«Che cosa propone di fare allora?» chiese il Primo Ministro.
«Dobbiamo rispondere alla trasmissione. Usando la stessa lunghezza d’onda, con lo stesso sistema di pulsazioni e con un messaggio simile. Coppie di numeri in cifra, indicanti il tempo e la distanza aggiornata della cometa dal Sole — con le nostre «misure».»
«Il che sarebbe la prova palese che abbiamo ricevuto e capito i segnali lanciati dalla cometa», annuì il Cancelliere. «Quali sono gli intoppi, se posso chiederlo?»
«Che la cometa di Boswell continua ad allontanarsi. Può darsi che la distanza sia diventata ormai eccessiva quando saremo riusciti a mettere un satellite in posizione per effettuare la trasmissione. In tal caso dovremmo dirigere la trasmissione verso la cometa di Halley che ora si sta avvicinando a noi.»
«La cometa di Halley andrebbe molto meglio dal punto di vista delle pubbliche relazioni», disse il Primo Ministro con entusiasmo. «Anzi: la cometa di Halley avrebbe una formidabile influenza dal punto di vista delle pubbliche relazioni. Non che queste debbano essere naturalmente la nostra preoccupazione principale, immagino.»
«Ma lo è», disse il Cancelliere, «lo è sempre. E lei spererebbe in una risposta?» chiese ad Isaac Newton.
«Sì, ma dobbiamo procedere come in una partita a scacchi, una mossa dopo l’altra. Se supponiamo che i primi segnali abbiano uno scopo preciso, possiamo aspettarci una risposta. Quando vedremo di che cosa si tratta…»
«… faremo a nostra volta un’altra mossa», annuì il Cancelliere.
«Sai, Godfrey, se riusciamo a provocare una reazione della cometa di Halley…» cominciò il Primo Ministro.
«Ti vedi già circondato da un alone di gloria?» chiese ridendo il Cancelliere.
«Qualcosa del genere», ammise il Primo Ministro.
«Sempre che facciamo in tempo a mettere in orbita un satellite. Ecco il problema logistico», interloquì Isaac Newton.
«In fondo, tutto il programma dei satelliti inglesi rientra nella competenza del CERC. E’ anche questo un problema?»
«Se questa iniziativa dovesse essere posta alle dipendenze del CERC, Primo Ministro, si trasformerebbe in un problema insolubile.»
«A prescindere dal fatto che lei, a quanto pare, non riesce ad andare d’accordo con il Consiglio delle Ricerche, può indicarmi qualche altro motivo?»
«Il CERC ha detto chiaro e tondo che il Consiglio non crede in segnali provenienti da comete.»
«Dopo gli ultimi risultati ottenuti da lei, sarebbe certamente costretto a crederci.»
«Con riluttanza, forse. Tuttavia non ritengo che il Consiglio delle Ricerche, costretto a cedere suo malgrado, si darebbe molto da fare. Inoltre, dato il poco tempo disponibile, avrebbe la scusa per mandare a monte tutto. Inoltre, non molto tempo fa lei mi ha chiesto di ritornare da Ginevra per una questione di principio — ricorda, no? — per aiutare le università. Ma se tutte le volte che un’università fa una scoperta, il governo poi gliela porta via, il principio si svuota un tantino, non le pare? Questo progetto è cominciato con Cambridge e dovrebbe restare affidato a Cambridge.»
«Quanto costerà? Dieci milioni, o di più?»
«Penso di sì. Tuttavia dovremmo informarci bene in partenza sui prezzi prima di essere in grado di fare un preventivo attendibile.»
«Senti, Godfrey, come si potrebbero mettere a disposizione di Cambridge dieci milioni?»
«Un finanziamento specifico per la ricerca può essere predisposto in linea di principio tramite il comitato per i finanziamenti alle università», rispose il Cancelliere. «Ma un finanziamento di queste dimensioni provocherebbe un mucchio di discussioni per cui dubito che si riuscirebbe a portare la cosa a termine in tempo.»
