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«Non ne sono tanto sicura», ribatté Frances Haroldsen.

«Perché non ne è tanto sicura?»

«Perché ho la sensazione che in tutto questo c’entri la cometa.»

«Come sarebbe possibile, Frances Margaret?» intervenne Kurt Waldheim, spezzando un lungo silenzio durante il quale aveva pensato alla moglie Rosie a Ginevra.

«Stavo pensando ai tuoi agenti attivi.»

«Quali agenti attivi?» chiese Isaac Newton.

Kurt Waldheim scosse imbarazzato la testa e tentò di evitare la domanda.

«Era solo una riflessione.»

«La riflessione riguardava il fatto che la cometa di Halley è in grado di creare agenti attivi», cominciò Frances Margaret, «capaci di fare tante cose davvero notevoli. Altrimenti non potremmo capire che cos’è successo nell’aereo che ti ha sbarcato a Stoccolma. Non potrebbe essere una cosa del genere? Apparizioni nell’aria?»

«Se non succede nulla entro un’ora, deve trattarsi di qualcosa del genere», convenne Isaac Newton.

Così attesero, un minuto dopo l’altro, finché a un certo punto non furono raggiunti dal Primo Ministro con altre notizie deprimenti.

«Sono stati lanciati i Pershing 2. Ho provato a parlare con Washington e Mosca. Sembra che le linee non siano interrotte per cui ho continuato a tentare. Ma non riesco ad avere una risposta ragionevole. Né dall’Est né dall’Occidente. Abbiamo bloccato i Cruise, ma non credo che servirà a qualcosa.»

«Ha fatto quello che ha potuto», annuì il Cancelliere. «C’è tuttavia una supposizione che offre una certa speranza.»

«Quale?»

«Che possa trattarsi di un giochetto della cometa per farci prendere lucciole per lanterne.»

«Voglia il Cielo che sia così!»

Il rettore si fece avanti strascicando i piedi.

«Volete saperne una? Io voglio credere che sia la cometa. Con questo non faccio del male a nessuno, no?»

«Immagino di no», convenne il Primo Ministro.

«In tal caso ho intenzione di festeggiare l’avvenimento. Possiedo qualche bottiglia di ottimo champagne.»

«Non sarei capace di bere.»

«Non la capisco, Primo Ministro. Se dobbiamo saltare in aria tutti, non vedo perché non dovremmo raggiungere l’aldilà con bicchieri di champagne in mano», brontolò il rettore uscendo dalla tana.

«Che cosa dice il Foreign Office?» chiese il Cancelliere.

«Dicono di non aver scoperto alcun cambiamento per quanto riguarda Mosca. C’era il blocco di tutte le notizie prima, e il blocco c’è anche adesso.»

«Non è una risposta che dica molto.»

«Volete saperne una?» continuò il Primo Ministro. «Circa una settimana fa ho ricevuto la visita di un divertente ometto del Foreign Office. Una specie di dissidente in quel ministero. Mi ha raccontato una storia abbastanza ridicola riguardo al motivo che ha determinato il blocco di tutte le notizie. Mi ha detto che il Politburo non è in grado di funzionare.»

«Come sarebbe a dire?» chiese Isaac Newton, improvvisamente interessato.

«Non è in grado di funzionare perché colpito da una nuova malattia che a Mosca chiamano prurito folle.»

«E’ importante questa notizia, Isaac?» esclamò Kurt Waldheim con aria sorpresa, notando l’espressione del viso di Isaac Newton.

«Quanto avrei voluto saperlo prima.»

«Perché?» chiese il Primo Ministro.

«Perché rende comprensibili alcuni messaggi cifrati, ricevuti di recente.»

«Dalla cometa di Halley?»

«Sì.»

«Potrebbe spiegarcelo in parole povere?»

«’Meglio di tutto è l’acqua’», brontolò, in greco, Sir Harry, aprendo un occhio che fissò la comitiva.

«E che cosa significherebbe questa sua citazione greca, Sir Harry?»

«Significa che l’acqua è meglio di tutto, Primo Ministro.»

