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Un busto in bronzo del musicista Gustav Mahler destò la sua attenzione. Per due motivi: era un’opera di Auguste Rodin ed era sistemato appena fuori delle toelette accanto alla sala da pranzo; un efficace commento, pensò Isaac Newton, al declino della musica viennese da Beethoven a Mahler e oltre. Era strano come la declinante influenza politica dell’Austria si rifletteva nella sua musica. Si chiese se lo stesso destino sarebbe toccato alla scienza inglese.

C’era una grande biblioteca e una biblioteca più piccola.

«Ah, è arrivato!» esclamò il Primo Ministro mentre Isaac Newton stava esaminando senza molto impegno gli scaffali. Quindi lo condusse nella biblioteca più piccola, arredata con due grandi poltrone, un grande divano di pelle, un impianto stereo e un bar sistemato in un angolo.

«Immagino che lei non conosca Godfrey, professor Newton», fece il Primo Ministro.

L’uomo di mezza età che si alzò da una delle poltrone era snello, di media statura e aveva i capelli grigi: Godfrey Wendover, il Cancelliere dello Scacchiere.

Mentre Isaac Newton stringeva la mano al Cancelliere, il Primo Ministro prese una manciata di noccioline da un piatto sul banco del bar consegnando al Cancelliere il raccoglitore che Isaac Newton gli aveva mandato due giorni prima, poi disse: «Fantastico! Comete vive. Le comete sono vive perché — vediamo se ho capito bene — perché si dividono se si avvicinano al Sole, il che significa che devono essere liquide all’interno. Ma non possono essere liquide a meno che non siano provviste di una fonte di calore interna, il che sembra ragionevole. E l’unica fonte di calore all’apparenza ragionevole è qualcosa come il reattore OKLO, originato da batteri duemila milioni di anni fa. Ho recitato senza sbagli il catechismo, professor Newton?»

«In maniera eccellente, Primo Ministro, ma ha dimenticato i segnali.»

«Ah, sì, naturalmente. Hanno scoperto dei segnali composti da punti e linee, provenienti da una cometa. Solo che non sanno che cosa significano questi segnali.»

«Le dispiace se do un’occhiata?» chiese il Cancelliere.

«La prego», rispose Isaac Newton.

Il Cancelliere aprì il raccoglitore e cominciò a leggere.

Il Primo Ministro prese un’altra manciata di noccioline e disse: «Non so resistere alle noccioline. Sa che sarebbe una gran cosa per il nostro paese se fosse possibile decifrare quei segnali?»

«Me ne rendo conto», annuì Isaac Newton in tono asciutto, «ed è per questo, Primo Ministro, che volevo chiedere un suo intervento.»

«Intervento attivo! Bevete qualcosa? Godfrey?»

«Scotch e soda», rispose il Cancelliere, senza sollevare gli occhi da ciò che stava leggendo.

«Anche per me», disse Isaac Newton.

«Sarà meglio che prendiate un po’ di noccioline. Una volta che comincio a mangiarle non riesco più a fermarmi. Un istinto primordiale che risale al tempo in cui abitavamo nelle foreste, immagino. Quale intervento ha in mente?»

«Bisogna che i pezzi grossi la smettano di romperci le scatole. Altrimenti potrebbero causare degli inconvenienti e anche peggio; Qualcuno ha esercitato fortissime pressioni sia sul Consiglio delle Ricerche sia sulla polizia. Mi sono trovato alle prese con avvocati che sventolavano documenti. Hanno tentato di impadronirsi dei nastri e dei dischi sui quali sono registrati i segnali. Il mio ufficio è stato perquisito in ogni angolo per conto di qualche organo ufficiale, qualche organo che in definitiva dipende da lei, Primo Ministro.»

«Perché i servizi segreti dovrebbero interessarsi di comete?»

«Perché non dovrebbero? Basta che capiti qualcosa di insolito ed ecco che compaiono i servizi segreti», osservò il Cancelliere, senza peraltro prendersi la briga di alzare gli occhi.

