«No, Dio buono! La Svezia è un paese neutrale.»
«O ai russi?»
«Ciò che sta dicendo è ridicolo, professor Newton.»
«A che cosa vi servirebbe, allora?»
«La gloria, professor Newton. Sarebbe un passaporto per arrivare alla gloria.»
«Un concetto piuttosto insolito, colonnello Eriksson.»
«Perché, professor Newton? Non riesco a immaginare qualcosa di più importante. Forse perché lei discende da una razza bastarda per cui non capisce il nostro popolo, gli svedesi.»
«Pare di no.»
Eriksson depose la tazza e poi, con gli occhi azzurri scintillanti, si avvicinò alla finestra e si girò per dire: «Io sono una specie di studioso della storia e preistoria. Diecimila anni fa, quelli che oggi chiamiamo popoli germanici dovevano essere un gruppo piuttosto ristretto con una lingua che li distingueva dagli altri popoli. Vivevano in condizioni penose, al limite della sopravvivenza, vicinissimi alle propaggini dei ghiacciai nordici superstiti dell’ultima glaciazione. Quando la glaciazione ebbe termine e i ghiacciai si ritirarono, questo gruppo etnico subì un’espansione dovuta alle più facili condizioni di vita, occupando territori sempre più estesi. Sono stato chiaro, professor Newton?»
«Perfettamente chiaro.»
«Mi avverta quando il discorso diventerà noioso, per favore. Beh, la tribù germanica si è estesa come si sono estese le altre tribù dell’era glaciale. La consistenza numerica crebbe e la lingua si frantumò in tante lingue diverse. Gli elementi più deboli, non stanziali, vennero spinti verso le montagne della Norvegia o a sud, nelle pianure tedesche. Accadde così che gli individui più robusti rimasero al centro e verso il nord, in quella che era stata la loro dimora per molte migliaia di anni. Questo è ciò che capitò agli svedesi.
«Questa piccola esposizione, professor Newton, spiega perché noi svedesi ci consideriamo ancora gli aristocratici dei popoli germanici, nonostante una strana inversione. L’inversione si verificò perché gli elementi che si erano spostati verso sud ebbero la fortuna di trovare terre più ampie e più fertili per cui il loro incremento demografico fu di gran lunga superiore al nostro, gli individui rimasti nella terra originaria. Così è stato con voialtri inglesi e con la vostra fondazione delle colonie americane. Tanto per cominciare, furono i più deboli, quelli senza una dimora, i ribelli, che emigrarono. Ma poiché il Nordamerica era un continente per natura grande e ricco, il numero degli emigranti aumentò, finché ai giorni nostri siamo arrivati al punto in cui coloro che non hanno avuto successo menano per il naso chi lo ha avuto.»
«Un modo di pensare che difficilmente si potrebbe definire populista, colonnello Eriksson. Sono sorpreso che non si preoccupi minimamente del microfono in questa stanza», riuscì a interloquire Isaac Newton.
«Ah, il microfono. Lo ha trovato?»
«No.»
Eriksson si avvicinò al letto dicendo: «Mi scusi».
Dopo aver rovistato per un po’ vicino alla base del letto, tornò da Isaac Newton con un microfono e una trasmittente a batteria portatile, di dimensioni molto ridotte.
«Lei l’ha cercato nella stanza perché la stanza è qualcosa di permanente, mentre il letto, naturalmente, si trova qui solo per caso. Comunque è stato un errore piuttosto elementare», disse Eriksson in tono di disapprovazione. Poi andò alla porta e disse qualcosa in svedese.
Qualche istante più tardi, comparve la stessa ragazza dai capelli scuri con una bottiglia di grappa e due bicchieri. Eriksson versò il liquore nei bicchieri, ma Isaac Newton alzò la mano e disse in tono deciso: «Non per me. Non mangio da ieri. Inoltre non ho il suo aristocratico fisico svedese».
«Già, naturalmente», annuì Eriksson avvicinandosi di nuovo alla porta. Di ritorno quasi subito prese in mano il suo bicchiere.
