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«Sì!» urlò Tanis. Poi, vedendo che tutti nel grande atrio del palazzo lo fissavano come si guarda un pazzo, e ricordando che il panico non avrebbe certo contribuito a migliorare la situazione, il mezzelfo si mise la mano sugli occhi, tirò un profondo respiro per calmarsi, e si costrinse a parlare razionalmente.

«Sì,» ripetè con voce tranquilla, «manda a chiamare sir Markham, e anche il mago, Dalamar.»

Quest’ultima richiesta parve confondere perfino Charles. La valutò per un momento, poi, con un’espressione di sofferenza sul volto, si azzardò a protestare: «Mi spiace enormemente, mio signore, ma non ho alcun mezzo per inviare un messaggio alla... alla Torre della Grande Stregoneria. Nessun essere vivente può mettere piede in quel bosco maledetto, nel folto di quegli alberi... neppure un kender!»

«Maledizione!» s’infuriò Tanis. «Io devo parlargli!» Un’idea gli balenò nella mente. «Certamente avrete dei goblin fra i vostri prigionieri, non è così? Uno della loro razza può passare attraverso il Bosco. Vai a prendere una di quelle creature, promettigli la libertà, il denaro, la metà del regno, lo stesso Lord Amothus, qualsiasi cosa! Basta che entri in quel dannato Bosco...»

«Non sarà necessario, Mezzelfo,» si fece udire una voce vellutata. Una figura abbigliata di nero si materializzò nel corridoio del palazzo, cogliendo Tanis di sorpresa, traumatizzando i valletti, e inducendo perfino Charles a inarcare le sopracciglia.

«Tu sei potente, » commentò Tanis avvicinandosi all’elfo scuro usufruitore di magia. Charles stava impartendo ordini a vari servitori, mandandone uno a svegliare Lord Amothus e un altro a convocare sir Markham, dovunque si trovasse. «Ho bisogno di parlarti in privato. Vieni con me.»

Dalamar seguì Tanis, con un freddo sorriso. «Vorrei poter accettare il complimento, Mezzelfo, ma è stato solo osservando che ho intuito il tuo arrivo, non già grazie a qualche magica lettura del pensiero. Dalla finestra del laboratorio ho visto il drago bronzeo toccare terra nel cortile del palazzo. Ti ho visto smontare dal drago ed entrare nel palazzo. Ho bisogno di parlare con te almeno quanto tu ne hai di parlare con me. Perciò, eccomi qui.»

Tanis chiuse la porta. «Presto, prima che arrivino gli altri. Sai cosa si sta dirigendo verso Palanthas?»

«L’ho saputo la scorsa notte. Ti ho mandato ad avvertire, ma tu eri già partito.» Il sorriso di Dalamar si mutò in una smorfia. «Le ali delle mie spie sono veloci.»

«Sempre che usino le ali,» borbottò Tanis. Si grattò la barba con un sospiro, poi sollevò la testa e fissò intensamente Dalamar. L’elfo scuro se ne stava lì immobile, le mani congiunte nelle vesti nere, calmo e chiuso in sé. Il giovane elfo aveva, fuor di dubbio, l’aspetto di qualcuno su cui si poteva fare affidamento in una situazione difficile, grazie al suo sangue freddo. Sfortunatamente, rimaneva il dubbio per chi avrebbe agito.

Tanis si sfregò la fronte. Com’era sconcertante quella situazione! Ai vecchi tempi tutto era stato assai più facile, quando il bene e il male erano chiaramente definiti e tutti sapevano per chi stavano combattendo. Adesso, lui era alleato con il male per combattere il male. Com’era possibile? Il male che si rivoltava contro se stesso, così Elistan aveva letto sui Dischi di Mishakal. Scuotendo rabbiosamente la testa, Tanis si rese conto che stava sprecando tempo. Doveva fidarsi di quel Dalamar. Quanto meno, doveva fidarsi della sua ambizione.

«C’è qualche maniera per fermare Lord Soth?»

Dalamar annuì lentamente. «Tu pensi in fretta, Mezzelfo. Così, sei convinto anche tu che il cavaliere della morte attaccherà Palanthas?»

«Ma è ovvio, no?» esclamò Tanis, veemente. «Dev’essere questo il piano di Kitiara. È questo che pareggia le probabilità.»

L’elfo scuro scrollò le spalle. «Per rispondere alla tua domanda, no, non c’è niente che si possa fare.

Non adesso, in ogni caso.»

«E tu? Potresti fermarlo?»

«Non oso lasciare il mio posto accanto al Portale. Adesso sono venuto perché so che Raistlin è ancora lontano da esso. Ma a ogni nostro respiro, Raistlin si trova più vicino. Questa sarà la mia ultima possibilità di lasciare la Torre. È per questo che sono venuto a parlare con te, per avvertirti.

