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«Non vedo come si possa farlo», osservò Kurt Waldheim, scuotendo la testa per sottolineare i suoi dubbi.

«Anch’io temo, purtroppo, di non vedere una soluzione», ammise Isaac Newton. «Speriamo che il mio pessimismo sia eccessivo.»

Da Wengen raggiunsero in macchina Andermatt e da qui, passando per il Gottardo, Bellinzona e Lugano. Da Lugano imboccarono la strada diretta a sud, attraversando la frontiera italiana a nord di Como. Dopo un’altra ora di macchina arrivarono nella località dove doveva aver luogo il vertice.

Il problema della sicurezza era una questione della massima importanza per il vertice, sia dal punto di vista personale per i partecipanti sia a livello internazionale. Si trattava infatti di un incontro che l’Unione Sovietica avrebbe avuto tutto l’interesse di impedire poiché l’argomento principale in discussione doveva essere una proposta sovietica per la «finlandizzazione» della Germania, epiteto nient’affatto lusinghiero né per la Finlandia né per la Germania. Era una questione che affiorava a tratti da oltre un decennio. I sovietici dovevano offrire la riunificazione delle due Germanie in cambio della smilitarizzazione della Germania così riunificata. Nell’Occidente c’era parecchia gente che vedeva nella creazione di un cuscinetto smilitarizzato tra le due superpotenze e i loro alleati una buona cosa. Altri però — ed erano tanti — vedevano nella proposta un trucco che doveva consentire all’Armata Rossa di raggiungere con un’unica mossa la frontiera occidentale della Germania riunificata, e di farlo senza colpo ferire.

Fu verso la fine di una infuocata seduta mattutina, una seduta consistita nella sobria descrizione della situazione strategica da parte del comandante in capo della NATO, che il Presidente americano fece una dichiarazione. Presiedeva alla riunione il capo di stato francese.

Il Presidente americano disse: «Se mi permette, signor Presidente, vorrei fare un piccolo annuncio. Si tratta di una questione di scarsissima importanza che secondo me potrebbe essere gradita dopo le difficoltà emerse durante la riunione di stamattina. Come tutti sanno, un celeberrimo corpo celeste, la cometa di Halley, si sta avvicinando alla Terra. Ciò che ho da dire è che segnali radio di un tipo organizzato, provenienti dalla cometa di Halley, sono stati scoperti dal personale scientifico del Goddard Space Flight Center sotto la direzione della professoressa Helen Salome Johnson».

«Dev’essere senz’altro una «femme fatale»», interloquì all’istante il Primo Ministro britannico a voce alta e chiara. Quando le risate si furono spente, egli continuò: «Segnali radio di un tipo organizzato sono stati scoperti vari mesi fa in Gran Bretagna. Provenivano non dalla cometa di Halley bensì dalla cometa di Boswell. Come tutti sanno, naturalmente, Boswell viene prima di Johnson».

Quel giorno, dopo la seconda colazione, il Cancelliere tedesco stava passeggiando nel parco della villa con il Presidente francese.

«Perché il Primo Ministro britannico è sempre tanto polemico?» chiese il Presidente francese.

«Forse dipende dal tempo. Ho conosciuto una volta un inglese il quale era dell’opinione che l’Inghilterra avesse il clima migliore del mondo», rispose il Cancelliere tedesco in tono cupo.

«Ecco il peggiore voltafaccia al quale mi sia mai capitato di assistere. E lo chiama un piccolo annuncio!» fece il Primo Ministro britannico con aria disgustata.

«Il che significa che siamo in testa solo di poco. Ed è un vero peccato», rispose Isaac Newton.

«Perché hanno voltato gabbana in questo modo?»

«Una volta risolta la controversia tra la NASA e il Pentagono, si devono essere accorti che non aveva senso congelare la situazione, tanto più che sanno che noi continuiamo per la nostra strada senza guardare in faccia a nessuno. Così, la soluzione migliore è stata quella di cambiare atteggiamento, per fregarci poi una volta arrivati al traguardo.»

«Quale traguardo ha in mente lei?»

