«Newton le vorrebbe rivolgere un paio di domande sulla tastiera dell’organo», spiegò il rettore ritornando con il caffè.
«Immagino che la polizia l’abbia esaminata?» chiese Isaac Newton.
«Si sono arrampicati dappertutto, spargendo ovunque la polverina bianca, maledizione!»
«Cercavano impronte digitali?»
«Sembra di sì. Benché non riesca a immaginare a che cosa potesse servire, con tutta la gente che suona quell’organo.»
«Lei stesso lo ha suonato? Voglio dire, da quando è entrata la polizia?»
«Sì, ma quando aveva finito.»
«Ha notato qualcosa di strano nella tastiera? Qualcosa di attaccaticcio, per esempio?»
«E’ difficile dirlo, perché abbiamo dovuto pulire tutto dopo che la polizia aveva finito.»
«Avete tolto la polverina bianca?»
«Sì.»
«Era molto aderente in alcuni punti?»
«In un punto, sì. Ne sono certo. Ho pulito meglio che ho potuto, ma anche dopo ho dovuto chiamare uno del coro per ricominciare da capo.»
«Ricorda che tasto era? Voglio dire, se lei dovesse schiacciarlo, con l’organo acceso, quale sarebbe il risultato?»
«Il risultato sarebbe, ammesso che i registri si trovassero nella stessa posizione che avevano quando è stato scoperto il corpo, una sottile nota lamentosa. Ho notato questo fatto e mi sono meravigliato. Così ho voluto controllare con Kent, il portiere notturno. Mi ha confermato che era lo stesso suono. A momenti sveniva quando gli ho chiesto di venire lì ad ascoltare, poveraccio.»
«Lo ha detto alla polizia?»
«No, non me lo hanno chiesto. Comunque, mi sono meravigliato.»
«Perché?»
«Mi sono chiesto se il tasto non fosse stato incastrato in qualche maniera, ma non ho trovato alcun segno o punto danneggiato. Così non ci ho pensato più. Beh, devo andarmene. Grazie per il caffè, rettore.»
Quando Baker se ne fu andato, il rettore inarcò le sopracciglia e chiese: «Ha notato?»
«Che cosa?»
«Beh, è chiaro, no? Per riconoscere Baker bisogna guardarlo di profilo. Lo sta coltivando per assomigliare a Brahms.»
Il rettore si diresse con passo strascicato verso un tavolo e ritornò da Isaac Newton, portando con sé una cartella contenente ritagli di giornali e un grafico.
«Ho registrato man mano i numeri delle righe sul caso Howarth comparse nella stampa. Come vede, stanno aumentando a ritmo vertiginoso. Tutto è cominciato con venti righe nel «Cambridge Evening News» il giorno in cui è accaduto il fattaccio. Il giorno dopo, ottantanove righe, sempre sul «News». Poi, però, la notizia è stata ripresa dalla stampa nazionale e così siamo arrivati a trecentoquarantadue righe e poi a novecentosettantasette righe, che è la cifra di stamattina. Può immaginare dove arriveremo il giorno in cui ci sarà l’inchiesta del Coroner. Reporter provenienti da Londra si vedono già in giro intorno al Trinity College e alla cappella. Ho ordinato ai portieri di tenerli d’occhio. Come vanno le cose al Cavendish?»
«Francamente non ho notato nulla. Immagino che i cronisti siano venuti anche là per parlare con i colleghi di Howarth. Ma il laboratorio non è così pittoresco né fotogenico come il Trinity College.»
«E’ un grosso guaio, questo», annuì il rettore. «La radice del male, come si potrebbe dire. La nostra croce, la nostra pietra al collo. Tanto per cambiare la metafora: il College è un bersaglio immobile per qualsiasi cecchino, e temo che ce ne siano molti. Il che mi fa ritornare in mente una questione delicata. Il decano mi dice che nella faccenda è coinvolta una certa signorina. Non una giovane donna qualsiasi, Brutte Notizie, ma una signorina tutta speciale chiamata Frances Haroldsen. E’ preceduta dalla sua fama, vede.»
«Mi dispiace di essere stato un motivo d’imbarazzo…» cominciò Isaac Newton.
««Ma non lo è stato affatto», mio caro Brutte Notizie! Ciò che mi stava frullando nel cervello era il fatto che lei potrebbe «mettere in rilievo» all’inchiesta i suoi rapporti con la signorina. Lei sarà chiamato naturalmente come testimone. Potrei convincerla a sottolineare il fatto che lei è stato scoperto a letto con la signorina nella vecchia foresteria? Chiedo scusa se sono un po’ grossolano, ma in fondo si tratta di una faccenda abbastanza grave.»
