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Scrooge, che trovava umoristica la situazione, proruppe in una rauca risatina e si allontanò per andare a prendere le cartelle con i dati che Isaac Newton e Frances Margaret avevano tolto dallo schedario di Mike Howarth nel cottage.

Nel frattempo, Isaac Newton si trovava a tu per tu con il rettore nell’alloggio di quest’ultimo, situato nell’angolo nordest della Great Square del Trinity College. Aveva descritto rapidamente e per sommi capi le scoperte di Kurt Waldheim perché riteneva giusto che oltre a lui e a Frances Margaret una terza persona a Cambridge fosse al corrente della situazione, ma il rettore non ne era rimasto eccessivamente colpito.

«I punti decimali sono stati sempre un fitto e sinistro mistero per me», ammise.

Poi, Isaac Newton gli fece vedere come le coppie di numeri (x,y) potevano essere espresse con un grafico.

«I grafici non mi sono mai piaciuti», brontolò il rettore che non riusciva ancora a entusiasmarsi.

Neppure una curva a U disegnata da Isaac Newton su un foglio di carta riuscì a destare l’attenzione del rettore.

«Non molto interessante», grugnì di nuovo.

Isaac Newton ridacchiò e tratteggiò rapidamente un mostro simile a un rospo accanto alla curva a forma di U.

«Immagino che sarebbe più interessato, rettore, se il grafico fosse venuto fuori così.»

«Francamente, sì.»

«Francamente, io no, perché allora sarebbe chiaro che qualcuno ci sta prendendo in giro. Ma questa specie di curva a forma di U potrebbe essere una cosa ben diversa, se dovesse saltar fuori che è la «giusta» forma a U.»

«Che cos’è una curva con la «giusta» forma a U?»

«Una curva collegata alla cometa, rettore.»

«Come può scoprirlo?»

«Mi bastano pochi giorni di calcoli. Per questo le ho telefonato per chiederle se poteva farmi avere un cottage.»

«Sono riuscito a ottenerlo da Howard Baker che possiede un cottage sulla costa del Norfolk, da qualche parte. Ricorda Howard, l’organista?»

«Naturalmente.»

«Il giovanotto dovrebbe essere già arrivato, ma ha l’abitudine di essere in ritardo», osservò il rettore, lanciando un’occhiata a un orologio d’argento, di quelli una volta usati nelle carrozze. «Non riesco però a capire a che cosa le serva un cottage fuori mano.»

«Ho bisogno di un posto dove possa lavorare tranquillo.»

«Perché, non potrebbe forse cacciare a pedate dal suo ufficio tutti quanti? Io lo faccio. Io li spedisco a chilometri di distanza quando devo mettermi a lavorare sul serio.»

Isaac Newton rifletté per un po’ prima di rispondere: «E’ per la faccenda delle spie, rettore».

Come se Isaac Newton avesse premuto un interruttore, il rettore tuonò: «Niente spie! Non riesco a sopportare l’idea delle spie!»

«Ho chiesto persino al Primo Ministro di far cessare lo spionaggio spicciolo. All’apparenza è cessato, ma solo all’apparenza.»

«Si spieghi.»

«Mi seguono dappertutto come quegli animali selvaggi cui si applica una piccola radiotrasmittente per sapere dove si trovano. Per questo devo rintanarmi in qualche posto tranquillo dove nessuno riesca a trovarmi.»

«Come la seguono quando va in giro?»

«La mia macchina trasmette segnali radio.»

«Ne è sicuro?»

«Sicurissimo. Hanno fissato al telaio della macchina una trasmittente. Un lavoro da professionisti. Chi ha fatto il lavoro ha avuto persino la sfacciataggine di alimentare l’apparecchio con la batteria della macchina. Funziona solo quando il motore è acceso, in maniera che la batteria non si scarichi.»

«Chi c’è dietro?»

«E’ impossibile dirlo. Fino a quando la gente continuerà a pensare che c’entrano i satelliti militari…»

«No! Non riesco a sopportarlo! Roba che si legge di solito solo nei romanzi. Ha tolto dalla macchina quella porcheria di trasmittente?»

