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«Beh», concluse il Cancelliere, «tanto per farla breve, visto che sto parlando da un pezzo, ho provato una strana sensazione leggendo la sua breve relazione. Ho riflettuto su quei costruttori navali della vecchia Bayonne. Quelli non avrebbero mai potuto prevedere gli sviluppi dei perfezionamenti che stavano introducendo. Mi domando se lei, Newton, si sia già reso conto delle conseguenze che questi segnali potrebbero avere. Potrebbero dare uno scossone alla società moderna in disfacimento, altrettanto in disfacimento quanto quella del Quattrocento, per farne venire fuori qualcosa di ben diverso.»

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Le teorie dei giornali della domenica sull’«Affare di Cambridge» superavano per numero i giorni della settimana, e aumentarono ancora dopo che nella giornata di venerdì la corte del Coroner ebbe pronunciato un verdetto contro ignoti, facendo sì che ogni supposizione appena plausibile andasse ad alimentare le macine della Fleet Street.

Dopo aver lasciato la residenza del Primo Ministro nelle prime ore del mattino di domenica, Isaac Newton era stato accompagnato con una macchina speciale all’aeroporto di Heathrow. Qui comprò un intero pacco di giornali, cercando di immaginarsi che cosa vi avrebbe trovato. Aveva frenato la propria curiosità fin dopo l’imbarco su un aereo della British Airways per Ginevra. Poi, sistematosi, cominciò una veloce lettura della serie di articoli sull’«Affare» scritti dal gruppo di giornalisti del «Sunday Times».

Il desiderio del rettore del Trinity College che la stampa «facesse saltare tutto in aria» era stato esaudito, ma rimaneva da chiedersi se il rettore fosse veramente contento del modo in cui lo era stato. Invece di cancellare l’immagine di una Cambridge popolata di spie, tutto quel chiasso l’avrebbe messa in rilievo. Gli inviati avevano scoperto la storia della grande lunghezza d’onda della trasmissione intercettata da Mike Howarth, e anche la possibile importanza di questo fatto dal punto di vista militare, cioè che simili lunghezze d’onda non potevano essere né disturbate né intercettate da terra, per cui le onde molto lunghe erano l’ideale per le comunicazioni segrete tra satellite e satellite. Questo aspetto venne messo in rilievo, e i giornalisti fecero ai lettori il favore di spiegare la situazione tecnica in un articolo speciale sull’effetto riflettente esercitato dalla ionosfera terrestre.

La possibilità che i segnali provenissero da una cometa, la cometa di Boswell, venne menzionata, ma subito scartata come un mezzo per depistare i creduloni. Data la grande differenza esistente tra lo sviluppo della tecnologia elettronica degli Stati Uniti e quella russa, era molto più probabile che una scoperta nel campo delle comunicazioni tra i satelliti fosse stata realizzata dagli americani che non dai russi, così si diceva, almeno, e la cosa era fino a un certo punto credibile. Come emergeva da tutto questo la figura di Mike Howarth, l’uomo che aveva intercettato e analizzato i segnali? Come un simpatizzante della sinistra impegnato nel passare informazioni ai russi. Dal punto di vista del rettore del Trinity, la cosa non aveva poi grande importanza. La spia proveniva stavolta dal College al di là del muro, il Saint John.

La rescissione del contratto di Mike Howarth da parte del Consiglio delle Ricerche si inseriva perfettamente nello scenario. Il Consiglio, dopo aver appreso che si faceva dello spionaggio addirittura sotto il suo naso, aveva bloccato naturalmente tutto il programma. Questa era una storia che doveva essere stata messa insieme da qualcuno più intelligente di Clamperdown, si disse divertito Isaac Newton. Il Consiglio faceva così una bellissima figura, così bella da far capire senza ombra di dubbio dove gli inviati avessero ottenuto molte delle informazioni. Il Consiglio doveva aver spalancato la bocca e «cantato» almeno qualche brano della storia.

Ora toccava al nuovo titolare della cattedra del Cavendish. Con grande sorpresa di Isaac Newton, i giornali erano a conoscenza dei suoi impegni nel campo della sicurezza nazionale col governo persino «ad altissimo livello», come i giornalisti raccontarono ai lettori. Isaac Newton si domandò se l’informazione fosse filtrata dal Foreign Office.

