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Improvvisamente, gli addetti al lancio cominciarono a gridare, a darsi pacche sulle spalle e stringersi la mano, come sempre succede quando tale operazione è coronata dal successo. C’erano delle bottiglie di vino nel vicino refettorio che vennero scolate in occasione della prima colazione ritardata. Tutti si comportarono come se quel lancio fosse stato la cosa più abituale di questo mondo, il che in realtà non era mai. Alla fine, Isaac Newton salutò tutti per imbarcarsi su un volo charter in coincidenza con un volo commerciale da Caracas nel Venezuela, destinato a raggiungere Heathrow il pomeriggio del giorno dopo. Strinse ancora una volta le mani tutt’intorno, quelle del direttore e del suo personale nonché quelle dei tecnici responsabili dei lavori eseguiti nelle varie fasi di costruzione del razzo. Non appena il piccolo aereo charter si fu staccato dal suolo, Isaac Newton rifletté con soddisfazione che nessuno all’infuori del Cavendish Laboratory poteva fare qualcosa al satellite se non abbatterlo a suon di missili. Questo perché l’ordigno avrebbe reagito solo ai segnali in codice, ai quali gli era stato insegnato a obbedire, un codice che solo Isaac Newton e altre tre persone del laboratorio conoscevano. Nulla poteva impedire ora la trasmissione di un primo messaggio alla cometa di Halley.

All’aeroporto di Heathrow venne accolto da Frances Haroldsen.

«Avevi completamente dimenticato, immagino, la festa del College», fece lei non appena la Mercedes pilotata da Isaac Newton si lanciò a tutta birra nelle strade pressoché intransitabili intorno a Londra.

«E allora?»

«Il rettore ha invitato tutti i membri del Comitato. Hanno persino invitato un piccolo verme come me. Il Cancelliere dello Scacchiere è in arrivo e parlerà.»

«Sembra interessante.»

«Lo sarà. Sin da quando il rettore ha saputo che il lancio è riuscito, sta facendo fuoco e fiamme per trasformarlo in un vero e proprio trionfo. Aspettati di vedere garrire al vento tutte le bandiere e di sentire il clangore di tutte le trombe.»

«Oh, no, Dio mio! Il successo è ancora molto lontano.»

«Oh, sì, Dio mio! Se il rettore parla di un trionfo, lo sarà sicuramente. Quello è capace di chiamare alla festa anche la radio e la televisione», disse Frances Margaret, palesemente entusiasta all’idea.

Poiché Boulton aveva ripreso possesso della sua casa nella Adams Road, Isaac alloggiava di nuovo nella foresteria, e Frances Margaret era ritornata — per lo meno agli occhi di tutti — ad abitare dirimpetto, nel King’s College. In abito da sera, entrambi scesero dalla foresteria fino all’alloggio del rettore. Il ricevimento doveva aver inizio dalle sette e mezzo alle otto e i due arrivarono giusto in tempo.

Non appena comparvero sulla porta, il rettore, in frac e farfallino bianco, si diresse verso di loro esclamando con voce stentorea: «Ah! Ecco Brutte Notizie in persona! Solo che una volta tanto le notizie non sono brutte».

Il Cancelliere li salutò con una cordiale stretta di mano. «Beh, sembra che abbiamo superato il primo ostacolo. Ed era un ostacolo grosso, immagino», disse.

Poiché Isaac Newton aveva appena compiuto un viaggio di oltre ottomila chilometri, tutto gli appariva un tantino irreale, avvolto quasi in un’atmosfera da fiaba, un’atmosfera che si protrasse anche durante la cena. Tutti i membri del Comitato per il Progetto Halley, con la sola eccezione del Primo Ministro, erano seduti al tavolo immediatamente sotto il ritratto di Enrico Ottavo dipinto da Holbein. Lo stesso fatto che il passato si trovasse in questo modo unito al presente era già una fiaba. Le comete e i satelliti e i telescopi e la telemetria erano tutte cose ben lontane da Holbein ed Enrico Ottavo, separate nella mente da un abisso.