C’è poco tempo.»

«Sta vincendo!» Tanis fissò Dalamar incredulo.

«L’hai sempre sottovalutato,» replicò Dalamar con un sogghigno. «Te l’ho detto, adesso è forte, potente, il più grande stregone che sia mai vissuto. Certo che sta vincendo! Ma a quale costo... un altissimo costo.»

Tanis corrugò la fronte. Non gli piaceva la nota d’orgoglio che sentiva nella voce di Dalamar quando parlava di Raistlin. Certo non dava l’impressione di essere un apprendista pronto a uccidere il suo Shalafi se se ne fosse presentata la necessità.

«Ma per tornare a Lord Soth,» riprese Dalamar con freddezza, leggendo più pensieri sul volto di Tanis di quanti il mezzelfo avrebbe voluto rivelare, «quando per la prima volta mi sono reso conto che avrebbe indubbiamente utilizzato questa occasione per vendicarsi di una città e di un popolo che ha odiato a lungo (se si presta fede alle leggende sulla sua caduta) ho preso contatto con la Torre della Grande Stregoneria nella Foresta di Wayreth...»

«Certo,» bofonchiò Tanis, sollevato. «Par-Salian! Il Conclave. Loro potrebbero...»

«Non c’è stata nessuna risposta al mio messaggio,» proseguì Dalamar, ignorando l’interruzione.

«Laggiù sta accadendo qualcosa di strano. Non so cosa. Il mio messaggero ha trovato la strada sbarrata, e per uno della sua... diciamo... natura leggera ed eterea, non è facile.»

«Ma... »

«Oh,» Dalamar scrollò le spalle ammantate di nero, «continuerò a tentare. Ma non possiamo contare su di loro, e sono loro gli unici usufruitori di magia abbastanza potenti da fermare un cavaliere della morte.»

«I chierici di Paladine...»

«Sono troppo nuovi in questa loro fede. Si dice che ai tempi di Huma i chierici davvero potenti fossero in grado d’invocare l’aiuto di Paladine e di usare certe parole sacre contro i cavalieri della morte. Ma, se un tempo era così, oggi non c’è più nessuno su Krynn con quel potere.»

Tanis rifletté per qualche istante.

«La destinazione di Kit sarà la Torre della Grande Stregoneria, per incontrare ed aiutare suo fratello, giusto?»

«E per cercare di fermarmi,» aggiunse Dalamar con voce tesa, impallidendo.

«Può Kitiara attraversare il Bosco di Shoikan?»

Dalamar scrollò un’altra volta le spalle, ma Tanis notò che, d’un tratto, la sua freddezza si era fatta tesa e forzata. «Il Bosco di Shoikan è sotto il mio controllo. Terrà fuori tutte le creature, vive e morte.» Dalamar sorrise di nuovo, ma questa volta senza alcuna allegria. «A proposito, il tuo goblin non sarebbe sopravvissuto più di cinque secondi. Tuttavia, Kitiara possiede un amuleto, che Raistlin le ha dato. Se è ancora in suo possesso e ha il coraggio di usarlo, e se Lord Soth si trova con lei, potrebbe farcela. Però, una volta dentro, dovrà affrontare i guardiani della Torre, che non sono meno formidabili di quelli del Bosco. Comunque, questa è una cosa di cui devo preoccuparmi io, non tu...»

«Troppe sono le cose di cui ti devi preoccupare!» esplose Tanis. «Dai anche a me un amuleto!

Fammi entrare nella Torre! Io posso affrontarla...»

«Oh, sì,» replicò Dalamar, divertito, «so quanto bene ti sei arrangiato in passato. Ascolta, Mezzelfo: ne avrai già fin sopra i capelli soltanto per tentare di mantenere il controllo della città. Inoltre, hai dimenticato una cosa: il vero scopo di Lord Soth in questa faccenda. Lui vuole Kitiara morta. La vuole per sé. Questo me l’ha detto lui stesso. Se riuscirà a ottenere la sua morte e a vendicarsi di Palanthas, avrà raggiunto il suo obbiettivo. A Lord Soth, di Raistlin non importa proprio un bel niente.»

Sentendosi d’un tratto gelare fin nell’anima, Tanis fu incapace di rispondere. Si era davvero dimenticato dello scopo di Lord Soth. Il mezzelfo rabbrividì. Kitiara si era resa responsabile di molte cose malvagie. Sturm era morto sulla punta della sua lancia, innumerevoli persone avevano perduto la vita per ordine suo, innumerevoli altre avevano sofferto e soffrivano ancora. Ma si meritava questo? Un’ interminabile esistenza di gelidi e oscuri tormenti, legata per sempre in un qualche tipo di empio matrimonio con quella creatura dell’Abisso?