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I Cavalieri di Solamnia si erano messi in marcia, uscendo dalla Torre del Sommo Chierico. Ci sarebbero voluti, come minimo, dei giorni, prima che potessero raggiungere Palanthas. Aveva inviato dei messaggeri per avvertire i draghi buoni, ma pareva assai improbabile che anche loro fossero in grado di raggiungere in tempo Palanthas.

La città stessa era in allarme. Con un discorso breve e sobrio, Lord Amothus aveva detto ai cittadini ciò che li aspettava. Non c’era stato nessun panico, cosa che Gunthar aveva trovato difficile credere.

Oh, qualche riccone aveva cercato di corrompere i capitani delle navi perché li portassero lontani da lì, ma i capitani, come un sol uomo, si erano rifiutati di salpare sotto la minaccia di quelle sinistre nubi tempestose. Le porte della Vecchia Città erano state aperte. Coloro che volevano fuggire dalla città per trovare rifugio nelle terre incolte avevano naturalmente ricevuto il permesso di farlo. Ma non erano molti quelli che avevano accettato di correre questo rischio. A Palanthas, quantomeno, le mura della città e i cavalieri offrivano una certa protezione.

Personalmente, Tanis pensava che se i cittadini avessero saputo quali oirori si sarebbero trovati ad affrontare, avrebbero corso volentieri il rischio. Comunque, le donne avevano messo da parte i loro ricchi indumenti, cominciando a riempire d’acqua ogni contenitore disponibile, per esser pronte a combattere gli incendi. Quelli che vivevano nella Città Nuova, non protetta dalle mura, vennero evacuati e trasferiti dentro la Vecchia Città, le cui mura venivano fortificate nel miglior modo possibile, nel poco tempo che rimaneva. I bambini vennero messi a letto nelle cantine e nei rifugi antitemporale. I mercanti aprirono i negozi dispensando le scorte necessarie. Gli armaioli distribuirono armi e le forge continuarono ad avvampare per tutta la notte, riparando freneticamente spade, scudi e armature.

Spaziando con lo sguardo sopra la città, Tanis vide luci accese nella maggior parte di Palanthas, la gente si stava preparando per un mattino al quale, l’esperienza glielo diceva, non avrebbe mai potuto essere preparata.

Con un sospiro, ripensando alla sua lettera a Laurana, Tanis prese la sua amara decisione. Ma sapeva che ciò avrebbe comportato una discussione. Doveva preparare il terreno. Voltandosi di scatto, interruppe Markham. «Quale pensi sarà il loro piano di attacco?» chiese a Lord Gunthar.

«Penso sia piuttosto semplice.» Gunthar si tirò i baffi. «Faranno quello che hanno fatto a Kalaman.

Porteranno la cittadella il più vicino possibile. A Kalaman non sono arrivati molto vicini. I draghi li hanno tenuti indietro. Ma,» scrollò le spalle, «noi non disponiamo, qui, di un numero di draghi comparabile al loro. Una volta che la cittadella avrà superato le mura, i draconici si lasceranno cadere giù e cercheranno di conquistare la città dall’interno. I draghi malvagi attaccheranno...»

«E Lord Soth c’invaderà dalle porte,» terminò per lui Tanis.

«Per lo meno i cavalieri dovrebbero arrivare in tempo per impedirgli di depredare i nostri corpi,» disse sir Markham, svuotando di nuovo il suo bicchiere.

«E Kitiara,» rifletté Tanis, «cercherà di raggiungere la Torre della Grande Stregoneria. Dalamar dice che nessun essere vivente può attraversare il Bosco di Shoikan, ma ha anche detto che Kit è in possesso di un talismano donatole da Raistlin. Potrebbe aspettare Soth, prima di andare, calcolando che anche lui potrebbe aiutarla.»

«Sempre che la Torre sia il suo obbiettivo,» replicò Lord Gunthar, dando enfasi al sempre. Era ovvio che non era ancora del tutto disposto a credere alla storia su Raistlin. «Secondo me userà la battaglia come copertura per sorvolare con il suo drago le mura e atterrare quanto più possibile vicino alla Torre. Forse potremmo appostare dei cavalieri intorno al Bosco per cercare di fermarla...»

«Non riuscirebbero mai ad avvicinarsi abbastanza,» lo interruppe sir Markham, aggiungendo un tardivo «mio signore... Il Bosco esercita un effetto scoraggiante su chiunque si avvicini a qualche miglio da esso.»

