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Kaufman St John lo precedette verso la parte anteriore dell’aereo, fornita di poltrone, come la prima classe degli aerei di linea. Seduto in una di queste, fingendo di leggere una rivista, c’era il professore di geostrofica di Cambridge.

«Oh, finalmente ti hanno lasciato uscire! Sono contento. Se fossi in te, racconterei loro ciò che vogliono sapere. Non ha senso fare tante storie. Dopo tutto, personalmente non ci rimetterai nulla», disse Boulton.

Ciò indusse Kaufman St John a sorridere di nuovo per dire poi: «Lei si domanderà indubbiamente, professor Newton, come Boulton e io ci siamo conosciuti. Un paio di anni fa ci siamo incontrati nel tentativo di accaparrarci il mercato mondiale del pepe; l’impresa è stata sventata, purtroppo, dalla CIA. Ma non prima che il povero Boulton ci rimettesse anche la camicia».

«Sospettavo una cosa del genere», rispose Isaac Newton.

«Il suo acume commerciale, professor Newton, torna a suo credito. Abbiamo avuto delle perdite, perdite che ora verranno risarcite, e l’idea mi riempie di gioia. Verranno risarcite con notevoli interessi. Quest’idea mi diverte ancora di più.»

«Da chi verranno risarcite?»

«Dagli americani. Sono sempre gli americani, non è così?»

«Non saprei. E’ veramente così?»

«Vogliono il cifrario per comunicare con la cometa di Halley, capisci?» intervenne Boulton. «Tu non devi far altro che metterlo per iscritto e spiegarlo affinché gli americani sappiano come utilizzarlo per stabilire un contatto con la cometa.»

«E gli americani sono disposti a pagare?» chiese Isaac Newton.

«Naturalmente», rispose Kaufman St John in tono asciutto. «Pagheranno.»

«Molto?»

«Molto.»

«Abbastanza per accaparrarvi il mercato mondiale del pepe? Si trattava del mercato del pepe, no?»

«Non perdiamo tempo con cose che per il momento non hanno importanza, professor Newton.»

«Sono curioso, signor St John. Curioso di sapere come vengono combinati questi pagamenti. Con quale valuta? E dove? O lo fa in previsione di compensi futuri, un’attività che piace tanto a Boulton, sembra?»

«Ho detto di mettere da parte le cose prive di importanza, professor Newton.»

«Ritiene che sarebbe di scarsa importanza per me, chiedere che cosa accadrà quando avrò consegnato il cifrario?»

«La sbarcheremo all’aeroporto di Stoccolma.»

«Ciò che mi preoccupa un tantino è la possibilità che l’aereo vada al di là di Stoccolma», insisté Isaac Newton. «Nel qual caso ci ritroveremmo in un territorio molto meno amico dal mio punto di vista. A dir la verità pensavo che avremmo dovuto già raggiungere Stoccolma.»

«Le sue obiezioni sono del tutto irrilevanti, professor Newton. E’ come se lei tentasse, per qualche futile motivo, di guadagnare tempo. Ma per placare la sua curiosità le dirò che ora siamo vicinissimi al Polo Nord, ben lontani dalle normali rotte commerciali. Adesso ci metteremo a volare intorno al Polo finché non avremo concluso il nostro affare.»

«E se mi rifiutassi di concluderlo?»

«Ma non puoi rifiutare, Newton! Non puoi! Non ti rendi conto che l’aereo è una camera di tortura volante?» gemette Boulton, estremamente nervoso.

A questo punto, Isaac Newton si rese conto che la parte posteriore dell’aereo era celata da una tenda. Mentre alzava gli occhi per guardarla, questa si scostò e nell’apertura apparve un uomo con il volto cereo, i capelli bianchi e lisci lunghi fin quasi alle spalle, vestito tutto di bianco come un chirurgo.

«E’ una questione di aritmetica», disse Kaufman St John. «Nessuno rifiuta dopo la settima iniezione. Già alla quinta iniezione il cervello non funziona più tanto bene. Con la decima arriva la morte. Tocca a lei decidere, professor Newton.»

