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Il cottage di Howard Baker si trovava al termine di un vialetto. La piccola costruzione era nascosta al riparo di una duna tra tanti cespugli di ginestra, non lontano dal mare. Dopo aver scaricato dalla macchina le apparecchiature elettroniche, i viveri, le lenzuola e gli asciugamani e il resto dei bagagli, Frances Margaret e Isaac Newton superarono la duna sbucando sulla spiaggia ghiaiosa investita dalle onde.
«Purtroppo, le previsioni del tempo non sono buone», osservò la ragazza.
Poi ritornarono al cottage dove Isaac Newton accese il fuoco di legna mentre Frances Margaret si accingeva a preparare il pasto. Dopo che ebbero mangiato e lavato le stoviglie, si accosciarono vicino al fuoco.
«Adesso che fuori fa buio sembra un posto abbastanza isolato», osservò Frances Margaret mentre bloccava la porta con una robusta sbarra di legno.
«Sì, il giovane Baker — è l’organista del College — dice che si può restare qui settimane senza vedere anima viva all’infuori del postino», raccontò Isaac Newton.
«Gli credo. Il posto ha l’aria di essere di solito disabitato. Sarà meglio tenere alto il fuoco.»
Così, Isaac e Frances concentrarono per un po’ i loro sforzi sul fuoco che cominciò a sprigionare un intenso calore.
Seduta a godersi il caldo, Frances Margaret disse: «Ho registrato sul nastro le coppie di numeri, pronte a essere inserite nel computer. A proposito: ecco il grafico. E’ piuttosto preciso».
Isaac Newton sorrise mentre studiava la curva a forma di U che la ragazza gli passò.
«Il rettore non è rimasto molto impressionato quando gliene ho parlato. Gli sarebbe piaciuto di più se i numeri espressi graficamente avessero messo in evidenza un mostro dagli occhi sporgenti.»
«Kurt Waldheim pensa che debba trattarsi di un elemento assolutamente fondamentale. In questo momento è impegnato nelle proiezioni SO (10).»
Isaac Newton ridacchiò di nuovo e mise altra legna sul fuoco.
«Davvero? Francamente non penso che si tratti di una cosa del genere, tutt’altro.»
«Di che cosa si tratta, secondo te?»
«Di qualcosa di molto intelligente, ma anche molto semplice.»
«Come, per esempio?» chiese Frances Margaret.
«Kurt pensa a quel tipo di messaggio sublime sui valori immutabili del mondo che potremmo essere tentati di mandare a qualcuno all’altra estremità dell’universo, solo per dimostrare quali progressi intellettuali ha compiuto la razza umana. Ma qui siamo alle prese con una cometa che passa vicinissima alla Terra, non dall’altra parte dell’universo. Può darsi che la cometa abbia captato qualcuno dei nostri segnali radio, per cui conosce la nostra esistenza. In tal caso, penso, la cometa potrebbe semplicemente desiderare di presentarsi.»
«Presentarsi?»
«Sì, per annunciare la propria presenza. Come se volesse dire: ’Ehi, sono io. Mi chiamo Boswell’.»
«Se fossi in te, mi guarderei bene dal manifestare a qualcuno quest’idea.»
«E’ la frase che Boulton, il professore di geostrofica, usa sempre: se fossi in te. Non preoccuparti, Frances Margaret. Non ho la minima intenzione di propalare le mie opinioni ai quattro venti finché non sarò in possesso di prove concrete.»
«E come possiamo ottenerle?»
«Da principio pensavo che sarebbe stato impossibile ottenere prove concrete. Poi mi sono accorto che potrebbe essere possibile, e in seguito, che potrebbe essere facile. Però mi devi dire una cosa prima che proseguiamo con il ragionamento. La cometa di Boswell è stata mai vista prima? Voglio dire, era una cometa conosciuta come quella di Halley?»
«In un primo tempo mi sono confusa pensando a una cometa di Bowell, ma poi ho controllato e constatato che non sono la stessa cosa, anche se hanno nomi quasi uguali. No, sembra che la cometa di Boswell sia arrivata da poco. Ogni anno ci sono un paio di comete nuove in arrivo.»
