Bristow annuì e disse: «Lei si sta avvicinando ora al punto realmente delicato. Può darsi che il Consiglio delle Ricerche possieda del materiale capace di demolire tutto il suo apparato. Non solo il suo articolo, ma anche tutte le leve ad alto livello politico che lei ha messo in moto».
«Perché possano essere messe in moto bisogna aspettare la pubblicazione dell’articolo, immagino», osservò Isaac Newton, un tantino a disagio.
«Ovviamente», annuì Bristow di nuovo. «In vista delle sue relazioni un po’ tese con il Consiglio le conviene indubbiamente riflettere sulla posizione che ha assunto.»
Isaac Newton sorrise amaramente e disse: «Beh, pensavo che avremmo finito col litigare, lei e io. Invece, vorrei ringraziarla, dottor Bristow. Che ne direbbe se la invitassi a fermarsi a cena stasera qui al Trinity?»
«Grazie, sì. Ma poiché intendo tornare in città stasera, sarebbe molto ineducato da parte mia se me ne andassi già alle otto e mezzo o alle nove?»
«Nient’affatto. Lei potrebbe andarsene al termine della cena vera e propria, prima che i Fellows salgano per bersi il bicchiere di porto.»
«Sempre la vecchia vita di Cambridge, eh?»
«Proprio così. Io sono rimasto lontano per tredici anni, ma non ho notato alcuna differenza.»
«Forse è un bene che certi luoghi non cambino mai. Le dispiacerebbe se passassi ad altro argomento?» chiese Bristow. «Corre voce che abbiate difficoltà ad acquistare spazio per i satelliti.»
«Voce di volgo o voce vigorosa, come dice Shakespeare?»
«Voce vigorosa, credo.»
«Le trattative proseguono.»
«Trattative difficili?»
«Ovviamente.»
Ma riuscirete a ottenere lo spazio?»
«Non ne dubito.»
«In che cosa consiste allora il problema?»
«Lo ha menzionato lei stesso, quando ha detto che siamo alle prese con un’ipotesi inaccettabile.»
«A proposito», lo interruppe Bristow, «considero confidenziale tutto ciò che lei mi sta raccontando. Ma quando queste cose compariranno sulla stampa, la rivista «Nature» sarà costretta a fare i suoi commenti. E quando lo faremo, sarà meglio per tutti avere commenti basati su informazioni esatte anziché su speculazioni e idee campate in aria. Con un comitato formato sotto la presidenza del Primo Ministro i commenti sono inevitabili.»
«Lo so benissimo. Anzi, sembra che io stesso non abbia fatto altro che provocare commenti sin dal giorno in cui sono venuto qui, di ritorno dal CERN. Ovviamente, chiunque in possesso di spazio in eccesso per i satelliti nel prossimo anno sa che siamo disposti a comprare. E altrettanto ovviamente le relazioni politiche ad alto livello del Comitato per il Progetto Halley implicano che saremo disposti a pagare bene per acquistare lo spazio.»
«Non occorre essere geni per capirlo. Così, in realtà siete nelle peste?» fece Bristow.
«Sì e no. Lei non mi crederà, ma non siamo con l’acqua alla gola per i soldi. Anzi: i soldi non sono un problema per noi. Si tratta di somme non abbastanza rilevanti per assumere un’importanza politica. Quando i governi spendono miliardi, le differenze tra dieci e venti milioni non sono importanti. Non lo sono neppure per il CERN.»
«In tal caso continuo a non capire dove sta il problema.»
«Il problema consiste nell’inaccettabilità dell’ipotesi. Data la stessa natura di un’ipotesi inaccettabile, le sue conseguenze hanno un effetto dirompente se l’ipotesi si rivela giusta. Così, chiunque sia in grado di venderci dello spazio per satelliti ne vorrebbe approfittare per entrar a far parte del progetto, sempre che, naturalmente, l’ipotesi si riveli giusta. D’altra parte, chi vende questo spazio vorrebbe essere lontano mille miglia da noi se l’ipotesi dovesse rivelarsi sbagliata. Che i poveri vecchi inglesi se la vedano un po’ loro, se l’ipotesi è sbagliata. Ma se è giusta, mettiamoci con loro. Proteggersi le spalle con una doppia scommessa, come del resto sta facendo lei stesso con la pubblicazione del nostro articolo.»
