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«Lasciatemi dire innanzi tutto che non sono uno scienziato. [altri rumorosi applausi] Ho preso contatto con la scienza un anno fa pensando che fosse un caso di testa o croce. Per dirlo in maniera più poetica, all’inizio pensavo riguardo agli scienziati, che:

Se sbaglia, è solo colpa di Natura; Se indovina, sua gloria imperitura.

«Poi, quando ho cominciato a essere investito personalmente di qualche piccola responsabilità, mi sono sentito piuttosto come il maresciallo Joffre cui venne attribuita da certuni, ma non da tutti, la vittoria nella prima battaglia della Marna del settembre 1914. Chiestogli se avesse veramente vinto la battaglia, Joffre rispose: ’Non saprei dirlo. Posso dire invece che se la battaglia fosse stata persa, la colpa sarebbe stata mia’. Così sarebbe andata a finire con Isaac Newton se questo lancio si fosse rivelato la più veloce perdita di denaro nella storia della Tesoreria britannica. [colpi sui tavoli]

«Confesso che resterei senza parole, cosa insolita per me, [risate] se doveste chiedermi che cosa intendiamo fare esattamente da questo momento in poi. Sarà qualcosa, «penso», che avrà a che fare con la cometa di Halley. [altre risate] Edmund Halley, nato nel 1656, divenne, mi dispiace doverlo dire, uno studente in quell’altra università alla quale il nostro ospite si è già riferito, uno studente del Queen’s College di Oxford. [gemiti] E’ noto soprattutto non già per la cometa che porta il suo nome bensì per il suo saggio atteggiamento nell’incoraggiare la pubblicazione dell’opera «Philosophiae Naturalis Principia Mathematica», scritta naturalmente da Isaac Newton senior. Una fortunata coincidenza vuole, comunque, che Edmund Halley abbia avuto rapporti personali con Isaac Newton senior e che li abbia ora, tramite la cometa che porta il suo nome, con Isaac Newton junior. [applausi]

«Parrei inopportuno se vi raccontassi una storia che parla di statue? [pausa seguita da grandi risate] La voglio raccontare ugualmente. [altre risate] Catone, notando che venivano erette statue in onore di molti altri personaggi, osservò: ’Preferirei che la gente si chiedesse perché «non» esiste una statua di Catone anziché perché ne esiste una’. Da questa storiella si deduce che il College sarebbe nel torto se non aggiungesse una seconda statua in marmo intitolata ad Isaac Newton. [applausi e risate, con colpi sui tavoli]

«Dicono che dal successo nascano altri successi. Sovrapporre il Pelio all’Ossa come vuole la mitologia, è stato un espediente con il quale i figli di Poseidone tentarono di arrampicarsi fino all’Olimpo, tentativo che ancor oggi tutti noi perseguiamo, [applausi e poi risate] primo tra tutti Isaac Newton junior, in onore del quale vi chiedo di alzarvi e brindare: per l’Universo e San Giorgio!»

Nella Hall esplose il pandemonio mentre Isaac Newton si alzava in piedi. Provava nel suo intimo un terribile vuoto da cui affiorava misteriosamente un aneddoto. Immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, un entomologo era stato persuaso dal Foreign Office a fare un giro nella Germania occupata per tenere alle truppe conferenze istruttive sugli insetti. Arrivato un bel giorno in una base americana, venne presentato dal comandante con le seguenti parole: «Lui è il Bob Hope inglese. Vi lascerà secchi, ragazzi!»

Il che corrispondeva esattamente a ciò che Isaac Newton provava in quel momento, mentre osservava la prima tavolata e poi gli altri tavoli nella Hall. L’unica cosa che gli balzò all’occhio fu che i baffoni del professore di storia mangiatore di pane erano effettivamente molto simili a quelli di un tricheco. Con grande sbalordimento di Isaac Newton, il mangiatore di pane si ficcò in bocca l’indice e il pollice della mano sinistra, per emettere poi uno stridulo fischio. Compiuta la prodezza, volse lo sguardo raggiante a destra e a sinistra per ripetere il gesto. Al che, uno dei Fellows più anziani si mise a soffiare tra le mani congiunte a coppa per ululare come un gufo.

