ha fatto? Ha qualcosa a che fare con Crysania? E Caramon? E scomparso anche lui, insieme a Tas! Io...»

«Cerca di controllare quell’impaziente metà umana della tua natura, Mezzelfo,» lo rampognò Astinus, continuando a scrivere con tratti neri e fermi. «E tu, elfo scuro, comincia dall’inizio, invece che dal mezzo.»

«Oppure dalla fine, a seconda del caso,» aggiunse Elistan a bassa voce.

Bagnatesi le labbra con del vino, Dalamar, con lo sguardo ancora fìsso sul fuoco, raccontò la strana storia che Tanis, fino a quel momento, aveva conosciuto soltanto in parte. Molte cose il mezzelfo avrebbe potuto indovinarle, molte altre lo colsero di sorpresa, molte lo riempirono di orrore.

«Dama Crysania è stata ammaliata da Raistlin. E, se dobbiamo dire la verità, anche lui era attirato da lei, credo. Chi può dirlo con certezza, con un individuo come Raistlin? L’acqua gelida è ancora troppo calda per poter scorrere nelle sue vene. Chi può sapere da quanto tempo progettava questo, da quanto lo sognava? Ma, alla fine, era pronto. Aveva programmato un viaggio indietro nel tempo, per cercare quell’unica cosa che gli mancava, le conoscenze del più grande stregone che sia mai vissuto: Fistandantilus.

«Preparò una trappola per Dama Crysania, avendo progettato di attirarla indietro nel tempo insieme a lui, oltre al proprio fratello gemello...»

«Caramon?» chiese Tanis, in preda allo stupore.

Dalamar lo ignorò. «Ma accadde qualcosa d’imprevisto. La sorellastra dello Shalafi, Kitiara, un Signore dei Draghi...»

Il sangue pulsava nella testa di Tanis, offuscando la sua visione e ottundendo il suo udito. Sentì lo stesso sangue pulsargli nel volto. Aveva la sensazione che la sua pelle bruciasse a toccarla, tanto era calda.

Kitiara!

Si ergeva davanti a lui, gli occhi che lampeggiavano, i capelli scuri e riccioluti che le ricadevano sul viso, le sue labbra leggermente dischiuse in quell’incantevole, furfantesco sorriso, la luce che traeva vividi riflessi dalla sua armatura...

Abbassò lo sguardo su di lui dal dorso del suo drago azzurro, circondata dai suoi tirapiedi, altera e possente, forte e spietata...

Giaceva tra le sue braccia, languida, amorosa, sorridente...

Tanis sentì, anche se non poteva vederlo, lo sguardo pieno di comprensione, ma anche di pietà, di Elistan. Si ritrasse davanti all’espressione severa e consapevole di Astinus. Invischiato nel proprio senso di colpa, nella propria vergogna, nella propria infelicità, Tanis non si accorse che anche Dalamar stava avendo problemi con la propria espressione che, dopo essersi imporporata, ora stava impallidendo. Non percepì il tremolio nella voce dell’elfo scuro quando pronunciò il nome della donna.

Dopo aver lottato, Tanis recuperò il controllo di sé e fu in grado di riprendere l’ascolto. Ma sentì, ancora una volta, quell’antico dolore nel suo cuore, il dolore che aveva pensato fosse scomparso per sempre. Era felice con Laurana, l’amava più profondamente e teneramente di quanto fosse possibile per un uomo amare una donna. Era in pace con se stesso. La sua vita era ricca, piena. E adesso era stupito nello scoprire quell’oscurità nelle profondità del suo spirito... quell’oscurità che pensava di aver bandito per sempre.

«A un ordine di Kitiara, il cavaliere della morte, Lord Soth, lanciò un incantesimo su Dama Crysania, un incantesimo che avrebbe dovuto ucciderla. Ma Paladine intervenne: prese la sua anima facendola dimorare con sé, lasciando sulla terra l’involucro vuoto del suo corpo. Credevo che lo Shalafi fosse stato sconfitto. Ma no, tramutò in vantaggio questo tradimento da parte di sua sorella.

Suo fratello gemello, Caramon, e il kender, Tasslehoff, condussero Dama Crysania fino alla Torre della Grande Stregoneria a Wayreth, sperando che i maghi fossero in grado di curarla. Non potevano farlo, naturalmente. Come Raistlin sapeva benissimo. Potevano soltanto mandarla indietro nel tempo nell’unico periodo della storia di Krynn in cui viveva un Gran Sacerdote abbastanza potente da poter invocare Paladine perché ripristinasse l’anima della donna dentro il suo corpo. E questo, naturalmente, era proprio quello che Raistlin voleva.»

