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«Le capita mai di tornare da quelle parti?»

«Qualche volta. Sono ancora abbastanza attaccato al Devon per prendermela con chiunque non voglia ammettere che il Devon è la migliore contea dell’Inghilterra. E quando sono sul posto me la prendo con chiunque non voglia ammettere che Tavistock è la migliore città del Devon.»

Parcheggiarono a Aldbury.

Il Cancelliere disse: «Potremo prendere una birra e un panino al pub locale quando torneremo dalla passeggiata. Sono circa sei chilometri. A proposito, può darsi che lei mi faccia risparmiare un bel mucchio di soldi».

«Come sarebbe a dire?» chiese Isaac Newton.

Mentre affrontavano una leggera salita attraverso il bosco, il Cancelliere continuò: «La sua relazione su quei segnali dalla cometa mi ha fatto riflettere. Cominciamo a supporre che lei si sbagli. Supponga che i segnali non provenissero dalla cometa. Supponga che provenissero da un satellite militare. In tal caso ci troviamo all’inizio di una nuova epoca, quella delle guerre spaziali, un campo nel quale la Gran Bretagna non può competere. Beh, se non possiamo competere, tanto vale risparmiare un po’ di soldi, mi sembra. Perché continuare a spendere soldi per armi che diventano sempre più antiquate?»

«C’è sempre di mezzo l’argomento del deterrente.»

«Che diventa sempre meno importante man mano che restiamo indietro nella gara. Potremmo benissimo restare tranquilli e lasciare che le superpotenze si riducano sul lastrico. I russi ci sono quasi arrivati, e se guardo all’ammontare del debito pubblico degli Stati Uniti, non vedo molte speranze nemmeno da quella parte.»

«E’ in grado di isolarsi da una crisi debitoria negli Stati Uniti?»

«Si potrebbe pensare di no, ma sembra che gli svizzeri riescano sempre a isolarsi da chiunque, più o meno. La cosa notevole nella scena finanziaria internazionale consiste nel fatto che il margine tra solvenza e insolvenza è quasi identico all’ammontare della somma spesa per gli armamenti. Ovunque, in tutti i paesi, all’infuori di pochi come Svizzera e Giappone.»

«Così, se tutti gli armamenti fossero ridotti allo stato di ferraglia, il mondo diventerebbe improvvisamente prospero. E’ questo che vuol dire?»

«Qualcosa del genere», annuì il Cancelliere mentre raggiungevano una strada maestra. «Qui dobbiamo seguire un percorso un po’ tortuoso.»

«Credo di non essere tanto d’accordo con lei», cominciò Isaac Newton quando ebbero ripreso a camminare nella direzione di prima su un largo tratturo che attraversava il bosco. «Secondo me, tutte le comunità consumano la loro intera produzione. Voglio dire: la gente la spende per se stessa, sia privatamente sia attraverso l’assistenza pubblica, e per assistenza non intendo solo i sussidi elargiti ai poveri. Non dobbiamo dimenticare che i professori d’università e persino i Cancellieri dello Scacchiere sono pagati con soldi provenienti dai fondi pubblici. Così accade che avendo speso tutto per i propri bisogni alla comunità non rimanga nulla per provvedere alla difesa. Quindi se la cava prendendo soldi in prestito, prestito garantito dalla produttività di domani. Un domani che, naturalmente, non arriva mai.»

«Credo che in questo modo lei abbia dimostrato l’esattezza della mia teoria», osservò il Cancelliere, avanzando a lunghi passi sul tratturo. «Se tutto comincia a quadrare senza gli armamenti, la loro riduzione rimetterebbe le cose a posto, immagino.»

«Ne dubito. La frenesia di spendere più di quanto si guadagni continuerebbe a esistere. L’assistenza pubblica aumenterebbe in un baleno per cui lei si ritroverebbe al punto di partenza.»

«Qual è il rimedio, allora?»

«L’inflazione. Il governo deve inflazionare la moneta in misura tale da compensare il ritmo di crescita del debito pubblico. La si potrebbe chiamare la prima legge di Newton.»

«Non sarebbe un rimedio molto ben accetto.»

«No, perché l’inflazione confisca i risparmi. La gente che presta soldi al governo semplicemente li perde.»