«Per quale motivo, rettore?» chiese Isaac Newton mentre tentava di capire la logica del suggerimento.
«Siamo alle prese con una commedia destinata a sfondare, come dicono gli americani. Perché questo episodio — mi piacerebbe metterlo in scena e con il suo permesso forse lo farò — della polizia che piomba brutalmente addosso al titolare della cattedra del Cavendish appena entrato in carica, il quale ignora con baldanza tutte le tradizioni più rispettate seguendo quanto ha detto il grande Shakespeare per cui ’membra giovani e lascivia non si posson separare’, è una storia già pronta per i giornali popolari della domenica nonché, con un linguaggio più raffinato, ma sempre sostenuto, per i voluminosi numeri domenicali della stampa seriosa. In parole povere: mi appello al suo buon senso, Newton, anche se non mi metto proprio in ginocchio, perché allontani una volta per sempre questa nube oscura degli scandali spionistici che affliggono il suo College, la sua «Alma Mater», che l’ha nutrito negli anni del bisogno. Mi sono spiegato o devo ripetere l’invocazione?»
«Ma bisogna tenere conto anche dell’opinione della signorina, rettore. Del suo buon nome.»
«La signorina gode fama di essere un osso assai duro, come si usa dire. Ecco un giudizio molto espressivo. La diceria che si è diffusa recentemente a Cambridge su un certo dottor Goatman, presunto borsista del King’s College, è stata attribuita in partenza a lei, credo.»
«Lei mi mette in un conflitto di coscienza, rettore. A proposito: chi è questo dottor Goatman?»
«Lo hanno descritto in vari modi», rispose il rettore con voce sonora, «come un anziano bibliofilo, come un satiro di fama internazionale e come praticamente inesistente.»
«Una possibilità di scelte piuttosto ampia.»
«Effettivamente. Sta di fatto che questa storia di Goatman è un’altra di quelle cose che intendo mettere in scena, ammesso che abbia mai il tempo di farlo. Ma torniamo alla sua storia…»
«Pensavo che si sarebbe risaputa comunque, con tutti quei giornalisti in giro…»
«Ah, ma lei può aggiungere un pizzico di pepe alla faccenda, per cui i rappresentanti della pubblica opinione d’ora in poi vedranno nel Trinity College piuttosto un’istituzione impostata su criteri che corrispondono al Don Giovanni di Mozart che non una filiale del sinistro K.G.B. con i suoi truci sgherri.»
«Lei ha indubbiamente delle solide ragioni, rettore. Ma un senso di elementare giustizia vuole che la signorina venga compensata in qualche modo. Qualsiasi persona ragionevole lo penserebbe.»
«Compenso?»
«Stavo pensando a un suo avanzamento a professore di ruolo del College.»
«Capisco», rispose il rettore congiungendo lentamente le punte delle dita. «Un’assunzione in piena regola, per così dire.»
Poi, dopo aver riflettuto per un po’, soggiunse:
«E’ una faccenda che va manovrata con una certa delicatezza. Quando alcuni dei Fellows anziani saranno assenti, o perché in cura da qualche parte o, disgraziatamente, all’ospedale. Ma con un debito lavoro di preparazione da parte dei miei collaboratori non vedo motivo perché l’elezione non dovrebbe avere esito favorevole. A patto, naturalmente, che lo scandalo faccia saltare per aria le redazioni della Fleet Street».
19
IL MISTERO DEL TASTO DELL’ORGANO:
OMICIDIO O SUICIDIO?
Con titoloni come questo sui giornali del sabato e della domenica era inevitabile che la corte del Coroner fosse affollatissima durante l’inchiesta, tenuta, come l’ispettore Grant aveva previsto, il mercoledì, otto giorni dopo la morte di Mike Howarth. I cronisti non avevano avuto difficoltà ad apprendere le curiose circostanze verificatesi dopo la scoperta del corpo di Howarth. E poiché Isaac Newton non aveva preso alcuna misura per impedire ai giornalisti di parlare con i colleghi di Howarth al laboratorio, la stampa riportò anche notizie non particolareggiate sul suo lavoro di ricerca e sul fatto che il suo contratto era stato revocato dal CERC. Anche affidata alle mani del giornalista meno esperto e fantasioso, una storia simile non poteva non richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica. E i giornalisti impegnati nei reportage non erano, naturalmente, i membri meno fantasiosi della professione.