Date queste circostanze era più che naturale che il nuovo titolare del Cavendish fosse stato chiamato a riferire immediatamente sugli aspetti del lavoro del dottor Howarth alla sicurezza nazionale. Il nuovo cattedratico del Cavendish aveva forse presentato una relazione sfavorevole? chiedevano i giornalisti a milioni di lettori. E i servizi segreti, dopo aver ricevuto la relazione sfavorevole del nuovo titolare del Cavendish, non avevano magari fatto intervenire una loro squadra? Era una questione importante che tutti i cittadini avevano il diritto di conoscere. Il governo doveva vuotare il sacco o essere costretto a vuotarlo. In caso contrario, in che cosà si distingueva la Gran Bretagna dai regimi dell’Europa Orientale ai quali il governo affermava di opporsi così strenuamente?

Isaac Newton si era atteso che il suo legame con Frances Haroldsen venisse strombazzato dalla stampa, e lo fu, ma non nel modo che si era aspettato. Da quando aveva conosciuto la ragazza, non aveva mai pensato gran che alla famiglia di lei; supponeva solo vagamente che dovesse far parte dell’ambiente militare. In questo si era avvicinato al bersaglio, ma senza fare centro. Ora apprendeva dai giornali che suo padre, contrammiraglio Sir James Haroldsen, in pensione solo da poco, aveva fatto parte del Servizio Informazioni della Marina. I giornali avvertirono i lettori che la presenza della figlia dell’ammiraglio nell’alloggio del nuovo titolare del Cavendish la sera della morte di Howarth non doveva essere trascurata dal punto di vista della sicurezza nazionale: «touché».

Era giornalismo di buona qualità. Fatti ragionevolmente precisi erano stati inseriti in una trama plausibile almeno quanto quella di un romanzo di James Bond. La plausibilità, naturalmente, era stata raggiunta lasciando accuratamente fuori i pezzi che non si inserivano nel mosaico, come ad esempio il duello sostenuto da Isaac Newton davanti al Coroner contro l’avvocato Sherbourne.

Ad Isaac Newton non piaceva affatto l’idea di essere inserito nel novero dei personaggi come quello che firma sentenze di morte. Ma non era questo il motivo che lo indusse a rimandare indietro, senza averla toccata, la prima colazione che un’assistente di volo gli aveva portato. Era sconvolto perché aveva effettivamente firmato una sentenza di morte. Quando molti giornali si occupano dello stesso fatto di cronaca, ogni giornalista cerca di scoprire qualche nuovo aspetto sfuggito agli altri. Non era sorprendente, quindi, che i giornalisti avessero scoperto il cottage di Mike Howarth nei pressi del serbatoio di Linton, né che fossero riusciti a entrarvi. Qualcuno aveva riparato il cavo dell’energia elettrica all’esterno, ma anche questo non destava sorpresa. Il guaio era che un’altra persona, un giornalista, era rimasto fulminato nel toccare l’armadietto degli schedari. Il modo in cui il poveretto aveva perso la vita era per i giornali un’ulteriore conferma della parte che Mike Howarth aveva presumibilmente recitato, visto che collimava molto bene con l’idea che l’opinione pubblica si fa dei metodi di un agente di spionaggio. Per quanto lo riguardava, Isaac Newton maledisse la propria trascuratezza. Dopo aver tagliato il cavo dell’energia all’ingresso del cottage e aperto poi l’armadietto degli schedari, avrebbe dovuto — rifletté amaramente — strappare i contatti con il trasformatore ad alta tensione che aveva trovato nel cassetto di fondo dell’armadietto.

I lettori avrebbero evidentemente continuato a credere nello scenario da romanzo giallo imbastito dai giornali, a meno che fossero emerse delle convincenti prove in contrario. E le prove convincenti erano difficili da trovare, anche se Isaac Newton aveva il sospetto che potessero esistere. Ci voleva tempo. Isaac Newton si costrinse a riflettere su quel che Kurt Waldheim poteva aver scoperto e che Frances Haroldsen si era rifiutata di spiegargli per telefono. Dopo aver estratto da una borsa di pelle delle carte, esaminò vari fogli pieni di formule. Poi cominciò a fare dei calcoli in base alle formule e a tracciare una serie di diagrammi tra i quali c’era lo schizzo di una curva a forma di U.