Vorrei vederla adesso. Vorrei che potessimo fare qualcosa insieme, o che io potessi anche solo guardarla parlare con qualcun altro. Me ne accorgerei se le piacessi? Credo di piacerle. Tuttavia non so se le piaccio molto o un poco. Non so se le piaccio come un uomo piace a una donna o come un bambino piace a una persona adulta. Non so come fare a capirlo. Se fossi normale lo capirei, credo. Le persone normali devono capirlo, altrimenti non potrebbero mai sposarsi.
La settimana scorsa a quest’ora ero al torneo. Mi stavo divertendo. Preferirei trovarmi di nuovo lì piuttosto che qui; anche con tutto quel rumore, quell’affollamento, quegli odori. Era un posto dove mi trovavo a mio agio: qui non mi ci trovo più. Sto cambiando, credo, o piuttosto sono già cambiato.
Decido di tornare a piedi a casa, anche se è lontana. Fa più fresco adesso, e in alcuni giardini lungo la strada si vedono già sbocciare fiori autunnali. Il ritmo dei miei passi allevia la tensione e mi rende più facile ascoltare la musica che ho scelto per accompagnare la mia passeggiata. Vedo altre persone con gli auricolari: stanno ascoltando musica registrata o trasmessa. Mi chiedo se quelle senza auricolari stanno ascoltando la propria musica mentale o camminano senza musica.
Sono quasi arrivato a casa quando mi ferma un profumo di pane fresco. Trovo in una traversa una piccola panetteria e compro un filoncino di pane appena sfornato. Accanto alla panetteria c’è un fioraio la cui vetrina espone masse di fiori viola, gialli, azzurri, bronzo, rosso cupo. Quei colori trasmettono molto più che lunghezze d’onda di luce: irradiano gioia, orgoglio, tristezza, consolazione. Me ne sento quasi sopraffare.
Registro quei colori e quelle forme e porto a casa il pane annusando la sua fragranza e combinandola con i colori accanto ai quali passo. C’è una casa dietro un cortile che ha un rosaio rampicante tutto fiorito lungo la facciata: anche attraverso il cortile mi giunge il suo profumo.
È passata una settimana ormai, e né il signor Aldrin né il signor Crenshaw hanno più detto niente sul trattamento. Non ci sono giunte altre lettere. Sarebbe bello se ciò significasse che qualcosa non funziona nel progetto e che loro ci hanno rinunciato, ma non credo proprio che se ne siano dimenticati, anzi. Il signor Crenshaw sembra sempre così collerico, sia nell’aspetto che nella voce. La gente collerica non dimentica le ingiurie, perché il perdono dissolve la collera, questo era l’argomento del sermone domenicale. La mia mente non dovrebbe divagare durante il sermone, ma spesso mi annoio un poco e penso ad altre cose. La collera e il signor Crenshaw mi sembrano argomenti correlati.
Lunedì tutti noi riceviamo l’avviso che dobbiamo riunirci sabato prossimo. Non ho voglia di perdere il mio sabato, ma non sembra possano esserci scuse valide per non partecipare. Adesso vorrei aver aspettato per parlare a Maxine al Centro, ma è troppo tardi.
— Credi che dobbiamo andare davvero? — domanda Chuy. — Ci licenzieranno se non andiamo?
— Non lo so — dice Bailey. — Io comunque voglio sapere cosa faranno, perciò ho deciso di andare.
— Andrò anch’io — annuncia Cameron. Io annuisco, e così fanno anche gli altri. Linda pare molto infelice, ma dopo tutto lei ha sempre un’aria infelice.
— Guarda… ehm… Pete… — La voce di Crenshaw trasudava affabilità ipocrita, e Aldrin notò che gli riusciva difficile ricordare il suo nome. — Tu credi, lo so bene, che io sia un bastardo dal cuore di pietra, ma il fatto è che la compagnia finanziariamente non è in buone acque. La produzione aerospaziale è necessaria, però sta divorando profitti in un modo che non crederesti.
"Ah, non lo crederei?" pensò Aldrin. A parer suo quella era stata una stupidaggine: i vantaggi che si ricavavano dagli impianti a bassa gravità e a gravità zero erano peggio che annullati dalle spese e dagli inconvenienti che comportavano. Ci si poteva arricchire benissimo giù sulla Terra, e lui non avrebbe mai votato per l’impegno aerospaziale se gli avessero concesso il diritto di voto.