«Così non esisteva alcuna possibilità che l’orbita della cometa di Boswell fosse già nota?»
«Assolutamente no. Ma perché dovrebbe essere importante tutto questo?»
«Perché esclude la remota possibilità che i segnali siano stati lanciati di proposito da un satellite costruito dall’uomo. Sarebbe stato impossibile quando nessuno poteva sapere come farlo. Per lo meno, se ho ragione è così che andrà a finire. Ho cominciato col chiedermi quali potessero essere le più probabili quantità che una cometa è in grado di misurare. Ogni essere vivente, persino un topo, deve avere nel proprio organismo un qualche orologio biologico. Così, una delle possibilità di misura sarebbe quella offerta dal tempo. Supponi che nelle tue coppie (x,y) x rappresenti il tempo misurato dalla cometa. Poi vediamo che cosa potrebbe significare y. La cometa non dovrebbe essere così poco sofisticata da non riuscire a misurare il flusso della luce del Sole sulla propria superficie. Poiché il flusso di luce solare è inversamente proporzionale al quadrato della distanza della cometa dal Sole, ciò equivarrebbe a una misurazione della distanza dal Sole. Immagina ora che una misurazione del genere sia rappresentata dal numero y. Poi, dato che una cometa si avvicina al passaggio del perielio e poi si allontana di nuovo dal Sole, y diminuirebbe fino a un minimo per poi riprendere la propria crescita. Così, se tu volessi rappresentare con un grafico le coppie (x,y)…»
«… avrei una curva a forma di U!» esclamò Frances Margaret.
«Finora tutto fila a meraviglia», annuì Isaac Newton. «Ma la curva a forma di U da noi tracciata è quella giusta? Ecco il grande problema. Vedi, ogni valore indicante l’ellitticità dell’orbita della cometa dà luogo a differenti valori invariabili lungo la curva, come direbbe Kurt Waldheim. Così resta da domandarsi se la curva delle tue coppie (x,y) offra valori invariabili che corrispondono alla nota ellitticità della cometa di Boswell.»
«Il che non dovrebbe essere troppo difficile da scoprire», disse Frances Haroldsen in un impeto di fiducia.
«Non troppo difficile, ma un tantino complicato. Dobbiamo tenere conto di tre fattori di disturbo. Non conosciamo il punto zero dell’orologio biologico della cometa, e così non conosciamo neppure le unità delle quali la cometa si serve per misurare la distanza e il tempo.»
«Possiamo regolare i nostri orologi uno sull’altro dal momento in cui la cometa passa in perielio», suggerì Frances Margaret immediatamente, «sottraendo da ogni x quella x particolare quando y è al minimo. Ma come fare a proposito delle unità?»
«Beh», proseguì Isaac Newton, «immagina di dividere ogni valore di y per il valore minimo di y. In tal caso l’unità sarà rappresentata dalle distanze espresse in termini della distanza dal perielio. Quando avremo fatto entrambe queste cose, chiama le risultanti coppie della cometa (X,Y). Poi proseguiamo nel calcolo delle coppie per conto nostro in questo modo: per ogni distanza eliocentrica da una coppia (X,Y) a quella successiva ci serviamo dell’orbita nota della cometa per determinare il cambiamento della longitudine eliocentrica. Poi ci serviamo della legge delle aree di Keplero per calcolare le corrispondenti fasi nel tempo che chiamiamo T. Così arriviamo mediante i calcoli a una sequenza di coppie (T,Y), dove i valori di Y sono identici a quelli espressi nelle coppie (X,Y) della cometa.»
«Inoltre sorge la domanda se i nostri valori T sono identici ai valori X della cometa», concluse Frances Margaret con un rapido sorriso per dire che aveva compreso.
«Identici, fatta eccezione per un fattore di scala, dovuto alle differenti unità dell’orologio. E se sono realmente identici, tutti gli scettici dell’universo non potranno negare che questi segnali vengono dalla cometa di Boswell. OK?» fece Isaac Newton.
«OK!» convenne Frances Margaret. «Ma perché non abbiamo sistemato questa faccenda a Ginevra? Sarebbe stato facile.»