«Magari avessi le idee chiare per rispondere a questa domanda, Primo Ministro. La meta ovvia è quella di indirizzare la prima trasmissione alla cometa di Halley. Quello che accadrà poi è un’altra questione. Se non otteniamo una qualche risposta, tutta l’iniziativa apparirà un po’ priva di senso.»

«Che risposta potrebbe esserci?»

«Non riesco a immaginarla. Tuttavia continuo a ripetere a me stesso che i segnali, tanto per cominciare, non sarebbero mai arrivati se quelli lassù non avessero l’intenzione di stabilire una specie di dialogo.»

«Secondo lei, tutta questa faccenda è razionale», osservò il Primo Ministro.

«Suppongo che sia la mia fede nella scienza.»

«E quanto dovremo aspettare?»

«Ventitré giorni fino al conteggio alla rovescia, supponendo che tutto vada bene.»

Dopo tutti i minuziosi preparativi per sventare un attacco dalla direzione opposta, Frances Haroldsen era ancora più seccata dal voltafaccia americano che non il Primo Ministro britannico. Senza curarsi della piccola folla che stava intorno al Presidente americano e senza aspettare una pausa nella conversazione, la ragazza partì all’attacco con il tono di voce più alto di cui fu capace: «Il suo annuncio è molto coraggioso, signor Presidente. Specialmente visto che quest’anno ci sono le elezioni».

Il richiamo alle elezioni destò l’attenzione del Presidente. «Perché un anno di elezioni dovrebbe essere importante?» chiese aggrottando le sopracciglia.

I numerosi presenti erano sbalorditi dalla facilità con cui la spavalda ragazza aveva troncato di netto, come un coltello che taglia il burro, i maldestri tentativi degli altri per intavolare una conversazione con il Presidente.

«Beh, non «vorrà» certo che i media vengano a saperlo, le pare?» continuò Frances Margaret. «Voglio dire, lei non vorrà certo che la «Casa Bianca» venga «frequentata» da UFO e «comete». Non con tutti i «cartoons» nei mass media. Quelli con i «fumetti» che le escono dalla «bocca» e dicono ogni sorta di cose «grottesche» sull’«astrologia rampante» alla Casa Bianca.»

«Penso che ci sia qualcosa di vero in quello che lei dice, signora. Devo mettere al lavoro il mio staff per esaminare questa faccenda.»

«Non hanno bisogno di «mettersi al lavoro», signor Presidente. Basta che dicano a quelli della NASA di piantarla con la loro astrologia. Che l’«astrologia» non riuscirà a ingannare «tutti» per «sempre». Il che è la cosa «veramente» importante in un anno «di elezioni».»

«Sì, ah…» balbettò il Presidente, ovviamente perplesso, volgendo lo sguardo in giro per chiedere aiuto. Frances Margaret vide avvicinarsi rapidamente vari assistenti e si affrettò a soggiungere: «Penso che lei dovrebbe «riposarsi» un pochino, signor Presidente, dopo quella dichiarazione così «coraggiosa». Porga i miei complimenti a Helen «Salome» Johnson…»

34

La campagna intorno all’area di lancio dell’Organizzazione Spaziale Europea nei pressi della città di Kourou sulla costa della Guiana Francese era coperta da lussureggianti foreste tropicali e piena di scimmie e stormi di pappagalli di tutti i colori. Il conto alla rovescia per il lancio dell’«Ariane» era stato interrotto due volte a causa di problemi tecnici e i nervi di Isaac Newton erano sul punto di spezzarsi.

Non vi era alcun motivo tecnico che lo obbligasse ad assistere al lancio, visto che tra Cambridge e il Progetto Halley esisteva un collegamento diretto via radio a onde corte. Sarebbe bastata perciò la minuscola frazione di un secondo per diffondere alla distanza di ottomila chilometri e più la notizia del trionfale successo o dell’abietto fallimento del lancio. Effettivamente, tutto era stato predisposto per il controllo a distanza dell’esperimento da Cambridge. Prima, però, era necessario che il lancio spingesse il satellite nell’orbita assegnatagli, che il satellite non finisse miseramente nell’oceano, o che uno o l’altro dei vari stadi del razzo propellente non esplodesse negli strati superiori dell’atmosfera: il disastro nella sua forma più spettacolare.