«Per quel che posso vedere», disse, «il Consiglio non avrebbe mai preso un provvedimento così drastico se non fosse stato in possesso di prove assolutamente irrefutabili. L’altro gruppo universitario deve perciò aver presentato prove concrete, sotto forma dei segnali che Howarth ha ottenuto grazie all’impiego illecito delle risorse. Immagino che queste prove siano state inviate al Consiglio?»
«Certamente. Per lo meno da quanto ne ho capito io.»
«E lei le ha ancora tra la sua documentazione?»
«Direi.»
«Potrebbe accertarsene?»
«Certo che potrei. Ma perché?»
«Glielo spiegherò volentieri se lei avrà prima la bontà di controllare che questi segnali si trovano tra la sua documentazione. In caso contrario, la rescissione del contratto di Howarth sarebbe stata in realtà uno sbaglio, non le pare? Una mossa molto arbitraria, per non dire di peggio.»
«Certamente non vorrà mettere in dubbio la nostra buona fede?»
«No, non lo faccio, Sir Anthony. Ciò che sto dicendo è che non possiamo seppellire l’ascia di guerra finché non vedremo le prove concrete sul tavolo. Dopo tutto abbiamo un morto per le mani.»
Anthony Marshall si allontanò dalla scrivania camminando silenziosamente sulla moquette e si affacciò alla porta che dava accesso all’ufficio delle segretarie. Apertala, esclamò: «Signorina Brownlee, potrebbe portarmi la documentazione sul dottor Michael Howarth e sui nostri contratti con il Cavendish Laboratory?»
Poi Marshall si rivolse ad Isaac Newton dicendo con l’aria di chi stia affrontando l’ignoto: «Sono un tantino sorpreso che non ci abbiate chiesto se abbiamo dello spazio per satelliti disponibile».
«Perché voi dovete comprare questo spazio proprio come dobbiamo comprarlo noi. Immaginavo che non potevate avere effettuato acquisti eccedenti i vostri bisogni, non con le ristrettezze finanziarie che stiamo attraversando», rispose Isaac Newton. «Pensavo che sul mercato ci fossero solo quelli in possesso di rampe di lancio. Certo il vostro spazio per satelliti è già assegnato per anni e anni, no?»
«Sulla carta, sì. Ma quando si ha una «pipeline» in funzione, è sempre possibile estendere nel tempo alcuni programmi.»
«Non mi piacerebbe affatto farmi largo a spintoni tra gli altri; non diventerei molto simpatico alla gente.»
«Ecco un sentimento che non ho sentito esprimere spesso in quest’ufficio», rispose Marshall con un amaro sorriso. «Un qualsiasi pretesto — e lo fanno sembrare sempre molto plausibile — ha di solito lo scopo di giustificare la sopraffazione degli altri.»
La signora Brownlee sembrava un tantino più anziana delle altre segretarie che Isaac Newton aveva visto fino a quel momento. Entrò con una pila di cartelle sul braccio, che depose con cura sulla scrivania di Marshall.
«Non sono interessato agli argomenti personali o riservati», spiegò Isaac Newton per rassicurare Marshall, «m’interessano solo i segnali, le prove concrete, ammesso che le abbiate e non ve le siate immaginate.»
Dopo aver esaminato per alcuni minuti il contenuto delle cartelle, Marshall esclamò: «C’è un mucchio di roba tecnica, qui. Naturalmente, sapevo che c’era».
Isaac Newton si alzò dalla sedia, più calmo all’apparenza di quanto lo fosse in realtà. Marshall posò la cartella aperta sulla scrivania ed entrambi la guardarono. Isaac Newton vide che si trattava di una registrazione di segnali. Si mise a sfogliare, come per caso, le pagine finché non arrivò a una registrazione di buona qualità, al che disse: «Lei aveva in mente qualcosa di più importante. Aveva l’aria di volermi fare una proposta».
«Ha già pensato che cosa farete se il vostro satellite dovesse esplodere durante il lancio?»
«Ovviamente avremo bisogno di un altro satellite. Ma avremo bisogno comunque di un altro satellite, anche se il primo lancio dovesse essere realizzato senza intoppi. Inevitabilmente ne avremo bisogno un altro e poi di un altro e di un altro ancora. Perché non mettiamo le carte in tavola, allora? Che cosa volete in cambio?»
