«E in tal caso la sostanza sia stata impiegata di proposito?»
«Sì.»
«Ha un’idea di chi potrebbe essere stato?»
«O il dottor Howarth oppure un’altra persona, sconosciuta.»
«Perché il dottor Howarth avrebbe dovuto fare una cosa simile?»
«Per rendere ancor più clamorose le circostanze della sua morte.»
Il Coroner rifletté per un po’, come del resto quasi tutti i presenti nell’aula sulla quale scese un greve silenzio.
«Per dirle quante cose mi sono sfuggite allora», riprese Isaac Newton, «anche se ci ho ripensato parecchio nella scorsa settimana, voglio far rilevare una circostanza forse significativa che mi è venuta in mente solo stamattina, ascoltando le testimonianze.»
«Che cos’era?» chiese il Coroner, stringendo le labbra.
«Quando sono entrato nella cappella ho sentito qualcuno dire che l’organo acceso ’faceva rizzare i capelli in testa’, credo che fosse questa l’espressione. Ma nessuno dei testimoni sentiti questa mattina ha detto di aver spento l’organo, per cui mi sono chiesto se qualcuno lo abbia mai spento.»
Seguì un attimo di trepida attesa mentre il Coroner esaminava i propri appunti, per dire poi: «Lei ha ragione, professor Newton, nessuno ha menzionato questo fatto. Per evitar di richiamare tutti i testimoni già sentiti, posso chiedere alla persona che ha spento l’organo di presentarsi qui per un attimo».
Nessuno si presentò.
«A quanto sembra abbiamo un altro mistero per le mani», ammise il Coroner con aria perplessa. «Sì, sergente Atkinson, ha ancora qualcosa da dirci?»
Il sergente Atkinson, che aveva fatto un cenno con la mano, si alzò in piedi. «Beh, solo che ho esaminato la tastiera un po’ più tardi e ho riscontrato che l’organo era spento.»
«Ha qualche suggerimento in proposito, professor Newton?»
«Secondo me, la nota lamentosa udita dal signor Kent si spense perché la sostanza che bloccava il tasto era evaporata come il ghiaccio secco; l’organo, invece, si spense più tardi perché regolato da un interruttore a tempo.
«Ecco, vede», continuò Isaac Newton, «l’organo viene spesso suonato di sera da musicisti residenti nel College. L’impiego di un interruttore a tempo sarebbe senz’altro una misura razionale perché altrimenti qualcuno potrebbe dimenticarsi e lasciare lo strumento acceso per tutta la notte.»
La speranza di Isaac Newton di creare una grande cortina fumogena stava per svanire, si accorse, perché l’irrefrenabile Sherbourne era di nuovo in piedi.
«Pur ammettendo che queste riflessioni sul tasto dell’organo sono indubbiamente molto interessanti, vorrei chiedere alla corte il permesso di rivolgere una o due domande al testimone.»
«Va bene, signor Sherbourne.»
«Vorrei riportare l’attenzione sulla signorina che uscì dalla stanza da letto del professor Newton. La signorina fa parte del personale del Cavendish Laboratory?»
«Sì, ne fa parte.»
«Una collega del dottor Howarth, allora?»
«Sì.»
«Da vari anni?»
«Non so da quanto tempo si conoscessero.»
«Ma comunque più a lungo dei due giorni da cui durava la sua conoscenza con la signorina?»
«Sì, molto più a lungo.»
«Signor Sherbourne, se lei ha da fare una domanda pertinente, la faccia, per favore», intervenne il Coroner.
«Vorrei prospettare alla corte la possibilità che il dotto professore, una volta arrivato a Cambridge, abbia rapidamente sostituito il defunto nell’affetto della signorina, e che la disperazione causata sia da mettere in relazione con la sua sfortunata morte. Perciò, l’identità della signorina è indissolubilmente legata al caso.»
«Che cosa ha da dire in proposito, professor Newton?»
«Che le trascrizioni e le registrazioni ora in possesso della corte dimostreranno come nessun argomento del genere sia entrato nella mia conversazione con il dottor Howarth.»
«Posso fare un’altra domanda?» insisté Sherbourne tentando di sfruttare il lievissimo vantaggio che credeva essersi assicurato. «Professor Newton, la morte del dottor Howarth è avvenuta a brevissima distanza dal suo ritorno a Cambridge. Le è mai venuto in mente che potrebbe esserci un nesso tra i due eventi?»
«La simultaneità è senza dubbio evidente», rispose Isaac Newton, «ma non riesco a immaginare perché i due eventi non debbano considerarsi una semplice coincidenza.»
