— Non c’era un ricevimento — rispondo, perché questa era la domanda più facile.
— Io so che tu esci ogni mercoledì sera — dice il signor Bryce. — Certe volte porti uno zaino… io pensavo che andassi in palestra.
Se i poliziotti parleranno con Tom e Lucia, verranno a sapere della scherma. Devo parlarne ora. — Vado… vado a lezione di scherma — dico. Odio quando mi viene da balbettare.
— Scherma? Non ti ho mai visto con i fioretti — commenta il signor Bryce con aria piuttosto sorpresa e interessata.
— Io… io tengo il mio equipaggiamento in casa dei miei amici — spiego. — Loro sono anche i miei istruttori. Non mi va di avere le mie cose nell’automobile o in casa.
— Così… lei è andato in casa di amici a lezione di scherma — dice l’altro poliziotto. — Da quanto tempo prende queste lezioni?
— Da cinque anni.
— Così chiunque volesse danneggiare la sua macchina lo saprebbe? Saprebbe dove lei va il mercoledì sera?
— Forse sì… — Ma in realtà non lo credo. Penso che se qualcuno voleva danneggiare la mia auto, doveva sapere dove abito e non dove vado quando esco.
— Lei va d’accordo con quelle persone?
— Sì. — Questa mi pare davvero una domanda sciocca. Non avrei continuato ad andare da Tom e Lucia per cinque anni se loro non fossero persone simpatiche.
— Avrei bisogno dei loro nomi e numeri di telefono.
Glieli fornisco, benché non capisca a cosa gli servono. La mia auto è stata danneggiata qui e non a casa di Tom e Lucia.
— Probabilmente si tratta di un vandalo — dice l’agente. — Questo è un quartiere abbastanza calmo, ma dall’altra parte del fiume cose del genere succedono in continuazione. Qualche ragazzino avrà pensato di spingersi fin qui, tanto per cambiare. E magari qualcosa lo avrà spaventato prima che si desse da fare anche con altre macchine. — Si volge al signor Bryce. — Se ci saranno altri danni fammelo sapere, d’accordo?
— Certo.
Il palmare dell’agente fischia ed emette una striscia di carta. — Ecco, per lei: rapporto, numero del caso, agente investigatore, tutto ciò che le serve per la denuncia all’assicurazione. — Mi porge il foglietto. Mi sento sciocco: non ho idea di cosa farne. Poi l’agente se ne va.
Il signor Bryce mi guarda. — Lou, sai chi chiamare per le gomme?
— No… — Sono più preoccupato per il lavoro che per le gomme. Se non posso usare la macchina ci sono sempre i mezzi pubblici, ma se perdo il lavoro a causa dei ritardi non mi rimane più nulla.
— Devi metterti in contatto con l’assicurazione e trovare qualcuno che rimpiazzi le gomme.
Cambiare le gomme sarà una bella spesa. Ma come farò ad andare in un’officina con le ruote tutte sgonfie?
— Vuoi aiuto?
Non so cosa dire e non so nemmeno cosa fare. Certo ho bisogno di aiuto.
— Se non hai mai fatto una denuncia all’assicurazione, la cosa potrebbe sembrarti complicata. Ma non voglio essere indiscreto se non hai bisogno di me.
— Non ho mai fatto una denuncia — dico. — Ho bisogno d’imparare come si fa.
— Allora andiamo a casa tua e colleghiamoci con l’assicurazione — decide lui. — Ti farò vedere come si fa.
Per un istante non posso né parlare né muovermi. Portare qualcuno nel mio appartamento? Nel mio spazio privato? Ma ho davvero bisogno che qualcuno mi mostri come si fa una denuncia. Il signor Bryce sta cercando di aiutarmi: non mi aspettavo che lo facesse.
M’incammino in silenzio, ma dopo qualche passo ricordo che avrei dovuto dire qualcosa. Il signor Bryce è ancora ritto vicino alla mia macchina. — È gentile da parte sua — dico.
Le mie mani tremano mentre apro la porta di casa, e l’ambiente dove avevo creato tanta serenità mi sembra adesso colmo di tensione e di paura. Accendo il computer e mi collego con la compagnia di assicurazioni. Il sistema sonoro comincia a trasmettere Mozart. Lo spengo. Avrei bisogno della musica, ma non so cosa ne penserebbe il signor Bryce.
