E, finalmente, Gunthar comprese qualcosa che non era mai stato capace di penetrare: la saggezza in quegli occhi obliqui gli fece capire perché
Sturm Brightblade, la cui linea del sangue risaliva immacolata per molte generazioni, aveva scelto di seguire quel bastardo di mezzelfo il quale, se le voci erano vere, era il frutto d’uno stupro brutale.
Ora seppe perché Laurana, una principessa elfa, e una delle più forti e più belle donne che avesse mai conosciuto, aveva rischiato tutto, perfino la sua vita, per amore di quell’uomo.
«Molto bene, Tanis.» Il volto severo di Lord Gunthar si rilassò, i toni freddi e cortesi della sua voce si fecero più caldi. «Tornerò a Palanthas insieme a te. Mobiliterò i Cavalieri e predisporremo le nostre difese alla Torre del Sommo Chierico. Come ti ho già detto, le nostre spie mi hanno informato che a Sanction c’è un’insolita attività. Non farà male ai Cavalieri uscir fuori. È passato molto tempo dall’ultima volta che abbiamo fatto un’esercitazione sul campo.»
Presa la decisione, Lord Gunthar procedette subito ad accendere la casa di febbrile attività, chiamando a gran voce Wills, il suo servitore, urlando che gli portassero l’armatura, che affilassero la sua spada, che sellassero il suo grifone. Ben presto i servitori svolazzavano qua e là, la signora sua moglie entrò, mostrandosi rassegnata, e insistette perché Gunthar mettesse nello zaino il suo mantello pesante imbottito di pelliccia, anche se era ormai imminente la festa dell’Alba di Primavera.
Dimenticato da tutti in quella confusione, Tanis tornò accanto al caminetto, raccolse il suo boccale di birra, e si sedette per goderselo. Ma, malgrado tutto, non lo gustò. Fissando le fiamme, vide ancora una volta un sorriso accattivante e furfantesco, dei capelli riccioluti...
Capitolo sesto.
Crysania non aveva nessuna idea di quanto tempo fosse passato da quando Raistlin la faceva viaggiare in quella terra dell’Abisso distorta e tinta di rosso. Il tempo cessava di avere un qualsivoglia significato o rilevanza. Talvolta pareva che si trovassero lì soltanto da pochi istanti, talvolta aveva l’impressione di aver percorso quel terreno estraneo e mutevole per molti, faticosi anni. Aveva guarito se stessa dal veleno, ma si sentiva debole, svuotata. I graffi sulla sua pelle non volevano rimarginarsi. Ogni giorno li fasciava con bende fresche. Alla sera, erano nuovamente inzuppate di sangue.
Aveva fame, ma non era una fame che richiedesse cibo per sostentare la vita, quanto la bramosia famelica di assaporare delle fragole, oppure un boccone di pane appena cotto, oppure una fogliolina di menta. Non sentiva neppure la sete, eppure sognava l’acqua che scorreva limpida e il vino gorgogliante e l’aroma piccante del tè speziato. In quella terra, tutta l’acqua era color rosso-bruno e odorava di sangue.
Eppure, non facevano nessun progresso. Per lo meno così diceva Raistlin, il quale pareva diventare sempre più forte a mano a mano che Crysania diventava più debole. Non erano poche le volte che Raistlin aiutava lei a camminare, adesso. Era lui che la sollecitava a proseguire senza sosta, attraverso una città dopo l’altra, sempre più vicini, così diceva lui, a Godshome. I villaggi di quella terra di sotto che parevano l’uno lo specchio dell’altro si fondevano insieme nella mente di Crysania:
Que-Shu, Xak Tsaroth. Attraversarono il Nuovo Mare dell’Abisso, un viaggio orrendo. Guardando dentro l’acqua, Crysania vide i volti pieni di orrore di tutti i morti nel Cataclisma che la fissavano.
Approdarono in un luogo che secondo Raistlin era Sanction. Qui Crysania si sentì debole al massimo, poiché Raistlin le disse che quello era il centro dell’adorazione dei seguaci della Regina delle Tenebre. I suoi templi erano costruiti molto al di sotto delle montagne conosciute come i Signori del Destino. Raistlin disse che qui, durante la Guerra, erano stati celebrati i riti del male che avevano trasformato i cuccioli non usciti dal guscio dei draghi buoni in draconici... nei fetidi e deformi draconici.
Per un lungo periodo non successe loro nient’altro, o forse si trattò soltanto di un attimo. Nessuno guardava Raistlin con le sue vesti nere più di una volta, e nessuno guardò Crysania, del tutto.