«Anche se le cose stanno così, andrò ad aiutare il rettore con lo champagne.»

«In parole povere, Primo Ministro, ora sono quasi certo che abbiamo assistito a un trucco.»

«I missili, i Cruise e i Pershing, non erano un trucco. Erano autentici. E sono stati effettivamente lanciati.»

«In tal caso sembra che siano scomparsi», concluse Isaac Newton.

63

Isaac Newton ascoltava. Era sbalordito.

«Pensavamo», disse il Cancelliere, «che per lei sarebbe meglio ritrasferirsi a Cambridge.»

La riunione nell’ufficio di Isaac Newton al CERC a Swindon era stata convocata all’improvviso dal Cancelliere il quale era appena arrivato da Londra in macchina.

«Come mai questo improvviso ripensamento?» chiese Isaac Newton. «Non sono affatto sicuro che la poltrona del Cavendish sia ancora disposta ad accogliermi.»

«Lo è. Il Primo Ministro è stato in contatto. Ed ecco il motivo: finché ci trovavamo in una fase statica, voglio dire occupandoci soprattutto della costruzione dei telescopi, era ragionevole che lei stesse qui dove poteva influenzare maggiormente il programma di costruzione. Ma ora…»

«Ma ora…?» ripeté Isaac Newton in tono ironico.

«Ora, la cometa è diventata attiva, come possono vedere tutti, e la situazione è cambiata. Il programma di costruzione si è trasformato in un programma a lunga scadenza ed è diventato perciò un tantino controverso. Le cose veramente importanti sono ora il problema delle comunicazioni, il cifrario e così via. E naturalmente è meglio che le comunicazioni cifrate partano da Cambridge. Non ha detto l’altro giorno che le era sfuggito qualcosa?»

«Una cosa in realtà abbastanza importante, immagino.»

«Non vorrà per caso mettersi a litigare?»

«No. Ammesso che questo sia l’ultimo voltafaccia», rispose Isaac Newton. «E’ strano come mi capiti tutte le volte di odiare l’inizio di un lavoro», proseguì. «Poi imparo a conoscere la gente e rimpiango di doverla lasciare.»

«A me è successo sempre quando ho dovuto cambiare ministero. Ma ora voglio parlarle di una questione che più urgente di così non potrebbe essere», continuò il Cancelliere con una voce che esprimeva ansia.

«Sembra che stiamo passando da una crisi all’altra. Di che cosa si tratta questa volta?»

«Siamo nelle peste, Newton. Riesce a immaginare la reazione del Pentagono? Con il loro dispositivo di difesa e le loro idee su quello che viene chiamato, penso, ’lancio sotto attacco’ andati a carte quarantotto?»

«Non posso dire di essere molto sorpreso», replicò Isaac Newton senza provare l’emozione manifestata dal Cancelliere. «Ecco, vede, l’esperienza insegna che i sistemi, quando diventano troppo complessi, finiscono quasi sempre in questa maniera. Specialmente quando un sistema troppo complesso deve entrare in azione in una situazione che non permette di ritornare sui passi fatti.»

«Non sto discutendo gli aspetti tecnici», proseguì il Cancelliere, scuotendo la testa. «Dico solo che era una situazione pressappoco ideale per mettere in imbarazzo tutti a Washington. E dico anche che, essendo la natura umana quella che è, le persone messe in imbarazzo, quando occupano alte cariche, si mettono a cercare inevitabilmente capri espiatori.»

«Posso ammettere senza difficoltà che quanto lei dice è vero», annuì Isaac Newton con molta calma.

«E lei può ammettere anche, immagino, che la cometa di Halley è il capro espiatorio designato?»

«Non sarebbe un po’ come incolpar la luna?»

«Solo che nel caso della cometa di Halley non è difficile trovare un surrogato del capro espiatorio.»

«Dio buono! Che cos’«è» un surrogato di capro espiatorio? Un capro espiatorio al posto di un capro espiatorio?» chiese Isaac Newton, incominciando a manifestare interesse.