— Bel posticino — dice lui alle mie spalle. Ho un leggero sobbalzo, benché sappia che lui è lì. Adesso si muove di fianco, dove posso vederlo: così è meglio. — Ora ciò che devi fare è…
— Dire al mio capo che farò tardi — lo interrompo. — Devo far questo prima di tutto.
Devo trovare l’indirizzo elettronico del signor Aldrin nel sito Web della compagnia per cui lavoro. Gli espongo la situazione semplicemente.
"Farò tardi perché sono state tagliate le gomme della mia auto ed è venuta la polizia. Arriverò appena potrò."
Il signor Bryce non guarda lo schermo mentre digito il messaggio. Mi riporto alla rete pubblica e dico: — Fatto.
— Bene. Allora senti. Se sei in contatto con un’agenzia locale, cerca il suo sito, altrimenti mettiti in contatto direttamente con la compagnia.
Lo faccio subito, perché non ho un agente locale. Navigo tra il "servizio clienti", le "polizze auto" eccetera e infine mi fermo su "denunce". Sullo schermo compare un modulo.
— Bravo! — esclama il signor Bryce, e sembra un po’ sorpreso.
— È molto chiaro — dico. Digito il mio nome e indirizzo, il numero della polizza ricavato dal mio file personale, la data, e scrivo "sì" nella casella che chiede se l’incidente è stato notificato alla polizia.
Seguono altre caselle che non capisco. — Qui devi scrivere il numero del rapporto dell’incidente registrato dalla polizia — spiega il signor Bryce indicandomelo sul foglietto che mi ha dato l’agente. — Questo è il numero di codice dell’agente investigativo, da scrivere qui, e questo il suo nome da scrivere là - continua. Poi devo scrivere "con parole mie" il resoconto dell’incidente che non ho visto. La sera ho parcheggiato la mia macchina e la mattina dopo tutt’e quattro le gomme erano state tagliate. Il signor Bryce dice che va bene così.
Adesso che ho compilato la denuncia dovrò trovare qualcuno che mi cambi le gomme.
— Non posso dirtelo io, chi chiamare — mi spiega il signor Bryce. — L’anno scorso avemmo un pasticcio e dei tizi accusarono la polizia di prendere bustarelle da officine di servizio. — Io non so cosa significhi "bustarelle". Mentre scendiamo, la gerente dello stabile, signora Tomasz, ci ferma e dice che conosce lei un’officina affidabile. Me ne dà il numero. Come fa a sapere quanto è successo? Forse mi ha sentito parlare nel parcheggio? L’idea mi disturba un poco.
— Ti darò un passaggio per la stazione della metropolitana — dice il signor Bryce. — Non posso accompagnarti al lavoro perché altrimenti farei troppo tardi anch’io.
È già molto gentile a darmi un passaggio. Si sta comportando come un amico. — Grazie, signor Bryce — dico.
Lui scuote la testa. — Ti avevo già detto di chiamarmi Danny, Lou. Siamo vicini di casa.
— Grazie, Danny — dico.
Lui sorride e apre lo sportello della sua macchina. Vedo che è molto pulita, come la mia. Danny accende la radio; la musica è troppo forte e con un ritmo troppo marcato, e mi fa rabbrividire. Non mi piace, però mi piace non dover andare a piedi alla stazione della metropolitana.
Sia la stazione che i treni sono affollati e chiassosi. Mi è difficile rimanere abbastanza calmo e concentrato da leggere i cartelli che mi dicono quale biglietto comprare e quale treno aspettare.
8
È molto strano vedere il campus dalla stazione e non dal viale e dal parcheggio. Invece di mostrare il mio pass alla guardia stazionata all’entrata delle automobili lo mostro alla guardia dell’entrata che sta davanti alla stazione della metropolitana. Larghi marciapiedi bordati di aiole portano all’edificio dell’amministrazione. I fiori sono gialli e arancione con molti boccioli: i colori brillano alla luce del sole. Davanti all’amministrazione devo mostrare il pass a un’altra guardia.