«Insisto a prospettare l’ipotesi che l’identità della signorina sia indissolubilmente legata al caso», insisté Sherbourne.
«Devo dichiararmi d’accordo con lei, signor Sherbourne, seppur con estrema riluttanza», disse il Coroner con enfasi, «in quanto le sue argomentazioni fanno solo pensare a un ’lancio dell’amo’. Se questo fosse un caso normale, non esiterei a respingerle. Ma poiché è sin troppo evidente che si tratta di un caso inconsueto, trovo giusto prenderne in considerazione ogni aspetto. La cosa migliore sarà perciò, professor Newton, non quella di farle ulteriori domande, ma di citare come testimone la signorina in persona. Può dire alla corte dove si trova?»
«In questo momento si trova al laboratorio del CERN a Ginevra dov’ero impiegato prima anch’io», rispose Isaac Newton, rendendosi conto di essere finito improvvisamente su un terreno molto delicato. «Intendevo ritornare a Ginevra lo scorso fine-settimana per una serie di progetti in elaborazione, ma in vista delle responsabilità dalle quali sono stato investito improvvisamente e in maniera del tutto inattesa qui a Cambridge, ho considerato più opportuno restare qui. Poiché la signorina mi aveva confidato di essere interessata a un posto di lavoro al CERN, e poiché vari calcoli e disegni miei dovevano essere trasmessi a un mio collega in quella sede, ho chiesto alla signorina — a proposito: si chiama Frances Haroldsen — di mettersi in viaggio al posto mio. Sarebbe perciò necessario rinviare l’inchiesta se dovesse essere chiamata a rispondere a delle domande solo per via di un lancio d’amo del signor Sherbourne.»
«Sì, signor Sherbourne?» chiese il Coroner in risposta a un’esclamazione dell’avvocato.
«Mi domando se sarebbe possibile informare la corte di quando, precisamente, la signorina Frances Haroldsen ha lasciato l’Inghilterra.»
«Una settimana fa.»
«Cioè lo scorso mercoledì?»
«Sì.»
«Quindi un giorno dopo la morte del dottor Howarth. Un’altra coincidenza, professor Newton! Se lei stesso non trova sorprendente questa coincidenza, sono sicuro che la corte ne prenderà nota.»
«Non è frutto di coincidenza. Ho mandato la signorina Haroldsen subito, il più presto possibile, per avere la mente libera di occuparmi delle gravi questioni che sapevo sarebbero nate dalla morte del dottor Howarth e che hanno impegnato l’attenzione della corte oggi. Inoltre mi permetta, la prego, di aggiungere che se la mia posizione presentasse il minimo lato dubbio, l’ultima cosa che avrei fatto sarebbe stata quella di allontanare la persona che poteva fornirmi un alibi perfetto per la serata e la notte in cui morì Howarth. Spero che la corte ne prenderà nota.»
«Una precisazione senz’altro efficace, professor Newton», riconobbe il Coroner. «Ha da dire altro, signor Sherbourne?»
«Solo questo, signore. Dal testimone abbiamo appreso l’esistenza di segnali radio captati dal defunto, e anche la notizia di alterchi con il Consiglio delle Ricerche come fonte di stress e forse persino motivo di suicidio. Eppure questo materiale scientifico non è stato ancora presentato. Due funzionari del Consiglio delle Ricerche sono andati a trovare il professor Newton mercoledì scorso, lo stesso giorno, questo vorrei sottolinearlo, in cui la signorina Frances Haroldsen è scomparsa in maniera così opportuna per recarsi in Svizzera. E’ stato fatto rilevare al professor Newton che il materiale acquisito mediante i finanziamenti del Consiglio delle Ricerche, benché normalmente lasciato a disposizione degli scienziati o degli organi di ricerca per scopi di studio, apparteneva per legge al Consiglio delle Ricerche stesso. Dopo aver spiegato questo fatto al professor Newton, i due funzionari hanno chiesto che il materiale del dottor Howarth venisse consegnato, in maniera che il consiglio potesse valutarlo, ammesso che avesse valore. Il professor Newton si è rifiutato di aderire a questa richiesta, mettendosi in tal modo dalla parte del torto, dal punto di vista giuridico. Ciò che desidero chiedere ora è che il professor Newton venga sollecitato a esibire questo materiale. Egli è stato prontissimo, come tutti i presenti in quest’aula hanno potuto constatare, a tirar fuori trascrizioni e nastri di conversazioni, ma non lo è stato affatto nel presentare il supposto movente di questa tragedia. Io chiedo, signore, che la corte ordini al professor Newton di aderire immediatamente a questa richiesta.»