«Se lei fosse uno dei servizi e le saltasse in mente che i segnali provengono da un satellite anziché dalla cometa, a quali conclusioni arriverebbe, Primo Ministro?» cominciò Isaac Newton. «Se lei è americano, penserà che i russi abbiano fatto una scoperta, per cui vorrà conoscerla. Se lei è russo, penserà che gli americani abbiano fatto una scoperta e vorrà conoscerla. Se lei è inglese, penserà che qualcuno abbia fatto una scoperta, e anche lei vorrà conoscerla. E’ un po’ come un vaso di miele per le api, o per gli orsi o qualsiasi altro animale che adora il miele. Prendo molto sul serio questa faccenda, al punto che negli ultimi quindici giorni non ho mai dormito più di due volte nello stesso posto. I miei movimenti hanno seguito uno schema assolutamente imprevedibile perché so che agli agenti dei servizi segreti questo non piace. Ho fatto un po’ come il tordo che scantona all’improvviso per non farsi piombare addosso lo sparviero. Lo sparviero, d’altra parte, non si getta in picchiata perché mancherebbe il bersaglio e si fracasserebbe al suolo. E’ una buona tattica, ma dopo un po’ stanca.»

«Così, lei vuole che io faccia un po’ di pressione su quella gente?»

«Sì, se vogliamo avere qualche possibilità di decifrare i segnali.»

«Per conto mio, puoi chiudere tutti i pezzi grossi in un sacco della spazzatura e scaraventarli in mare», osservò il Cancelliere, sempre senza alzare gli occhi dall’incartamento.

«Parlando di conti, sei tu quello che ha i soldi, Godfrey», ribatté immediatamente il Primo Ministro.

«Può darsi che per il momento io abbia i soldi, ma non li avrò a lungo se mani rapaci continueranno a infilarsi nella cassa.»

«Stiamo discutendo il bilancio», spiegò il Primo Ministro prendendo un’altra manciata di noccioline. «I grandi spendaccioni arriveranno tutti domattina. Organizzeremo per loro domani sera una festa con tanto di cena. Lei si trattiene?»

«Mi piacerebbe partire domenica mattina e vorrei chiederle una macchina che mi porti a Heathrow. Se possibile vorrei lasciare qui la mia, così sarebbe più difficile sabotarla.»

«Parla sul serio?»

«Sì, sul serio.»

«Mi lasci una settimana di tempo e li sistemerò tutti quanti, dal Consiglio delle Ricerche in su», disse il Primo Ministro in tono risoluto, soggiungendo: «Come va la lettura, Godfrey?»

«E’ affascinante. Potrei avere ancora da bere, per favore? Ci vuole una medicina robusta per leggere la sua roba, professor Newton.»

La mattina seguente, il Cancelliere propose a Isaac Newton una passeggiata, il «giro di Aldbury», come lo chiamava lui. Insieme attraversarono in macchina la cittadina.

«La sua famiglia viene da qui?» chiese Isaac Newton.

«Sì, stava qui nell’undicesimo secolo. Adesso, naturalmente, è molto sparpagliata. E lei?»

«Oh, io sono una creatura della geologia», rispose Isaac Newton.

«Mi sembra una risposta molto misteriosa.»

«In realtà non lo è. Ecco, vede: circa quattrocento milioni di anni fa, quando quasi tutte le Isole Britanniche erano sommerse dal mare e l’Europa Occidentale si trovava da qualche parte nelle vicinanze dell’Equatore, le sedimentazioni nel mare avevano un intenso colore rosso. I sedimenti si solidificarono dando luogo alla formazione di una roccia arenaria di colore intenso, chiamata dai geologi arenaria devoniana.»

«Capisco. Dunque, per tagliar corto, lei viene dal Devonshire. Mi era parso di sentire, ascoltandola, un leggero accento di quelle parti.»

«Poi, circa trecento milioni di anni fa, una punta di rocce di granito affiorò dall’arenaria rossa, ed è il posto che oggi chiamiamo Dartmoor. Beh, se lei scende lungo il lato sud-occidentale e presta attenzione ai primi chilometri dopo aver raggiunto le rocce rosse, vedrà il posto dal quale provengo: la campagna intorno a Tavistock. La mia famiglia ha coltivato lì la terra per molto tempo, per secoli, immagino.»

«E la sua famiglia, che cosa dice? Del fatto, voglio dire, che lei è uno scienziato?»

«Dicono che è una follia, e che non ne verrà fuori nulla di buono.»