Le prime voci dell’ordine del giorno contemplavano argomenti come la provocazione di disordini nell’America Centrale, il finanziamento del movimento antinucleare europeo con soldi opportunamente mimetizzati, e la diffusione in tutta l’Europa di notizie destinate a favorire la disinformazione e il caos. Per essere sinceri, si trattava di argomenti che facevano oramai scendere il latte alle ginocchia. Tutti, invece, stavano aspettando la settima voce dell’ordine del giorno, ma molte tazze di caffè vennero bevute prima che si arrivasse a quel punto. Tutti si davano da fare, come al solito, per piazzare per primi le proprie barzellette, e il Numero Dodici, in ascesa, notò con soddisfazione come il Numero Undici fosse lento a capire tutte le volte che gli altri membri scoppiavano a ridere. Rideva a scoppio ritardato. Il Numero Undici riusciva, questo era vero, a mascherare la propria scarsa presenza di spirito per prorompere, seppure in ritardo, in formidabili risate che si diffondevano in tutta l’aula, ma il Numero Dodici, in ascesa, sapeva come stavano veramente le cose. Altrimenti non sarebbe stato in ascesa, naturalmente. Il Numero Dodici intuì la verità: il Numero Undici stava diventando sordo.
Il settimo punto dell’ordine del giorno conteneva la notizia più inattendibile finora emersa nel corso degli anni. Dall’Inghilterra veniva segnalato un messaggio intelligente proveniente da una cometa… una cometa! A chi se non agli inglesi, fermi ancora agli archi e alle frecce, poteva essere venuta una simile idea? E questo nell’era delle rampe di lancio e dei veicoli spaziali. Con l’idea di ottenere un vantaggio sul Numero Dodici che stava incalzando, il Numero Undici esplose in una risata che sembrava l’abbaiare di un cane e che riecheggiò dalle pareti dell’aula quando venne introdotto il punto sette dell’ordine del giorno.
Il Numero Tre intervenne nella discussione nella solita maniera subdola e malvagia. Era privo di senso dell’umorismo come tutti quelli del K.G.B. Cominciò a spiegare in maniera piuttosto diffusa che da agenti operanti in Inghilterra sotto le spoglie di una ditta di traslochi erano arrivate informazioni particolareggiate. Fraintendendolo, e deciso a essere una volta tanto il primo, il Numero Undici sbuffò sonoramente nello stile di un cavallo che sta nitrendo.
Il Numero Tre continuò con una malvagità ancora maggiore, mettendo in rilievo che molti sforzi venivano compiuti nel campo delle ricerche riguardanti le comete sia negli Stati Uniti sia in Germania. I giapponesi, dei quali si sapeva che già stavano elaborando un ambizioso programma in questo campo, erano in procinto di potenziare i loro sforzi, secondo le segnalazioni ricevute. Tutto questo era accaduto subito dopo gli avvenimenti in Gran Bretagna, il che, secondo l’opinione dell’AOK (Disinformazione Extraterrestre), stava a dimostrare che gli avvenimenti in parola venivano presi sul serio. Fatte queste osservazioni, il Numero Tre aspirò con il naso in segno di disprezzo. Fu solo un rumore debole, ma ai membri del Politburo sembrò sonoro quanto la risata del Numero Undici.
Il Numero Due volle sapere a questo punto che cosa desse al Numero Tre la certezza di non trovarsi alle prese con un caso di disinformazione, un trucco per dirottare gli sforzi sovietici nel campo dell’alta tecnologia verso attività futili. «Ricordatevi», disse, rivolto a tutti i membri, «che i greci dicono la verità una sola volta all’anno.»
Il vecchio proverbio russo produsse un turbinio nella mente del Numero Dodici. Qui bisogna spiegare al lettore che mentre quasi tutte le società hanno inventato quattro o cinque classi per suddividere la gente, i russi ne hanno inventato un centinaio. Lo stesso Politburo era diviso in classi. I membri dal Numero Uno al Numero Undici venivano considerati «membri di pieno diritto», quelli dal Numero Dodici al Numero Diciannove si trovavano invece nella posizione inferiore di «candidati». Così, il Numero Dodici si trovava alla vigilia di un vero e proprio salto quantistico. Da ciò il lavorio mentale che provocò la sua immediata risposta al Numero Due, per cui il Numero Tre non ebbe il tempo materiale di rispondere — e in certo senso fu un sollievo.