«Non sarebbe possibile», convenne Isaac Newton. «L’Università di Cambridge perderebbe mesi per discutere le clausole anche meno importanti prima ancora di accettare un finanziamento di quelle dimensioni. L’esperienza m’insegna che sarebbe sbagliato servirsi di un organo come il comitato per i finanziamenti alle università che deve occuparsi di compiti ben più ampi di questo progetto particolare. Noi abbiamo bisogno di un’organizzazione collegata direttamente con il progetto, e con nient’altro.»
«Secondo me non esiste il mezzo», disse il Cancelliere con riluttanza, «che consenta alla Tesoreria di concedere un finanziamento direttamente al Cavendish Laboratory. I soldi devono passare dalla Tesoreria a un funzionario amministrativo accreditato dal governo. Il comitato per i finanziamenti alle università ha la qualifica di funzionario amministrativo accreditato, mentre le singole università non ce l’hanno, e tanto meno i singoli istituti nell’ambito di un’università.»
«E’ questo il motivo per cui abbiamo il sistema dei consigli di ricerca, con i consigli in funzione di organi amministrativi», spiegò il Primo Ministro.
Frances Haroldsen sollevò improvvisamente lo sguardo dagli appunti. «Posso fare una domanda? Chi era l’organo amministrativo, responsabile dei soldi che mantenevano in vita il «think-tank» (11) del Primo Ministro? Voglio dire, nei giorni in cui esisteva quest’organo…»
«La Tesoreria mise a disposizione del Primo Ministro un piccolo fondo.»
«Perché la Tesoreria non può mettere a disposizione dell’ufficio del Primo Ministro un fondo più consistente?»
«Darebbe troppo nell’occhio», rispose ancora il Cancelliere.
«Il progetto in esame darà effettivamente molto nell’occhio, comunque lo si realizzi. Se verrà realizzato. E in tal caso, il fatto che darà un tantino più nell’occhio non importerà gran che. E’ preferibile conseguire un successo che dà nell’occhio mediante l’intervento dell’ufficio del Primo Ministro anziché trovarsi alle prese con un’iniziativa fallita del Consiglio delle Ricerche», concluse Frances Margaret Haroldsen con voce ferma.
«Mentre prendiamo in esame questa faccenda, sarà bene che mi diciate che cosa volete bere», disse il Primo Ministro, dirigendosi dal tavolo verso il bar. «Godfrey?»
«Gin and tonic, per favore.»
«Professor Newton?»
«Sherry secco, per favore.»
«La signorina segretaria?»
«Un bicchierone di succo di pomodoro con salsa Worcester, per favore. Ma lasci che me ne occupi io, Primo Ministro.»
Quando ripresero a parlare, Isaac Newton bevve un sorso di sherry e cominciò: «Vorrei sviluppare un tantino quell’idea. Immaginiamo che l’ufficio del Primo Ministro nomini un comitato direttivo, una specie di consiglio d’amministrazione del progetto, con tre consiglieri forniti da voi e tre dall’ambiente scientifico. Il comitato affida al Cavendish Laboratory il compito di coordinare il progetto».
«E con i contratti, come la mettiamo? Voglio dire, come dovranno essere concepiti?» chiese immediatamente il Cancelliere.
«Il laboratorio presenterebbe raccomandazioni di natura tecnica al comitato, ma la responsabilità di stipulare i contratti toccherebbe al comitato stesso.»
«E il laboratorio, come dovrà essere finanziato?»
«In base al sistema ’rimborso costi più addizionale’.»
«Controllati dal comitato?»
«Sì, naturalmente.»
«E come dovrà essere nominato questo comitato?» chiese il Primo Ministro, ormai interessato.
«Proviamo a immaginarlo a titolo sperimentale», rispose Isaac Newton. «Nominiamo un comitato provvisorio in attesa della consacrazione ufficiale. La presidenza tocca naturalmente al Primo Ministro. Questi nomina ovviamente un altro membro del comitato, e altrettanto fa il Cancelliere dello Scacchiere. Ora, poiché il Cancelliere non nominerebbe mai se stesso, il Primo Ministro nomina il Cancelliere, e il Cancelliere nomina un funzionario della Tesoreria, un funzionario che ha il compito di gestire l’amministrazione del comitato, in perfetto ordine, fino ai minimi particolari.»