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«Buongiorno, Newton», disse Whitherspoon mentre i grandi baffoni bianchi da tricheco si spalancavano in un largo sorriso, come se qualche ricordo del recente passato lo divertisse ancora.

«Buongiorno, Whitherspoon», rispose Isaac Newton pensando che, sprovvisto com’era di un paio di baffoni da tricheco, non poteva tenere testa a quel tipo.

Lasciò il grande piazzale attraverso l’uscita nell’angolo nordovest. Un attimo più tardi, dopo aver svoltato a destra, raggiunse il Trinity Bridge dove Frances Haroldsen stava aspettando con la macchina. Isaac Newton s’infilò nel sedile anteriore riservato al passeggero.

«Non vuoi guidare?» chiese la ragazza.

«No. Ho bevuto vino bianco ghiacciato.»

«Disgustoso! A quest’ora del giorno!»

Frances Margaret superò il Trinity Bridge e proseguì sul viale fino alla Queen’s Road.

«Dove stiamo andando?»

«Meta ultima: la costa settentrionale del Norfolk.»

«Allora dobbiamo prendere la Ely Road.»

«Preferirei andarci passando per Norwich. Ti spiegherò poi.»

Una delle virtù di Frances Margaret era quella, rifletté Isaac Newton, di non pretendere immediatamente una spiegazione.

La ragazza disse semplicemente: «Scrooge ha messo lo scatolone con i dati di Mike Howarth nel portabagagli».

«Sarà meglio controllare per vedere se abbiamo tutto. Il computer?»

«C’è.»

«La stampante?»

«C’è.»

«Il nastro con i dati venuto dal CERN?»

«E’ nella tua cartella.»

«E la mia cartella?»

«E’ dietro, mi sono assicurata.»

«Abbiamo bisogno degli elementi orbitali della cometa di Boswell.»

«Ho la circolare dell’Unione Astronomica Internazionale con il più recente aggiornamento degli elementi.»

«Roba da mangiare?»

«Una riserva sufficiente, capo.»

«Da bere?»

«Dopo aver bevuto tutto quel vino bianco? Mi disgusti.»

Frances Haroldsen seguì la A 45 in direzione est fino al bivio della A 11, sei chilometri dopo Newmarket, proseguendo lungo l’A 11 attraverso il Breckland fino a Therford e Wymondham. Altri dodici chilometri, poi svoltò a sinistra nella deviazione di Norwich.

«Una volta superata l’università, fermati lungo la sponda erbosa», disse Isaac Newton.

Alla fine, Frances Margaret fermò la macchina sul ciglio abbastanza ampio e spense il motore.

«Adesso forse mi spiegherai il mistero, professore.»

In risposta, Isaac Newton scese dalla macchina e dopo aver rovistato nel vano portabagagli ne trasse una radioricevente portatile che consegnò a Frances Margaret.

«E’ regolata sulle onde ultracorte», disse. «Allontanati per una ventina di metri e poi accendila.»

Mentre Frances Haroldsen si allontanava, Isaac Newton scivolò nel sedile di guida e, quando vide la ragazza accendere la radio, accese il motore e poi la raggiunse, lasciando il motore in moto. Dall’altoparlante della radiolina provenivano segnali regolari a intervalli di tre secondi.

«Sono cominciati quando hai messo in moto», disse la ragazza. «Che cosa succede?»

«E’ una trasmittente applicata alla macchina», rispose Isaac Newton alzando lo sguardo verso il cielo. «Qualcuno ci sta seguendo, probabilmente in volo. Ho tenuto d’occhio la strada ma non ho notato alcuna vettura che ci seguisse.»

Frances Margaret tornò alla Mercedes e, piegata sulle ginocchia, guardò sotto il telaio.

«Dov’è?»

Isaac Newton si avvicinò, si inginocchiò a sua volta e indicò con il dito. «E’ fissata sul telaio ed è alimentata dalla batteria.»

«Attraverso l’antenna?»

«Sì», rispose Isaac Newton mentre entrambi si rialzavano.

«Perché non l’hai staccata prima di partire?»

«Perché l’A 11 è una strada ad andamento rettilineo. Sarebbe stato facile intercettarci e seguirci.»