«Inoltre, avremo bisogno dei cavalieri per affrontare le legioni di Soth,» disse Tanis. Emise un profondo sospiro: «Ho un piano, se mi è permesso proporlo...»

«Ma certamente, Mezzelfo.»

«Tu credi che la cittadella attaccherà dall’alto e che Lord Soth penetrerà dalle porte principali, creando una diversione che darà a Kit la possibilità di raggiungere la Torre. Giusto?»

Gunthar annuì.

«Allora, metti in sella ai draghi di bronzo quanti più cavalieri possibile. Lasciami Fireflash. Dal momento che il braccialetto mi offre la miglior difesa contro Lord Soth, mi occuperò io di lui. Il resto dei cavalieri potrà concentrarsi sui suoi seguaci. Comunque, ho un conto personale da saldare con Lord Soth,» aggiunse Tanis, vedendo che Gunthar già scuoteva la testa.

«Assolutamente no. Te la sei cavata molto bene durante l’ultima guerra, ma non sei mai stato addestrato! Affrontare in volo un Cavaliere di Solamnia...»

«Perfino un Cavaliere di Solamnia morto!» intervenne sir Markham, con una risatina ebbra.

I baffi di Lord Gunthar fremettero per la collera, ma si trattenne, e continuò con voce gelida: «... un cavaliere addestrato, come lo è Soth, non ti darebbe nessuna via di scampo... braccialetto o non braccialetto.»

«Però, mio signore, senza il braccialetto l’addestramento nell’uso della spada conta assai poco,» gli fece notare sir Markham, concedendosi un altro brandy. «Un tizio che ti può puntare addosso un dito e dire “muori” dispone di un chiaro vantaggio.»

«Per favore, signore,» intervenne Tanis, «ammetto che il mio addestramento formale è assai limitato, ma gli anni che ho trascorso con una spada al fianco sono più numerosi dei tuoi... quasi del doppio. Il mio sangue elfico...»

«All’Abisso il tuo sangue elfico!» borbottò Gunthar, fissando inferocito sir Markham, il quale ignorò risolutamente il suo superiore, tornando a sollevare la bottiglia del brandy.

«Mio signore, se sarò costretto farò valere il mio rango,» dichiarò Tanis con calma.

Lord Gunthar s’imporporò. «Maledizione, quello è solo un titolo onorario...»

Tanis sorrise. «Il Codice non fa nessuna distinzione del genere. Onorario o no, sono un Cavaliere della Rosa, e la mia età, ben oltre i cento, mio signore, mi dà tutta l’anzianità necessaria.»

Sir Markham stava ridendo apertamente. «Oh, per l’amor del cielo, Gunthar, dagli il permesso di morire. Non fa poi tanta differenza, per l’Abisso!»

«È completamente ubriaco,» borbottò Lord Gunthar, lanciando un’occhiata rovente a sir Markham.

«E giovane,» replicò Tanis, a mo’ di giustificazione. «Allora, mio signore?»

Gli occhi di Lord Gunthar lampeggiarono per la collera. Mentre fissava inferocito il mezzelfo, delle parole di tagliente rimprovero gli affiorarono alle labbra. Ma non vennero pronunciate. Lord Gunthar sapeva fin troppo bene che chiunque affrontasse Lord Soth rischiava praticamente la morte certa, braccialetto magico o non braccialetto magico. A tutta prima aveva supposto che Tanis fosse troppo ingenuo per rendersene conto. Ma, fissando il mezzelfo negli occhi scuri avvolti nelle ombre, constatò ancora una volta di averlo giudicato male.

Inghiottendo le parole con un burbero colpo di tosse, Lord Gunthar indicò con un gesto sir Markham. «Vedi un po’ tu se riesci a farlo rinsavire, Mezzelfo. Poi, immagino che farai meglio a prendere posizione. Dirò ai cavalieri di aspettare.»

«Grazie, mio signore,» mormorò Tanis.

«E gli dei siano con te,» aggiunse Gunthar con voce bassa e soffocata. Afferrò una mano di Tanis, diede un’energica stretta, poi si girò e uscì a grandi passi dalla stanza.

Tanis lanciò un’occhiata a sir Markham, il quale stava fissando assorto la bottiglia del brandy vuota, con un sorriso sarcastico. Non è così ubriaco quanto vuol far credere, decise Tanis. O come desidererebbe essere.