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Poiché la Svizzera è un paese ordinato, tutti i leader politici raggiunsero in volo l’aeroporto di Zurigo da dove vennero trasferiti in macchina, passando per Saint Moritz, al confine italiano nei pressi di Chiavenna e da qui al Lago di Como. Gli esperti di misure di sicurezza avevano considerato meno pericoloso questo percorso che non quello passante per Milano. Le misure di sicurezza possono essere infatti rese molto più efficaci in presenza di un percorso stretto e facile da sorvegliare che non in una regione vasta con una grande rete stradale.

Isaac Newton e Frances Haroldsen passarono comunque per Ginevra. Lo scopo della loro presenza al vertice era quello di rassicurare il Primo Ministro britannico per quanto riguardava la realtà dei segnali provenienti dalle comete. Tutto ciò in vista delle osservazioni denigratorie indirizzate pubblicamente o privatamente al Primo Ministro, e provenienti da fonti americane in seguito ai cambiamenti avvenuti nella politica spaziale degli Stati Uniti — il trasferimento della responsabilità per il Programma Cometa Halley dalla NASA al Pentagono.

Il professore e la ragazza vennero accolti all’aeroporto di Ginevra da Kurt e Rosie Waldheim e portati in macchina allo châlet dei Waldheim a Wengen, nella valle del Lauterbrunnen. Siccome c’era ancora neve sulle montagne, la comitiva si servì degli ski-lift per trascorrere una giornata sugli sci prima di occuparsi dei particolari delle più recenti scoperte di Kurt Waldheim, scoperte emerse dai nastri fatti uscire di contrabbando dagli Stati Uniti a opera di Frances Haroldsen.

Quella sera, dopo cena, davanti al camino acceso, Kurt Waldheim disse: «Beh, è interessante che la cometa di Halley non si serva di punti decimali, perché ha un’unità di tempo molto minore e anche un’unità di distanza più piccola dell’altra cometa. Così, tutto è arrotondato a numeri interi».

Isaac Newton sapeva per lunga esperienza che non bisognava sollecitare Kurt Waldheim ad affrontare l’argomento principale. Così si accontentò di chiedere: «Vorrei sapere se l’unità di tempo si trova in qualche rapporto con il periodo di rivoluzione della cometa di Halley intorno al Sole, che è di circa settantasei anni, se non sbaglio».

«Combinando le unità al quadrato e aggiungendo pi-greco potresti sempre ritrovarlo, immagino.»

«Oppure, l’unità di tempo potrebbe essere messa in relazione con la rotazione della cometa di Halley», interloquì Frances Margaret.

«Ma la cosa buona è il calcolo di interferenza inventato dalla qui presente Frances Margaret e dal suo collega americano Eckstein, il quale a quest’ora è stato probabilmente già spedito in Alaska o in qualche altro posto del genere», continuò Kurt Waldheim, leggermente canzonatorio come d’abitudine.

«Non ero sicuro della purezza del segnale riflesso dalla ionosfera», osservò Isaac Newton.

«E’ un problema meravigliosamente complesso», annuì Kurt Waldheim.

«Che farebbe venire il mal di testa a qualsiasi persona ragionevole», soggiunse Frances Margaret.

«Ci troviamo infatti in presenza di tre processi distinti che provocano un cambiamento nello schema di interferenza tra il segnale diretto proveniente dalla cometa e il segnale riflesso dalla ionosfera», continuò Kurt Waldheim.

«Ne sono perfettamente convinto», annuì Isaac Newton con un sorriso che parve quasi una smorfia.

«La variazione più rapida deriva dal moto del satellite stesso. Poi c’è un cambiamento nel segnale riflesso in relazione all’ora della giornata. E oltre a tutto questo c’è una lenta variazione risultante dal moto della cometa. Il problema è…»

«… di mettere un po’ di ordine in questi fenomeni, renderli comprensibili.»