— I tuoi ragazzi sono fossili, Pete, renditene conto. Gli autistici più vecchi di loro erano da buttar via al novanta per cento. E non mi citare quella donna, come si chiamava, quella che disegnava mattatoi o che altro…
— La Grandin — mormorò Aldrin, ma Crenshaw non sentì.
— Una su un milione, e io nutro il massimo rispetto per chi sa innalzarsi al di sopra delle proprie menomazioni come fece lei. Quella donna però rimane un’eccezione. La maggior parte di quegli altri poveri bastardi erano esseri inutili. Non per colpa loro, lo ammetto… ma insomma non erano buoni a nulla, né per sé né per gli altri, a dispetto di quanto si spendeva per curarli. E se i dannati psicologi avessero mantenuto il loro monopolio della categoria, i tuoi ragazzi si sarebbero trovati nelle stesse condizioni di quei poveracci. La loro fortuna è stata che a un certo punto hanno cominciato a curarli i neurologi e i behavioristi. Comunque, diciamolo chiaro e tondo: non sono normali.
Aldrin non disse nulla: tanto Crenshaw non lo avrebbe ascoltato. Crenshaw prese il suo silenzio per approvazione e continuò a vele spiegate.
— Infine si sono resi conto di dove stava precisamente il danno e hanno cominciato a metterci rimedio nella prima infanzia… ecco perché i tuoi ragazzi sono fossili, Pete. Sono naufraghi fra il triste passato e il brillante futuro. Non stanno né di qua né di là. Non è giusto.
Nella vita ben poche cose erano giuste, e Aldrin non credeva che Crenshaw fosse abilitato a parlare di giustizia.
— Adesso dirai che loro possiedono certi talenti unici e meritano tutti i costosi accessori che garantiamo loro perché producano. Potevi aver ragione cinque anni fa, Pete, forse anche due anni fa, ma adesso le macchine sono arrivate a prestazioni straordinarie, come succede sempre. — Alzò un opuscolo. — Scommetto che non ti tieni al corrente della letteratura sull’intelligenza artificiale, vero?
Aldrin prese l’opuscolo senza guardarlo. — Le macchine non sono mai state capaci di fare quel che fanno loro — disse.
— C’è stato un tempo in cui le macchine non potevano addizionare due più due — ribatté Crenshaw. — Adesso però tu non assumeresti qualcuno solo per addizionare colonne di cifre con carta e matita, no?
Solo durante un’interruzione della corrente elettrica: le imprese minori trovavano profittevole assumere come contabili persone che all’occorrenza potessero fare addizioni con carta e matita. Ma era inutile menzionare questo fatto.
— Davvero adesso le macchine potrebbero sostituirli? — chiese Aldrin.
— Facilissimamente — affermò Crenshaw. — Be’… non proprio tanto facilmente ora come ora. Ci sarà bisogno di nuovi computer e di un software estremamente sofisticato… ma poi per farli funzionare basterà l’elettricità. Non ci vorranno più tutti quegli stupidi extra di cui i tuoi ragazzi godono.
L’elettricità però bisognava pagarla in continuazione, mentre gli extra per i "suoi ragazzi" erano stati ammortizzati da molto tempo: un’altra cosa di cui Crenshaw non voleva sentir parlare.
— Supponiamo che tutti loro si sottoponessero al trattamento e questo avesse successo… verrebbero comunque sostituiti da macchine?
— Un problema alla volta, Pete, un problema alla volta. Ciò che io voglio è quel che è bene per la compagnia. Se i tuoi ragazzi potranno fare il lavoro come le macchine e costare meno di esse, allora non intendo certo licenziare nessuno. Tieni presente però che noi dobbiamo tagliare le spese… è assolutamente necessario. In questo mercato, l’unico modo di procurarsi investimenti è mostrare la massima efficienza. E quella palestra privata e quegli uffici individuali… nessun azionista li chiamerebbe segni di efficienza.
Parecchi azionisti non consideravano segni di efficienza nemmeno i privilegi di cui godevano i grandi capi, e Aldrin lo sapeva benissimo. Ma non lo disse.