«Mi viene in mente», disse il Numero Dodici, «che possiamo ridere quando vogliamo se ci facciamo il solletico.»
Al che, il Numero Undici esplose nella risata più sonora di quella mattina. Ma siccome nessuno si associò a lui, il Numero Undici seppe di aver fatto un altro sbaglio, per cui lo scroscio di risa morì in un singhiozzo, come se gli fosse improvvisamente venuto meno il fiato.
«Ciò che avevo in mente», continuò il Numero Dodici senza scomporsi, «è che possiamo volgere questa faccenda a nostro vantaggio senza rimetterci gran che.»
Qui si fermò. Il Numero Uno annuì e chiese: «Che cosa ha in mente?»
Il Numero Dodici cominciò a parlare lentamente, scegliendo con cura le parole: «Penso che se segnali intelligenti stanno arrivando sulla Terra dallo spazio, sarebbe una buona idea mandare qualche segnale da parte nostra. Sarebbe facile predisporre un veicolo che trasmetta un messaggio in forma intelligibile, un messaggio che «noi» possiamo decifrare, ma gli altri no».
«E in che cosa consisterebbe il vantaggio per noi?» volle sapere il Numero Tre.
«Il messaggio potrebbe contenere importanti implicazioni sociologiche.»
«Che sarebbero evidenti per la nostra gente che si troverebbe nella condizione di trarne vantaggio, anche se gli altri non dovessero farlo», convenne il Numero Uno.
Così, il Politburo riunito decise di lanciare una stazione spaziale con il compito di trasmettere alla Terra un’interpretazione marxista-leninista della società, della vita in genere, e dell’intero universo. Il Numero Dieci, che aveva avuto la disgrazia di tagliarsi quella mattina con il rasoio fabbricato in Francia, urtò inavvertitamente il puntolino di sangue rappreso per cui la ferita si rimise a sanguinare. Non ci sarebbe voluto molto, pensò mentre si tamponava la ferita, perché il Numero Dodici gli fosse alle calcagna, visto che il povero vecchio Numero Undici stava per essere estromesso. Il Numero Dieci fece ogni sforzo per richiamare alla memoria qualche proverbio che potesse stare alla pari con quello citato dal Numero Due, ma gliene venne in mente uno solo: «Nello stagno delle bugie nuotano solo i pesci morti».
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«Non è ammissibile che dei civili siano coinvolti in una qualche forma di attività extraterrestre relativa a segnali intelligibili», disse il generale a cinque stelle al capo dell’amministrazione della NASA.
«Ma se non siamo ancora sicuri di aver a che fare con segnali intelligibili», ribatté con calma il capo della NASA, sperando che il vecchio adagio per cui le parole suadenti riescono a frenare gli impeti selvaggi si rivelasse rispondente a verità.
«Si tratti di comete o di qualsiasi altra cosa», insisté il generale a cinque stelle continuando con impegno a trarre sbuffi dal sigaro.
«Significherebbe interrompere un programma promettente», obiettò il capo della NASA, «nel quale gli inglesi e i tedeschi sono comunque già impegnati.»
«La capacità inglese equivale a zero e i tedeschi non si trovano in acque molto migliori. Così non ho preoccupazioni in quel campo», rispose il generale con voce sonora, fumando il sigaro pressappoco come il presidente della Federal Reserve, al cui tesoro il generale aspirava per finanziare il Pentagono, imitando in questo i suoi omologhi nell’Unione Sovietica.
«Secondo me, tanto varrebbe stabilire delle regole che definiscano esattamente la nostra posizione», continuò il capo della NASA con un tono conciliante che non corrispondeva ai suoi reali sentimenti.
Per il capo della NASA, il problema non era tanto quello di stabilire quale fosse la posizione della NASA nei confronti del Pentagono quanto di sapere che cosa ne pensasse la Casa Bianca. Il capo della NASA sospettava — ed ecco il motivo del suo ritegno e del fatto che era venuto al Pentagono con il cappello in mano su richiesta del generale, invece di dire al generale di venire lui alla sede della NASA se aveva da dirgli qualcosa — che la Casa Bianca doveva aver già preso una decisione a lui sfavorevole. Con le relazioni internazionali tese com’erano in quel momento, questo era più che probabile.