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Il sergente Atkinson esitò per un lungo momento, alzando e abbassando lo sguardo come se fosse preda di un grave imbarazzo.

«Non proprio tutti, signore», fini per rispondere. «C’era anche una signorina.»

Tutti, all’infuori di Isaac Newton e del rettore del Trinity, reagirono a questa notizia in due soli modi: coloro che stavano scrivendo alzarono immediatamente lo sguardo; e coloro che non stavano scrivendo si fecero di colpo molto attenti. Benché ognuno facesse solo un rumore quasi impercettibile, la somma dei rumori ebbe l’effetto di generare una specie di piccolo boato, che poté essere udito nell’aula.

«Non ci è voluto molto perché la storia venisse fuori. Come pensavo io», bisbigliò il rettore del Trinity. Ci erano voluti un’ora e cinque minuti, rifletté Isaac Newton guardando l’orologio alla parete.

«Potrebbe dirmi il nome della signorina? Per completare il mio elenco», chiese il Coroner.

«Non l’ho preso, signore», rispose il sergente Atkinson, rivelando la causa del suo imbarazzo. «Vede, è uscita improvvisamente dalla stanza da letto proprio mentre stavamo per ritornare dall’alloggio del professor Newton alla cappella.»

«Centro al primo colpo», bisbigliò di nuovo il rettore.

Gli occhi di Isaac Newton incontrarono quelli di Featherstone. Questi alzò lievemente le spalle e Isaac Newton rispose inarcando le sopracciglia. Bisognava fingere la massima indifferenza. Così si rimane padroni della situazione, gli aveva assicurato la giovane donna ora in ballo.

Inghiottito questo bocconcino, la corte rivolse la propria attenzione alle prove medico-legali. Il medico che aveva esaminato per primo il cadavere spiegò che era trascorsa circa mezz’ora dal momento in cui aveva ricevuto la telefonata del decano al suo arrivo alla cappella. Aveva trovato l’uomo morto, bocconi sulla tastiera dell’organo. Non c’era alcun segno visibile che indicasse la causa del decesso, da quanto aveva potuto constatare data la scarsa luminosità dell’ambiente e le altre circostanze in atto. Era stata scattata un’istantanea alla luce del flash. Poi, poco prima che facesse giorno, il corpo era stato rimosso su insistente richiesta del decano per essere sottoposto all’esame necroscopico.

Il sergente Atkinson era rimasto sul posto per occuparsi degli altri aspetti della situazione, soprattutto dell’esame dell’organo, perché si era ritenuto che il rilevamento delle impronte digitali sulla tastiera potesse essere effettuato con garanzie di maggior precisione alla luce del giorno.

Il medico, primo del suo ramo a essere sentito, cedette il posto a questo punto al medico legale della polizia. Così ebbe inizio una discussione tecnica tra il medico della polizia e il Coroner. A Isaac Newton premevano a questo punto più le conclusioni che non i particolari. Si era riscontrato che Howarth non soffriva di alcuna alterazione organica. Nel corpo non erano state trovate tracce di stupefacenti o medicinali, ma il sangue presentava un contenuto eccezionalmente elevato di adrenalina. Nei limiti entro i quali fu possibile stabilire il momento del decesso, il medico della polizia espresse l’opinione che non poteva essere avvenuto prima delle ventitré e trenta e non dopo la una, forse un’ora prima della scoperta della salma da parte del signor Kent.

«Mezz’ora sarebbe più giusto», bisbigliò Isaac Newton al rettore.

«Che cosa glielo fa pensare?» chiese questi di rimando.

La risposta di Isaac Newton venne sopraffatta da un’interruzione dell’uomo che sembrava un avvocato a fianco di Clamperdown.

«Potrei rivolgere una domanda al testimone, signore?»

«Naturalmente, signor Sherbourne», rispose il Coroner.

«Sembra che quei due si conoscano. Tutto in famiglia», bisbigliò il rettore.

«Può il testimone dirci se ha trovato qualche indizio preciso in base a cui la morte potrebbe essere attribuita a suicidio?»

«No, nulla di preciso.»

«Grazie.»

Isaac Newton rimase sorpreso quando udì la propria voce risuonare nell’aula.