Anthony Marshall si appoggiò allo schienale della poltrona girevole. Soppesò Isaac Newton per un lungo momento con lo sguardo, dicendo poi: «Un membro del Consiglio delle Ricerche nel Comitato Halley».
«Lo immaginavo», annuì Isaac Newton. «Mi dia qualche minuto per rifletterci sopra. Intanto, lei potrebbe far fotocopiare quel foglio con i segnali.»
«E’ per questo che è venuto qui?»
«Sì, non mi aspettavo di restare coinvolto nella faccenda ben più importante che lei ha messo sul tappeto. C’era una lacuna nella registrazione di Howarth, vede, e noi abbiamo bisogno di questo pezzo mancante per assicurare la continuità nel tempo delle registrazioni.»
Anthony Marshall prese il foglio e lo portò nell’ufficio delle segretarie, lasciando Isaac Newton dapprima a rimproverarsi per essere diventato un simile bugiardo e poi a immergersi nelle proprie elucubrazioni al punto di non accorgersi del suo ritorno. Si domandò come la notizia dell’articolo scritto da Mike Howarth, Frances Haroldsen, Kurt Waldheim e lui fosse andata a finire d’incanto dalla redazione di «Nature» al Consiglio delle Ricerche a Swindon. Proprio a quell’articolo doveva essere dovuta l’ansia di Marshall di far parte del Comitato per il Progetto. Credeva all’assicurazione data da Alan Bristow secondo il quale l’articolo non era stato mandato in esame ad alcun consulente. Ma qualcuno che lo aveva visto ne aveva parlato con un’altra persona. E così, la notizia si era sparsa con una specie di tam-tam. Nella scienza esisteva un solo modo per conservare un segreto: non parlarne con nessuno. Ad alta voce, Isaac Newton disse: «Devo confessare una cosa. Tra i doni che posso fare non c’è il posto nel Comitato Halley».
«Questo lo capisco. Ma credo che possa ottenerlo, se è deciso a ottenerlo.»
«Posso «provare».»
«E io «posso» provare a provvedere un satellite di riserva.»
«Se mi mandasse le specifiche? Prenderemo le decisioni definitive riguardanti il progetto abbastanza presto.»
La signora Brownlee entrò con un certo numero di fotocopie riunite in una cartella che consegnò ad Isaac Newton. Questi, senza far capire che quei fogli erano per lui più preziosi dell’oro, osservò: «Sono sorpreso che lei non abbia paura di coinvolgere il Consiglio delle Ricerche in un’impresa che potrebbe finire male».
Marshall lanciò una lunga occhiata ad Isaac Newton e rispose: «Sarei preoccupato se dovessimo andarci noi di mezzo. Ma quello è un privilegio vostro, non le pare?»
La stessa segretaria accompagnò Isaac Newton attraverso il labirinto di corridoi e ascensori fino all’ingresso del palazzo. Mentre attraversava il ponte pedonale sopra la ferrovia, egli rifletté che questa era la prima volta in vita sua in cui aveva vinto ogni battaglia, ma era riuscito a perdere la guerra. Il risultato migliore che poteva ottenere era quello di placare l’orrendo dubbio provocato in lui da Alan Bristow, mentre la cosa migliore che il Consiglio delle Ricerche poteva ottenere era quella di insinuarsi nel Progetto. Poi, però, giunse alla conclusione che non avrebbe potuto agire diversamente senza venir meno a quelli che lo appoggiavano.
Mezz’ora dopo aver raggiunto la macchina correva già sulla M 4 verso Londra. Era ampiamente in tempo per prendere il volo notturno per Ginevra. Sarebbe bastata una mattinata per digitare i fogli fotocopiati. Poi ci sarebbero voluti solo pochi minuti per scoprire se la parte autentica della registrazione dei segnali era omologa alla parte della registrazione di Mike Howarth. Se lo era, il minaccioso fantasma poteva considerarsi allontanato per sempre e lui sarebbe potuto ritornare a Cambridge l’indomani sera. Se non fosse stata omologa, avrebbe fatto meglio a restare a Ginevra… per sempre.