Dopo aver bevuto alla salute della Regina, il rettore si alzò per tenere quello che doveva essere, stando a quanto era stato dato a comprendere ai Fellows, un discorso davvero eccezionale. Questo, per lo meno, sembrava essere il parere dei giovani cattedratici e dei loro amici, maschi e femmine, seduti ai tavoli più lontani, che sottolinearono le singole frasi con acclamazioni e battendo il pugno sui tavoli. Il rettore si alzò per presentare il Cancelliere dello Scacchiere.

«Carissimi ospiti, ho il grande piacere di chiedervi di levare un brindisi al governo di Sua Maestà, rappresentato qui stasera da Sir Godfrey Wendover, un uomo di molte iniziative, molti talenti e molti dipartimenti. [grandi risate] Ecco dunque il mio brindisi: al governo di Sua Maestà, che possa sopravvivere a lungo!»

L’idea di brindare alla sopravvivenza del governo, di qualsiasi governo, non andò troppo a genio al gruppo più giovane, barbuto e anarcoide dei cattedratici che si mise a picchiare ferocemente mentre il Cancelliere si alzava per rispondere.

«Rettore, signore e signori», cominciò con un tono di voce suadente, «è con umiltà, sorpresa e un senso di anticipazione che vi parlo stasera. Umiltà perché nella mia qualità di occasionale studioso di storia ho ben presenti i molti celebri personaggi che hanno parlato in questo luogo prima di me nella lunga e gloriosa storia di questa nobilissima fondazione. [lieve picchiettio sui tavoli]

«Sorpresa perché nella mia qualità di laureato di un’altra università devo ammettere [lieve picchiettio] che non cesso mai di meravigliarmi per le dimensioni dei vostri College, qui a Cambridge, dimensioni che più che altrove si rivelano nella meravigliosa Great Square.

«Anticipazione perché, come forse saprete, ho collaborato nell’anno appena trascorso a un progetto che ha la sua base qui a Cambridge, un progetto nel quale io in particolare e il governo in generale riponiamo grandi speranze. [intenso bussare sui tavoli] Perché poi io, il meno scientifico dei non-scienziati, debba essere rimasto coinvolto in un progetto come questo, rimane una specie di mistero ancora oggi.

«Comunque, l’esperienza mi è piaciuta. E’ stata un’esperienza, potrei soggiungere, non priva di momenti pieni di ansia. Tra breve, poiché io stesso intendo essere breve, apprenderete dal rettore i particolari del recentissimo lancio riuscito di un satellite, concepito e diretto, voglio sottolinearlo, da un titolare di cattedra di questo College, il professor Isaac Newton. [altro picchiettio]

«Esiste una certa analogia tra il lancio dei satelliti e le ricerche petrolifere, considerate dagli uomini d’affari, come certo saprete, piuttosto rischiose. Lanciare un satellite senza ottenere il risultato desiderato è un po’ come perforare un pozzo che si rivela asciutto, solo che il fallito lancio di un satellite comporta una perdita di denaro un milione di volte più rapida che non una perforazione alla ricerca del petrolio. Infatti, come ho potuto scoprire nel periodo trascorso come Cancelliere dello Scacchiere, non ho visto ancora una maniera più rapida per perdere il denaro di quella di lanciare dei satelliti. Dire in questo caso che si tratta di soldi «bruciati» è solo un eufemismo. [risate]

«Ma basta con questi discorsi sterili. La nostra impresa è riuscita, «non» fallita. Non sono bruciati i soldi e il pozzo «non» è asciutto. [applauso generale]»

Ora toccava al rettore.

«Ho stasera il piacere di brindare a un nome che è rimasto associato nella mente di tutta la gente del mondo a questo College», cominciò. «Mi riferisco naturalmente al nome di Isaac Newton. Non ad Isaac Newton «senior», colui che calcolò le orbite dei pianeti, bensì ad Isaac Newton «junior», colui che ha lanciato con successo il satellite. [applausi e altro picchiare sui tavoli]