«Eppure, proprio in questo momento il mondo intero si precipita a comprare buoni del tesoro degli Stati Uniti.»

«Perché il governo degli Stati Uniti afferma di poter contare sulla riduzione dell’inflazione a zero in presenza di un debito pubblico in continuo aumento; qualsiasi contadino svizzero sa che è una cosa priva di senso. Morale della favola: investite i vostri soldi in franchi svizzeri. A Cambridge abbiamo un professore che s’intende di queste cose. Un tipo chiamato Boulton. Lui, la situazione la vede con occhiali molto affumicati», concluse Isaac Newton quando uscirono dal bosco e si ritrovarono su uno spiazzo davanti a un vasto edificio con torri merlate.

«Enrico Ottavo teneva qui le sue figlie, Maria ed Elisabetta. Il castello è stato ammodernato nel Settecento dal duca di Bridgewater che divenne ricco grazie ai canali», spiegò il Cancelliere. «A quel tempo era l’ultimo grido in fatto di tecnologia. Poi arrivarono le ferrovie e fu un disastro per i canali. Le azioni delle ferrovie erano considerate equivalenti ai titoli di Stato. Indi comparvero l’automobile e l’aereo, ed è stato un disastro per le ferrovie. Spesso mi domando che cosa succederà ancora.»

Mentre si mettevano sulla via del ritorno al pub di Aldbury, il Cancelliere dello Scacchiere cominciò un monologo. «Ho una preparazione storica grazie agli studi fatti a Oxford, dove sarei potuto rimanere, se proprio avessi voluto. Il guaio consisteva nel periodo cui avevo scelto di dedicarmi: il tardo medioevo. Più imparavo la storia e più questa mi deprimeva. Ero in presenza di un mondo in pieno declino sotto ogni punto di vista. Alla luce della mentalità moderna, persino il Trecento era già abbastanza terribile. Ma nel Trecento esistevano ancora regole di comportamento universalmente rispettate, codici d’onore ai quali chiunque si conformava. Il tutto era già scomparso nel Quattrocento. Le condizioni in cui viveva la società erano deteriorate a tal punto da essere un vero disastro; per quanto riguarda l’Inghilterra con le Guerre delle Rose, naturalmente. François Villon, il migliore poeta dell’epoca, era un delinquente e un vagabondo. Per forza. Non poteva essere niente di meglio. Eppure circa un secolo più tardi, il più grande poeta di quell’epoca, Shakespeare, frequentava notoriamente le case dell’aristocrazia. Le condizioni di vita avevano subito un drastico cambiamento per cui Shakespeare fu in grado di mettere insieme un considerevole patrimonio.»

Il Cancelliere riprese dopo una breve pausa: «Di solito, questo cambiamento viene spiegato con la scoperta dell’America. Non solo la scoperta in sé, ma il fatto che allargò gli orizzonti mentali degli europei, stimolandone la fantasia. Ma poi viene da domandarsi per quale strana coincidenza l’America venne scoperta proprio mentre l’Europa si stava avvicinando a un disastro totale».

«Pensavo che i vichinghi avessero scoperto l’America molto prima del Quattrocento», riuscì a interloquire Isaac Newton.

«Si trattò solo di uno o due viaggi isolati, forse — anche gli irlandesi affermano di esserci andati una o due volte ma mai si è stabilito un contatto duraturo tra l’Europa e l’America. Tutta la differenza sta qui. E sa perché è andata a finire così?»

«No, temo di non saperlo.»

«Beh, le cose finirono così non grazie a Colombo o a Vasco da Gama o a Drake o agli altri navigatori celebri, ma grazie a quei costruttori di navi che nessun poeta ha cantato e nessuno ricorda. Va da sé che le navi avevano subito costanti perfezionamenti sin dal tempo dei romani», continuò il Cancelliere, prendendo gusto al soggetto, «e nel quindicesimo secolo, un galeone a tre alberi comparve sulla costa atlantica tra Lisbona e Brest. Ma furono i costruttori navali della regione di Bayonne che per primi raggiunsero il livello tecnologico necessario — un fatto cruciale quanto i vostri reattori nucleari. Le loro navi riuscivano a superare indenni le più grosse tempeste nell’Atlantico.