«Concludendo un contratto con opzione, immagino?» annuì Bristow, ignorando l’osservazione sfottente di Isaac Newton.
«Con l’opzione di entrare a far parte del progetto in un secondo tempo, sì.»
«Se la data della decisione precede il lancio del satellite, tutto va bene, no?»
Isaac Newton scoppiò a ridere. «Nessuno potrebbe avere la faccia tosta di chiedere un’opzione «posticipata» rispetto al lancio del satellite», disse. «Ciò che lei chiede è una data per l’opzione riferita ai suoi problemi di bilancio interni. Lei afferma di non sapere ancora se sarà in grado di trovare i soldi per partecipare all’impresa, anche se, naturalmente, le piacerebbe tanto partecipare. Questa è la versione alla quale rimane aggrappato.»
«Con i problemi di bilancio che si risolvono da soli dopo il lancio del satellite, immagino?»
«Questo è il trucco. Che si risolvono a corsa finita.»
«Meno male che dobbiamo occuparci solo di squallidi problemi commerciali», fece Bristow. «Buona fortuna!»
Dopo aver dato un’occhiata all’orologio, Isaac Newton osservò: «A proposito, ho promesso al rettore del Trinity di andare da lui prima di cena. Non vedo perché lei non dovrebbe venire, anche se dovrò chiederle scusa un attimo nel caso il rettore volesse parlarmi in privato».
«Questo si capisce, naturalmente», annuì Bristow.
Il rettore del Trinity College avanzò con passo strascicato quando Isaac Newton introdusse Alan Bristow nel soggiorno del suo alloggio. «Posso presentarle il mio ospite, rettore? Il dottor Alan Bristow, direttore di «Nature». E’ venuto nel pomeriggio per discutere la pubblicazione del nostro articolo.»
««Nature», il temuto settimanale!» esclamò il rettore. «In realtà volevo vederla proprio a proposito del suo articolo, Newton. Ho tentato di leggerlo come deve fare un coscienzioso membro del comitato. Così può stare ad ascoltare, dottor Bristow, se lo desidera. Oppure può versarsi da bere dalla credenza in fondo alla stanza, se la sua vista arriva fino a lì. Oppure può esaminare l’argenteria. Ne abbiamo un mucchio nel College. Oppure può fare tutt’e tre le cose insieme», disse il rettore con la sua voce sonora. «Quelli che mi preoccupano sono i suoi segnali a punti e linee, Newton. Lei continua a sottolineare il fatto che le onde dei segnali sono molto lunghe, troppo lunghe per raggiungere la terra attraverso questa ionosfera, come la chiama lei.»
«Esattamente, rettore.»
«Allora, come sono stati ricevuti questi segnali, a terra? O il satellite è stato fatto rientrare in qualche maniera?»
«No, il satellite non è stato fatto rientrare. E’ accaduto invece che lo schema di punti e linee è stato ricevuto dal satellite mediante una ricevente a onde lunghe. La trasmissione è stata registrata e poi ritrasmessa a terra con onde più corte che sono riuscite a penetrare facilmente attraverso la ionosfera. Questa è l’essenza della telemetria coi satelliti. Il satellite accumula dati acquisiti con vari strumenti nella maniera più adatta agli strumenti stessi, e poi ritrasmette i dati nel modo più opportuno perché raggiungano la terra. E’ un processo a due fasi.»
««Aha»! Sapevo che doveva esserci una spiegazione. C’è sempre quando si ha a che fare con voialtri scienziati. Così, questo dottor Howarth era uno stregone della telemetria, un esperto che se la intendeva di punti e linee. Benché non riesca a capire come sia finito dopo mezzanotte seduto al nostro organo, morto. Sto pensando di farne un pezzo teatrale. Sono ancora alla ricerca dei personaggi. Ecco perché sono contento di aver conosciuto lei, dottor Bristow.»
Erano quasi le nove di sera quando Isaac Newton entrò con la macchina nel viale di accesso della casa di Boulton nella Adams Road. Frances Haroldsen era via, ancora intenta a esercitare il suo fascino a Washington. Kurt Waldheim era occupato in maniera simile in Germania. Così, Isaac Newton era rimasto solo a risentire gli effetti della tempesta che la visita di Alan Bristow aveva scatenato a ciel sereno.