«Tu anticipi sempre le mie conclusioni, Isaac», esclamò Kurt Waldheim, scuotendo la testa in segno di disapprovazione. «Il calcolo sarebbe elementare e non molto interessante», proseguì, «se venisse effettuato direttamente. Per fortuna, tutto può essere fatto a ritroso. Invece di cominciare con la cometa di Halley e puntare sui segnali attesi, va benissimo cominciare con i segnali osservati per trovare poi la posizione e il movimento della loro fonte. Un bellissimo calcolo, sottile e laborioso.»

«Posso immaginarlo. Così hai trovato che la fonte dev’essere la cometa di Halley?»

«Non ho appena detto che mi anticipi sempre! Perché non sei un po’ più paziente, Isaac?»

«Perché i miei benefattori politici non mi danno tregua. Gli americani, vedi, hanno ingranato la retromarcia in tutta questa faccenda.»

«Perché?»

«Per illudere i contribuenti, immagino; per il bene dei cittadini, come direbbero.»

«Continuo a non capire il perché», ripeté Kurt Waldheim. «Il mondo è fatto com’è fatto e nulla di quanto i governi facciano può cambiarlo.»

«Questo è il vero problema», rispose Isaac Newton in tono serio. «In politica, il mondo è fatto come la gente lo immagina. Anche nella scienza, il mondo è fatto come la gente immagina, in ogni caso a breve scadenza, per quanto riguarda i finanziamenti delle ricerche e le pubblicazioni accettabili nella letteratura scientifica. In realtà pochissima gente si rende conto dell’esistenza di un’autentica verità nel mondo, una verità indipendente dalle opinioni ed emozioni umane.»

«Io non la penso così», ribatté Kurt Waldheim, di nuovo con una nota di disapprovazione nella voce.

«In realtà», interloquì Frances Haroldsen, «quello che non si ammette è che un gruppetto di scienziati possa avere un ruolo determinante in un’impresa che potrebbe rivelarsi più che spettacolare. Questo era il problema di Mike Howarth. Non contava abbastanza per spuntarla neppure in Inghilterra. Quando noi abbiamo cominciato a occuparci della faccenda la posta è stata alzata tanto da mettere in moto il processo su scala ridotta sotto forma di un progetto anglo-tedesco, ma non sotto forma di un progetto da superpotenza. Ora, con i militari al comando in entrambe le superpotenze lo scopo è di screditarci, di cancellarci dalla faccia della terra, in maniera che le cose possano progredire, se progrediscono, dirette da mani secondo loro più affidabili.»

«Un discorso solenne, il tuo, Frances Margaret», brontolò Kurt Waldheim. «Qual è, allora, la nostra posizione?»

«La nostra posizione può considerarsi forte o debole — dipende dal punto di vista — quanto quella di due uomini politici inglesi di primo piano, che in questo momento sono sotto tiro per aver aderito a un progetto che viene considerato una follia», rispose Isaac Newton.

«Ma noi abbiamo le prove! Prove irrefutabili!» lo interruppe Kurt Waldheim quasi gridando. «L’analisi particolareggiata degli schemi di interferenza ci fa conoscere l’orbita della fonte all’origine dei segnali captati dalla NASA, quelli portati dagli Stati Uniti da Frances Margaret. La posizione della fonte e la sua orbita corrispondono alla posizione e all’orbita della cometa di Halley. Non ci può essere il minimo dubbio in proposito.»

Isaac Newton si alzò dalla sedia. Con la schiena rivolta verso il fuoco nel caminetto, annuì e disse: «Il che ci dà il tempo per respirare. Avremo modo di occuparci della cometa di Halley anche noi, senza dubbio; magari a più riprese. Ma a un certo punto saremo costretti a fornire una specie di dimostrazione pratica. Possiamo far su un po’ la gente con argomentazioni e calcoli, ma solo un po’. Ciò, però, di cui abbiamo bisogno è qualcosa che sbalordisca e convinca definitivamente, qualcosa che metta l’opposizione con le spalle al muro».