«Sono proprio uno sbadato. Tra poco le porteranno da mangiare come si deve. Tè!» soggiunse con una smorfia, per esclamare poi: ««Skol!»» e tracannare il liquore nel modo tipico degli svedesi. Restò ad aspettare mentre la grappa faceva il suo effetto. La ragazza entrò di nuovo reggendo un altro vassoio sul quale c’era un piatto che sprigionava un profumo di spezzatino. Isaac Newton rifletté che nessun profumo è più delizioso di quello dello spezzatino quando si ha veramente fame, ma Eriksson si ritrasse di colpo con una smorfia di disgusto.
«Terribile. Le chiedo scusa per la nostra cucina, professor Newton. Naturalmente troverà un po’ strano il mio punto di vista. Per un inglese come lei dev’essere quasi impossibile comprendere il mio punto di vista.»
Eriksson attese che la ragazza se ne andasse per versarsi altra grappa nel bicchiere.
«La ragazza è calvinista, sa, per cui devo stare un po’ attento. Lei mi perdonerà, spero, ma ora devo parlare con lei di cose sulle quali non potrei discutere se non avessi bevuto.»
«Quali cose?» chiese Isaac Newton mangiando un boccone di spezzatino che continuava a trovare squisito.
Invece di bere la grappa, Eriksson fissò Isaac Newton al di sopra del tavolino. Gli occhi azzurri avevano un’espressione molto intensa.
«Non esiste il modo di ridurre in cenere otto uomini, lasciando il nono indenne se non per scelta deliberata, professor Newton. Proprio nessun modo. Non esiste alcun modo per far atterrare felicemente un aereo privo di pilota senza un intervento deliberato e intelligente. Proprio nessun modo. Non mi contraddica, professor Newton. Perché posso diventare violento quando mi contraddicono. Lo sanno tutti. Ed è per questo che la ragazza mi disapprova.»
«Non la stavo contraddicendo, colonnello Eriksson», disse Isaac Newton in tono affabile, addentando un altro boccone di spezzatino.
Eriksson annuì per manifestare la sua approvazione. «Dal che deduco», proclamò poi, alzando la mano con un gesto teatrale, «che non viviamo più in un mondo diviso dal confronto tra due superpotenze ma in un mondo con tre superpotenze.»
«Sempre nell’intento di evitare che diventi violento, continuo a non contraddirla», disse Newton, assaporando un altro boccone.
Eriksson fissò a lungo lo spezzatino, e chiese: «Non lo trova schifoso?»
«Per niente. Ha un sapore delizioso. Stava parlandomi delle sue deduzioni.»
«Sono arrivato alla conclusione che per la Svezia può essere arrivato il momento di rinunciare alla propria neutralità.»
«Come mai?»
«Perché mi sembra estremamente probabile, professor Newton, che le due superpotenze prenderanno una formidabile scarica di botte, venendo a trovarsi all’estremità del «knut», come dicono i russi.»
«Non posso discutere la sua logica, colonnello», annuì Isaac Newton. Aveva ancora la bocca piena.
«Certo che non può, professor Newton, perché quello che sto dicendo è vero. E le dirò anche qualcosa di più, a proposito della verità.» Eriksson s’interruppe per un attimo, per continuare poi con una frase enigmatica: «Secondo me, lei dev’essere un personaggio molto importante».
«Per quale motivo?»
«Perché questa terza superpotenza doveva sapere che lei si trovava su quell’aereo. Come ha fatto la terza superpotenza a sapere che lei si trovava sull’aereo?»
«Vorrei conoscere quanto lei la risposta a questa domanda.»
«Perché lei sta emettendo un segnale. Un qualche «bip». Non c’è altro modo. In che consiste questo segnale, professor Newton?»
«Vuol servirsene pure lei?»
«Lei non ha risposto alla mia domanda.»
«Sinceramente, vorrei poterle rispondere, ma non posso.»
«No? Mi permetta allora di darle qualche consiglio. Tre consigli. Il mio primo consiglio è una questione di forma. Mai più lasciarsi rapire nel bel mezzo di un aeroporto affollato. E’ stato di pessimo gusto. Una cosa inammissibile in una persona di classe. Secondo: quando cerca il microfono, guardi sempre nel letto. Terzo: non abbandonare carte di vitale importanza scendendo da un aereo.»