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«E lei, che cosa ha da dire, professor Newton?» chiese il Coroner.

«Che i segnali radio in questione consistono in una sequenza di punti e linee e che una buona parte della registrazione è confusa… Mettere una simile registrazione a disposizione della corte non risolverebbe questo caso più di una sequenza tipica di punti e linee trasmessa da una nave in alto mare. In secondo luogo, non mi sono consultato ancora a proposito della mia posizione giuridica nei confronti del Consiglio delle Ricerche né il Consiglio delle Ricerche ha preso altre misure all’infuori di quella di mandarci due suoi funzionari a parlarci. In terzo luogo non ero certo che il materiale, se consegnato, sarebbe sfuggito a un’eventuale distruzione.»

«Ma è al sicuro ora?» chiese il Coroner.

«Sissignore.»

Il Coroner soppesò per un po’ la faccenda e poi espresse la propria decisione a proposito della richiesta di Sherbourne: «Accetto la sua assicurazione, professor Newton, secondo la quale il possesso del materiale da parte della corte aiuterebbe ben poco a prendere una decisione in questo caso. Nonostante ciò, l’esistenza stessa del materiale è pertinente al caso. Il signor Sherbourne è arrivato quasi al punto di affermare che il materiale potrebbe anche non esistere. Questa secondo me è una faccenda sulla quale la corte dev’essere esplicitamente rassicurata. Di norma avrei accettato la sua parola, professor Newton, considerandola una garanzia sufficiente, ma qui ci troviamo in presenza di un caso che lascia molto perplessi, il caso più misterioso della mia lunga carriera. Perciò, e con una certa riluttanza, come lei comprenderà, devo chiederle di esibire il materiale perché la corte lo esamini».

«Potrei chiedere che il materiale venga poi restituito a me?» chiese Isaac Newton.

«Il materiale sarà restituito, spero, al suo proprietario legittimo», interloquì Sherbourne.

«Le trascrizioni dimostreranno come il dottor Howarth fosse assolutamente contrario a un accesso del Consiglio delle Ricerche ai risultati, risultati dovuti agli sforzi compiuti da lui, non dal Consiglio», disse Isaac Newton con fermezza. «Sento che sotto questo punto di vista è mio preciso dovere rispettare la volontà del dottor Howarth, nei limiti del possibile.»

«Rispetto il suo punto di vista, professor Newton, ma devo chiederle tuttavia di esibire il materiale. Ne è in possesso?»

«No, non ne sono in possesso.»

«E’ mai esistito? O si trova ora in Svizzera?» esclamò Sherbourne.

«Penso che dovrei chiarire alla corte a che cosa mirino tutte queste domande cui mi ha sottoposto il signor Sherbourne, domande che ho sopportato con una pazienza senz’altro superiore a quella che realmente provavo. L’intento del signor Sherbourne e di coloro che egli rappresenta è quello di impadronirsi del materiale del dottor Howarth per scopi noti soltanto a loro, e, comunque, ben lontani dall’intento fondamentale di questa corte. Signor Coroner, lei mi ha chiesto se ero in possesso del materiale e io ho risposto di no, il che è la verità. Poiché mi rendevo conto che il suo possesso sarebbe stato fonte di dispute, l’ho depositato presso terze persone di valida reputazione. Si tratta del direttore della Barclays Bank, all’angolo, circa cento metri da qui.»

«Beh, chi ha vinto l’omerica battaglia?» chiese il rettore del Trinity mentre assieme a Isaac Newton attraversava il grande piazzale.

«L’ha vinta Sherbourne. Voleva i dati di Howarth. O, per lo meno, li volevano i suoi datori di lavoro, a tutti i costi.»

Fu a questo punto che Isaac Newton, distratto dal risentimento nei confronti di Sherbourne, si lasciò scappare l’occasione di risolvere tutto il mistero. Gli sarebbe bastato dirigersi verso la cappella per ispezionare il dispositivo che spegneva l’organo. Tra qualche ora sarebbe stato troppo tardi per ottenere le prove che gli occorrevano.

21

L’uomo di guardia al cancello era stato evidentemente preavvertito dell’arrivo di Isaac Newton.

«Quando vedrà dinanzi a sé la casa, svolti a sinistra e imboccherà la strada per il parcheggio», disse la guardia.

«Vi aspettate molto traffico per il fine settimana?» chiese Isaac Newton.

«Domani, sabato, arriva una bella folla. Ma questa sera ci sono solo lei e il Cancelliere.»

La residenza di campagna del Primo Ministro biancheggiava tra gli alberi mentre Isaac Newton s’inoltrava con la macchina sul viale fiancheggiato da cespugli verso la parte posteriore della dimora, scegliendo infine il punto meno in vista per parcheggiare. La residenza era una tipica costruzione in stile Tudor che ricordava per un certo verso la familiare corte interna del Queen’s College a Cambridge.

Dopo aver lasciato la macchina, con in mano cartella e valigia, Isaac Newton entrò attraverso una cancellata nel cortile, per dirigersi poi verso quello che sembrava l’ingresso principale della casa. Un uomo vicino alla trentina che indossava un abito a code rispose alla scampanellata.

«Oh, il professor Newton, immagino? Da questa parte, professore.»

Come succede sempre quando si segue un domestico, Isaac Newton perse rapidamente l’orientamento mentre salivano scalinate e attraversavano corridoi senza soffermarsi davanti ai locali più spaziosi che davano sui corridoi stessi.

«Devo disfare il bagaglio?» chiese il domestico quando arrivarono a destinazione, una stanza moderatamente spaziosa, arredata con mobili Ottocento, a eccezione dei due letti a una piazza, di fattura moderna.

«Il bagno è a sinistra, signore», soggiunse il domestico.

Non appena Isaac Newton ebbe finito di esplorare le comodità della stanza da bagno, arrivò una giovane donna con una teiera.

«La legna per il fuoco è già pronta nel caminetto, basta accenderla», osservò l’uomo che aveva vuotato la valigia in brevissimo tempo. «Se desidera qualcosa, signore, non ha che da suonare il campanello.»

Poi, entrambi i domestici se ne andarono, lasciando che Isaac Newton si bevesse una tazza di tè in santa pace, come si suol dire, o si preparasse al suo piano come altri direbbero. Sperava che il raccoglitore, da lui indirizzato ai Chequers (9) due giorni prima, fosse arrivato al Primo Ministro. Questi era, Isaac Newton lo sapeva, un lettore vorace. Del resto, qualsiasi cosa riguardante la sinistra vicenda di Cambridge doveva essere motivo di curiosità anche per chi lettore vorace non era. In breve: Isaac Newton sperava che il Primo Ministro fosse già al corrente della situazione.

Dopo aver finito il tè, cedette all’impulso di esplorare la casa. A differenza dei College di Cambridge dove nulla era stato trascurato per conservare all’interno degli edifici i riferimenti allo stile Tudor, qui le cose non stavano così. Isaac Newton non avrebbe saputo come definire l’interno della dimora — un misto di primo Ottocento e gotico, pensò, con una sala da pranzo che gli parve «Cime Tempestose» rivisitato da Charles Dickens, con un grande ritratto di Cromwell intento a lanciare sguardi corrucciati ai visitatori.