Avrebbe potuto benissimo essere invisibile. Passarono facilmente attraverso Sanction. Raistlin cresceva in forza e in fiducia. Disse a Crysania che adesso erano vicini. Godshome era situata in qualche punto a nord dei monti Khalkist.
Come Raistlin riuscisse a stabilire una qualunque direzione in quella terra arcana e spaventevole, andava al di là delle capacità di comprensione di Crysania. Lì non c’era niente a guidarli, né il sole, né le lune, né le stelle. Non era mai veramente notte né mai veramente giorno, c’era soltanto un desolante colore rossastro intermedio. Crysania stava pensando a questo, trascinandosi a fatica accanto a Raistlin, senza guardare dove stavano andando, dal momento che, comunque, tutto pareva uguale, quando, all’improvviso, l’arcimago si fermò. Percependo l’accelerarsi del suo respiro e il suo irrigidirsi, Crysania sollevò lo sguardo allarmata.
Un uomo di mezza età, dalle vesti bianche d’insegnante, stava venendo verso di loro lungo la strada...
«Ripetete le parole dopo di me, ricordando di dar loro la giusta inflessione.» Lentamente ripetè le parole. Lentamente, anche la classe le ripetè. Tutti, meno uno.
«Raistlin!»
La classe si azzittì.
«Maestro?». Raistlin non si preoccupò di nascondere una nota beffarda nella voce, quando pronunciò la parola.
«Non ti ho visto muovere le labbra.»
«Forse perché non si sono mosse, Maestro,» rispose Raistlin. Se qualcun altro nella classe di giovani usufruitori di magia avesse fatto una simile osservazione, gli allievi si sarebbero messi a ridacchiare. Ma essi sapevano che Raistlin provava per loro l’identico disprezzo che provava il Maestro, e così si limitarono a fissarlo furiosi, agitandosi a disagio ; loro sedie.
«Conosci l’incantesimo, non è vero, apprendista?» Certo che lo conosco,» rispose Raistlin, in tono secco. «Lo conoscevo quando avevo sei anni, Lei, quando l’ha appreso? Stanotte?» Il Maestro lo fissò furente, rosso in faccia per la collera. «Questa volta sei andato troppo in là, apprendista! Mi hai insultato una volta di troppo!» La classe, all’occhiata di Raistlin, si dileguò in un attimo. Rimase solo il Maestro e, mentre Raistlin guardava, le vesti bianche del suo vecchio insegnante diventarono nere! La sua stupida faccia obesa si contorse diventando malevola e astuta. Un ciondolo di ematite comparve, appesa al suo collo. . «Fistandantilus!» rantolò Raistlin.
«C’incontriamo di nuovo, apprendista. Ma adesso, dov’è la tua magia?». Lo stregone scoppiò a ridere. Sollevò una mano rattrappita ed accennò ad afferrare il ciondolo di ematite. Raistlin si sentì afferrare dal panico. Sì, dov’era la sua magia? Era scomparsa. Le mani gli tremarono. Le parole degli incantesimi gli turbinarono nella mente, per scivolargli via prima che riuscisse ad afferrarle.
Una palla di fuoco comparve tra le mani di Fistandantilus. Raistlin soffocò per la paura.
Il Bastone! pensò all’improvviso. Il Bastone di Magius. Certamente la magia del Bastone non poteva venire influenzata! Sollevando il Bastone e tenendolo davanti a sé, lo invocò per farsi proteggere. Ma il Bastone cominciò a contorcersi e a divincolarsi tra le sue mani. «No!» gridò Raistlin, per il terrore e la rabbia. «Obbedisci al mio ordine! Obbedisci!» Il Bastone gli si attorcigliò intorno al braccio, e non era più un bastone, ma un enorme serpente. Zanne luccicanti affondarono nelle sue carni. Urlando, Raistlin cadde in ginocchio, cercando disperatamente di liberarsi dal morso velenoso del Bastone. Ma, combattendo contro un nemico, si era dimenticato dell’altro. Udì delle parole che venivano salmodiate, avvolgendolo come l’intreccio d’una ragnatela, e sollevò lo sguardo intimorito. Fistandantilus era scomparso, ma al suo posto c’era un elfo scuro. L’elfo scuro contro il quale lui aveva combattuto nella battaglia finale della Prova. E poi l’elfo scuro si trasformò in Dalamar che gli scagliava addosso una palla di fuoco, e poi la palla di fuoco si trasformò in una spada con cui un nano privo di barba gli trafiggeva le carni. Le fiamme esplosero tutt’intorno a lui, l’acciaio gli penetrò dentro il corpo, le zanne gli affondarono dentro la pelle. Stava sprofondando... sprofondando nel buio, quando venne all’improvviso inondato da una luce bianca, avvolto da vesti bianche e tenuto stretto a un seno morbido e caldo...