Isaac Newton sapeva di dover rifiutare, ma non sapeva ancora perché. Perché doveva scegliere la via più difficile quando in fin dei conti il fatto di mettere per iscritto il cifrario non avrebbe avuto importanza? Se le cose stavano così, perché non doveva dare immediatamente il cifrario a questi gaglioffi? Eppure, aveva chiaro nella mente che non era ancora il momento di farlo. Prima di arrivare a tanto bisognava seguire la via più difficile, così avevano fatto altri in millenni di storia e tra questi altri Scrooge, l’umile assistente di magazzino del laboratorio.

Bolbocian lo sollevò dal sedile come si fosse trattato di un bambino e lo trasferì dall’ambiente lussuoso della parte anteriore dell’aereo in un mondo ben diverso che si trovava al di là della tenda, un mondo di luci abbaglianti, arredato con gli strumenti di una sala operatoria.

Kaufman St John stava gridando alle sue spalle: «Solo l’iniezione, per questa volta».

Con una velocità che dimostrava come si trattasse di un’operazione abituale, Isaac Newton venne fatto sdraiare e immobilizzato su uno stretto lettino. Poi gli venne tolta la giacca e gli fu arrotolata la manica della camicia. Provò una sensazione di gelo sul braccio.

«Così non sentirà l’ago», disse l’uomo dal volto cereo, vestito di bianco, con voce melliflua.

L’ago lo punse mentre l’uomo dal volto cereo continuava a dire con la stessa voce suadente, ma anche agghiacciante: «Solo un po’ di pressione, un po’ di pressione».

Le cinghie che trattenevano le braccia e le gambe di Isaac Newton dovevano essersi sciolte automaticamente perché le sentì allentarsi proprio nell’istante in cui una gabbia d’acciaio alta circa sessanta centimetri veniva calata dall’alto sopra il lettino.

Le convulsioni arrivarono circa trenta secondi più tardi. I muscoli cominciarono a contrarsi in tutto il corpo — i muscoli delle gambe, dell’addome e della schiena, del torace e del collo — costringendolo a urlare, a rantolare, a singhiozzare senza tregua. Il dolore insopportabile diminuiva in un determinato punto per ripresentarsi altrove. Gli sembrava che qualcuno lo stesse strangolando, che ai polmoni non arrivasse abbastanza aria. I ripetuti spasmi si traducevano in una perdita dei sensi, ma l’intensità del dolore lo riportava allo stato di coscienza. Alla fine, dopo un ultimo periodo di incoscienza, Isaac Newton si riprese.

Si ritrovò seduto sulla poltrona nello scomparto anteriore dell’aereo. Quando aprì gli occhi, udì una voce: «Gli concederemo solo pochi momenti per riprendersi. Fagli sentire la registrazione e continua a ripeterla».

A tratti Isaac Newton riuscì a riconoscere, seppure a malapena, la voce urlante diffusa dagli altoparlanti ai due lati dell’aereo come la propria, ma per lo più i suoni emessi dagli altoparlanti erano le parole irriconoscibili e i sussulti di una creatura «in extremis», privi di qualsiasi discernibile qualità umana. Quando si riprese a sufficienza per rendersi conto che aveva la camicia fradicia incollata alla schiena, vide che l’uomo dal volto cereo, parzialmente nascosto dalla tenda, stava pettinandosi i lunghi capelli lisci. Nella direzione opposta, cioè nella parte anteriore dello scomparto principale, c’era una porta ben chiusa che doveva portare alla cabina di pilotaggio. Da chi era composto l’equipaggio? Forse da normali avieri che seguivano il prescritto piano di volo senza preoccuparsi tanto di ciò che stava succedendo alle loro spalle? Quale che fosse la risposta alla sua domanda, Isaac Newton improvvisamente si convinse che la salvezza gli sarebbe arrivata in qualche modo dalla porta che dava accesso alla cabina di pilotaggio. Tuttavia non riuscì a trovare una spiegazione razionale per questa sua convinzione.

La faccia di Boulton era bianca come quella dell’orribile gaglioffo dal volto cereo dietro la tenda.