Isaac Newton scosse la testa.

«Lo farò a tempo debito. Fino a quando non ha importanza dove vado, non ha importanza se qualcuno sa dove vado. Chiaro, no?»

L’orologio della torre di Edoardo Terzo stava battendo il mezzodì quando Howard Baker uscì dall’ormai famoso atrio della cappella sulla Great Square e si avviò all’alloggio del rettore.

Questi si alzò all’istante dall’ampia poltrona nella quale era adagiato.

«Ah, Howard, è arrivato! Quindici minuti di ritardo, come al solito.»

«Chiedo scusa, rettore, ma ho avuto noie con i miei pedali.»

«Pedali?»

«Sì, le armonie non sono a posto. Non lo sono più state da quando la polizia è venuta a frugare dappertutto. Spero solo che non sarà necessario smontare le grandi canne.»

«Oh, no, Dio mio! Verrebbe a costare un patrimonio. Beve un bicchiere di vino bianco ghiacciato?»

Il rettore si avvicinò a un tavolo sul quale c’erano tre bicchieri e una bottiglia di vino in un grande secchiello d’argento per il ghiaccio. Baker annuì con un’espressione di gioia negli occhi.

«Non mi dispiacerebbe. Grazie, rettore.»

Mentre versava il vino, il rettore disse: «Ha portato al professor Newton qui presente le indicazioni per trovare il suo cottage?»

In risposta, Howard Baker trasse da una tasca interna una carta stradale e un foglio di carta. «Effettivamente, è abbastanza difficile trovarlo, così ho messo per iscritto le istruzioni necessarie.»

«E’ molto gentile da parte sua prestarmelo», disse Isaac Newton prendendo la cartina e il foglio che Howard Baker gli stava porgendo.

«Sono contento di poter essere utile», fece Baker con quello che sembrava un sorriso, benché fosse difficile esserne certi a causa della barba. «Sono contento di avere qualcuno che badi al cottage. E’ completamente isolato sulla costa, capisce, non molto lontano da Blakeney. Ho trascorso lì vari weekend e non ho visto anima viva, al di fuori del postino. Lo sa, rettore, che ho scritto proprio lì una notevole parte del mio libro?»

«Sul canto gregoriano, se ben ricordo. Gradisce altro vino?» chiese il rettore.

«Grazie. Sì, sul canto gregoriano.»

Mentre il rettore riempiva i bicchieri, Howard Baker tirò fuori un piccolo binocolo che consegnò a Isaac Newton.

«Questo le potrà essere utile. Ci sono molti uccelli interessanti che raggiungono la costa del Norfolk in questa stagione, pivieri, tortolini, albastrelli rossi, oche e anatre selvatiche, tra gli altri. Troverà un libro sugli uccelli al cottage.»

Howard Baker vuotò d’un fiato il secondo bicchiere di vino e balzò in piedi, dicendo in tono energico: «Beh, rettore, devo andare. Spero che il posto le piacerà, Newton. Grazie per il vino».

Quando Howard Baker se ne fu andato, il rettore accennò alla carta topografica che l’organista aveva portato.

«E’ fatto così, il giovane Baker! Sempre in movimento. Non rimane mai fermo a lungo. E’ difficile capire come possa avere un cottage così fuori mano come quello.»

Isaac Newton si era alzato.

«Devo proprio andare.»

«Non tenterò di fermarla. Aspetto da un momento all’altro Whitherspoon. Vuol buttare per aria il giardino del College.»

«Per quale motivo?» chiese Isaac Newton, sbalordito.

«Sta cercando rovine romane.»

«Ma non può scavare dappertutto per trovare rovine romane.»

Il rettore annuì vigorosamente.

«Non può, ma gli piacerebbe farlo. E’ tipico di Whitherspoon.»

Quando il rettore si mosse per accompagnarlo, Isaac Newton gli strinse la mano.

«Non si disturbi a scendere, rettore. Conosco la strada.»

Isaac Newton scese la scala ed era sul punto di uscire sulla Great Square quando il professore di storia mangiatore di pane entrò.