«E adesso?»

Isaac Newton indicò la deviazione.

«Da questo punto partono molte strade, simili alle razze di una ruota, e tra qui e la costa esiste una fitta rete di strade più piccole.»

Bastarono pochi istanti per spezzare i fili che collegavano la trasmittente all’antenna della macchina, molto meno di quanto ci sarebbe voluto per trovare la trasmittente. Poi, Isaac Newton estrasse dalla tasca la cartina e il foglio con le istruzioni di Howard Baker, consegnando il tutto a Frances Margaret e dicendole: «Adesso guido io. Siamo diretti a un punto lì indicato nei pressi di Blakeney. Dovrai stare abbastanza attenta».

Seguendo le istruzioni di Frances Margaret, Isaac Newton superò un autentico labirinto di stradine fino a raggiungere una strada abbastanza larga. Dopo vari chilometri, Newton scorse un cartello indicante la strada per Blakeney e dopo alcuni chilometri ancora di strada venne quasi colto da shock.

«Ci sta seguendo una macchina della polizia», mormorò.

All’annuncio, Frances Margaret alzò gli occhi dalla cartina e si voltò per guardare attraverso il lunotto posteriore. Dopo un attimo disse: «Effettivamente è così».

«Ma non può avercela con noi. Non ho fatto nulla», continuò Isaac Newton, come per ribadire a viva voce i suoi diritti di cittadino.

«Ma in che mondo vivi, capo?» ribatté Frances Margaret. «Per principio, se hai una macchina della polizia dietro di te, quelli ce l’hanno sempre con te. Spero che il vino bianco del rettore sia scomparso a quest’ora dal tuo sangue.»

«Lo spero anch’io. Eppure continuo a non capire…»

Ciò che Isaac Newton avrebbe voluto dire venne interrotto dalla macchina della polizia che si affiancò con la luce blu lampeggiante sul tetto. Rassegnato, Isaac Newton accostò la macchina al ciglio della strada e aprì il finestrino. Un giovane agente si avvicinò e appoggiò la mano sul finestrino.

«Professor Newton?»

«Sì?»

«Abbiamo un messaggio della sua segretaria per lei, professore. Ha detto che era importante, e sembra esserlo. Abbiamo avuto parecchie difficoltà per rintracciarla.»

L’agente consegnò ad Isaac Newton un foglio di carta. Il professore lo lesse rapidamente, per dire poi con un sorriso: «La ringrazio tanto, agente. Mi dispiace che abbia avuto difficoltà a trovarmi».

Il poliziotto agitò la mano in segno di saluto mentre ritornava alla sua auto. Frances Margaret contenne la propria impazienza fino a quando la polizia non se ne fu andata. Alla fine chiese: «Di che cosa diavolo si tratta?»

«Un messaggio dall’ufficio del Primo Ministro. Siamo attesi per sabato ai Chequers.»

«Tra due giorni. Perché?»

«Non lo so. Per curiosità, immagino.»

«Curiosità per che cosa?»

«Per quello che sta succedendo.»

«Ma quelli non possono essere al corrente della storia dei segnali.»

«Proprio al corrente, no. Ma uno non diventa un personaggio politico di primo piano se non possiede un fiuto speciale per gli avvenimenti importanti. Sono al corrente del mio viaggio in Svizzera e forse persino della mia precipitosa partenza da Cambridge questo pomeriggio. Non occorre essere dei geni per fare certe congetture, se si è interessati a qualcosa, e secondo me, quelli sono interessati.»

«Questo potrebbe spiegare la trasmittente applicata alla tua macchina.»

«E perché la polizia ha dovuto sudare sette camicie per localizzarci, una volta staccato il filo», convenne Isaac Newton.

«E se tentassimo ora di seminarli per davvero?» disse Frances Margaret con espressione birichina.

«D’accordo», annuì Isaac Newton. «Ora so quando la trasmittente è stata montata sulla macchina.»

«Quando?»

«L’ultima volta che sono stato ai Chequers. Non è Shakespeare che ha detto…»

«… di non por fede nei principi», finì la frase Frances Margaret. «E d’ora in poi, credo, sarà meglio diffidare di tutti», concluse a mezza voce.