«Rettore, signore e signori», cominciò Isaac Newton. «Nel rispondere al brindisi che avete gentilmente levato al mio indirizzo non potrei fare nulla di meglio se non raccontarvi qual è l’attuale situazione di quello che viene chiamato ora il Progetto Halley. [picchiettii sui tavoli] Il progetto trova la sua origine in un messaggio intelligibile ricevuto da una cometa avvistata in precedenza, la cometa di Boswell. Sulla intelligibilità di quel primo messaggio non ci sono stati mai molti dubbi, e i pochi che potevano esserci scomparvero quando la NASA intercettò un messaggio alquanto simile, proveniente dalla cometa di Halley.

«Il nostro progetto si proponeva di lanciare un messaggio di risposta in direzione della cometa di Halley, usando la stessa forma per la trasmissione radio e la cifratura. Il messaggio di risposta era concepito in maniera da inviare lo stesso tipo di informazioni usato nei messaggi ricevuti due volte dalle due comete. In questo modo non dovrebbe sorgere alcun problema riguardante l’interpretazione se la nostra trasmissione dovesse avere successo ed essere ricevuta.

«Ed ecco qual è la situazione in questo momento: il satellite dal quale dovrà essere effettuata questa trasmissione è stato lanciato con successo, come avete già appreso dai signori che hanno parlato prima di me. Le fonti d’energia del satellite lo alimentano e la sua antenna si trova nella posizione corretta. Rimane da mettere alla prova solo il sistema dei circuiti elettronici, una cosa che, spero, sarà fatta domani dal Cavendish Laboratory. [applausi] Dopo di che, forse già domani sera, verrà effettuata la prima trasmissione. Con quale risultato, mi chiederete naturalmente.

«Se conoscessimo già la risposta, il progetto non avrebbe avuto senso. Non posso fare altro per soddisfare la vostra curiosità che ricordare una conversazione avuta all’inizio con il Cancelliere dello Scacchiere. Egli disse che la situazione attuale gli richiamava alla mente quella dell’Europa nel Quattrocento, un’Europa chiusa in se stessa, senza alcuna prospettiva. E fu la scoperta dell’America quella che segnò il passaggio dal Medioevo al Rinascimento. L’idea era che le nostre iniziative attuali possano similmente sfociare in un’epoca piena di nuove speranze. E non è lontano il giorno in cui metteremo alla prova quest’idea.»

35

Il mondo è pieno di ricorrenze solenni, al punto che ormai la gente ci ha fatto il callo. Tanto più che i mass media non possono aspettare che la ricorrenza compaia sul calendario, ma devono sempre mungerla come una mucca con notevole anticipo.

Così era accaduto con la cometa di Halley che si rivelò comunque una specie di fallimento dal punto di vista delle pubbliche relazioni. Questo perché la posizione della Terra rispetto all’orbita della cometa non si prestava altrettanto bene a una spettacolare esibizione come era accaduto nel 1910. Poi c’era di mezzo l’accresciuta intensità dell’illuminazione pubblica, verificatasi dal 1910 in poi, per cui il cielo era stavolta rischiarato artificialmente proprio nei luoghi popolati dalla maggioranza dell’umanità. La luminosità proveniente dalla testa e dalla coda della cometa era perciò molto meno impressionante di quanto lo fosse stata nel passato a ogni ricomparsa di quel corpo celeste. In queste circostanze, l’esistenza di segnali intelligibili — ammesso che esistessero, perché una buona parte dell’opinione scientifica considerata attendibile negava questa possibilità — si era rivelata una manna per i mass media, specialmente quando la clamorosa morte di Mike Howarth consentì ai giornalisti di impadronirsi dell’argomento in una maniera che mai si sarebbero sognati nel passato. Tutte le vicende del Comitato Halley erano state attentamente seguite sia in Inghilterra sia all’estero soprattutto a causa della posizione elevata dei suoi membri attivi in politica.

Il lancio riuscito del satellite consentì quindi ai giornali di pubblicare articoloni con titoli giganteschi. Così pure, come bisognava aspettarsi, i discorsi tenuti in occasione della festa al Trinity College di Cambridge erano di dominio pubblico e venivano ampiamente riferiti dai media, con il risultato che da un giorno all’altro si creò nell’animo di tutti una sensazione di trepida attesa in vista di eventi spettacolari nel prossimo futuro.