«Poiché il dottor Howarth, signor Coroner, era un mio collaboratore, posso chiedere il permesso alla corte di fare una domanda?»

«Il professor Newton?»

«Sì.»

«La cosa sarebbe un po’ irregolare, visto che lei deve ancora giurare, professor Newton. Ma le concedo di fare la domanda.»

«Può il testimone dirci se ha trovato qualche indizio che indichi una particolare causa della morte?»

«No, nulla di preciso.»

«Ma il dottor Howarth è morto, vuoi per suicidio o per altra causa?»

«Sì, naturalmente.»

«Grazie.»

«Una dichiarazione di guerra, semmai ne ho sentita una», borbottò il rettore con un ringhio soddisfatto.

L’udienza mattutina ebbe termine. All’uscita dell’aula, Featherstone era in attesa con un sorriso che sembrava volesse chiedere scusa.

«E’ stato molto interessante, tutta la parte medica, voglio dire», disse.

Quando Isaac Newton presentò il rettore del Trinity, Featherstone annuì.

«Lei non si ricorderà di me, rettore, ma sono stato alla vostra festa al termine del trimestre autunnale, lo scorso anno.»

«Propongo di andare al mio alloggio per una fetta di pane e prosciutto e una bottiglia di birra o due, se siete d’accordo», rispose il rettore. «Senta, Featherstone, cosa c’era di tanto interessante? A me son sembrate tutte balle. La prosopopea con la quale questi medici parlano mi incoraggia a tenermi lontano dalle loro grinfie.»

Quando i tre uomini furono saliti all’alloggio del rettore, si videro offrire ognuno un panino con prosciutto e un boccale d’argento pieno di birra.

«Beh, tanto per dirne una: non si è parlato molto della rigidità cadaverica. Hanno scansato l’argomento con molta astuzia», cominciò Featherstone. «Ho la sensazione che l’udienza pomeridiana sarà un po’ più divertente. Senti, Newton, mi par già di vedere quell’avvocato, Sherbourne, che si alza per farti qualche domanda imbarazzante una volta che ti sarai seduto al banco dei testimoni. Farai meglio a prepararti.»

«Mi sono preparato», rispose Isaac Newton in tono sommesso.

La conversazione languiva e il rettore, al quale il silenzio non andava a genio, finì per romperlo dicendo: «Non serve a niente che lei esamini tutta quest’argenteria, Featherstone. Anche se nel College ce n’è a sufficienza per rimpinguare una miniera, la teniamo sotto chiave. Altrimenti non potremmo averne tanta, naturalmente».

«Non stavo pensando all’argenteria, rettore. Pensavo all’adrenalina.»

«E che cosa stava pensando a proposito dell’adrenalina?»

«A Veterinaria siamo un po’ svantaggiati rispetto a Medicina. Tanto per cominciare, loro dispongono di mezzi finanziari per le ricerche molto più cospicui dei nostri. Poi, noi dobbiamo studiare tante specie di animali, loro, invece, una sola. Così, in linea di massima, noi sappiamo molto meno degli animali di quanto loro sappiano degli esseri umani. Ma ci sono alcune cose che noi conosciamo e loro forse no, più che altro perché possiamo studiare gli animali che vivono allo stato selvaggio, non solo quelli domestici.»

«E che cosa c’entra tutto questo con l’adrenalina?»

«Beh», rispose Featherstone lentamente, posando il boccale. «Se un animale morisse con una concentrazione di adrenalina eccezionalmente elevata nel sangue, ma per il resto senza alcuna lesione, sa che cosa direi? Direi che è morto di paura!»

20

Benché la natura stessa del caso lo avesse elevato al ruolo di divo, la rivelazione fatta al mattino dal sergente Atkinson circa una giovane donna nella sua camera da letto fece sì che si sarebbe sentita volare una mosca nell’aula delle udienze quando Isaac Newton salì al banco dei testimoni e prestò giuramento. Il Coroner, ignorando di proposito il suggerimento biblico per cui il vino migliore va bevuto per primo, cominciò a fare un sacco di domande banali. Da quanto tempo Isaac Newton si trovava in patria?