Dalamar strinse il pugno. «Lo dissi ai maghi! Sciocchi! Dissi loro che stavano proprio facendo il suo gioco.»

«Lei gliel’ha detto?». Adesso Tanis si sentiva abbastanza padrone di sé da fare la domanda. «Ha tradito lui, il suo Shalafi». Sbuffò per l’incredulità.

«Quello che faccio è un gioco pericoloso, Mezzelfo.» Adesso Dalamar lo guardò, i suoi occhi ardevano da dentro, come le braci di un fuoco. «Io sono una spia, mandata dal Conclave dei maghi a sorvegliare ogni mossa di Raistlin. Sì, puoi benissimo apparire stupito. Essi lo temono, tutti gli Ordini lo temono, i Bianchi, i Rossi, i Neri. Soprattutto i Neri, poiché sappiamo quale sarà il nostro destino se lui dovesse salire al potere.»

Mentre Tanis lo fissava, l’elfo scuro sollevò la mano e lentamente dischiuse il davanti della sua veste, denudandosi il petto. Cinque ferite purulente deturpavano la superficie liscia della pelle dell’elfo scuro. «Il segno della sua mano,» dichiarò Dalamar con voce priva d’espressione. «La ricompensa per il mio inganno.»

Tanis vide chiaramente, nella sua mente, Raistlin appoggiare le sue sottili dita dorate sul petto del giovane elfo scuro, senza malizia, senza crudeltà, senza il minimo tocco di umanità, e potè vedere quelle dita che penetravano, bruciandole, le carni della sua vittima. Scuotendo la testa, sentendosi nauseato, Tanis tornò a sprofondare nella sua poltrona, con lo sguardo fisso sul pavimento.

«Ma loro non vollero ascoltarmi,» continuò Dalamar. «Si aggrappavano alle pagliuzze. Come Raistlin aveva previsto, la loro più grande speranza stava nella loro più grande paura. Decisero di mandare Dama Crysania indietro nel tempo, in apparenza per permettere che il Gran Sacerdote l’aiutasse. Questo è ciò che dissero a Caramon, poiché sapevano che altrimenti non ci sarebbe andato. Ma, in realtà, la mandarono indietro nel tempo perché morisse, o almeno sparisse com’era accaduto a tutti gli altri chierici prima del Cataclisma. E speravano che Caramon, una volta che fosse tornato indietro nel tempo e avesse appreso la verità sul suo gemello... che Raistlin, in realtà, era Fistandantilus... sarebbe stato spinto a uccidere suo fratello.»

«Caramon?» Tanis dette in un’amara risata, poi corrugò di nuovo la fronte incollerito. «Come hanno potuto fare una cosa del genere? Quell’uomo è malato! E l’unica cosa che adesso Caramon è in grado di ammazzare è una bottiglia di spirito dei nani! Raistlin lo ha già distrutto. Perché non hanno...»

Cogliendo l’occhiata irritata di Astinus, Tanis si calmò. La sua mente vacillò, in preda alla confusione. Niente di tutto questo aveva senso! Lanciò un’occhiata in direzione di Elistan. Il chierico doveva già conoscere la maggior parte di questa storia. Sul suo volto non c’era stata nessuna espressione di sbigottimento o di sorpresa, neppure quando aveva sentito che i maghi avevano mandato Crysania indietro nel tempo perché vi morisse. C’era soltanto un’espressione di profondo dolore.

Dalamar stava continuando. «Ma il kender, Tasslehoff Burrfoot, sconvolse l’incantesimo di Par-Salian e accidentalmente viaggiò indietro nel tempo insieme a Caramon. L’inserimento di un kender dentro il flusso del tempo rese possibile un’alterazione del tempo. Possiamo soltanto supporre ciò che è accaduto là, a Istar. Quello che sappiamo è che Crysania non morì. Caramon non uccise suo fratello. E Raistlin ebbe successo nell’ottenere le conoscenze di Fistandantilus. Portando Crysania e Caramon con sé, si spostò avanti nel tempo, in quell’unico periodo in cui avrebbe posseduto, con Crysania, l’unico vero chierico del paese. Viaggiò fino all’unico periodo della nostra storia in cui la Regina delle Tenebre sarebbe stata più vulnerabile e incapace di fermarlo.