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«Ecco che comincia a darsi arie di un uomo della classe superiore. Ciò che molta gente rimprovera a questa Università è di darsi arie a tutto spiano. Schernendo i contribuenti che pagano i conti.»

«Quest’Università viene trattata esattamente come le altre università, signor Starrattson. Ciò che quest’Università propugna senza scendere a compromessi è una forma mentis intellettuale, mentre lei propugna palesemente una forma mentis antiintellettuale che poi confonde con la forma mentis della gente comune. La gente comune non è antiintellettuale se le si spiegano le cose nella maniera giusta. Non è questo il compito dei mass media? Il mio compito è quello di spiegare le cose a lei, il che era esattamente ciò che stavo tentando di fare prima che lei sostituisse la scienza con la sociologia.»

«Nonostante ciò, l’osservazione del signor Starrattson è valida sotto un certo punto di vista», intervenne un’altra voce. «Questo progetto è stato in realtà finanziato con i soldi dei contribuenti…»

«Non tramite l’Università. Così non dobbiamo tirare in ballo l’Università», lo interruppe Isaac Newton.

«Benissimo, non tramite l’Università, per cui evitiamo di tirare in ballo l’Università. Ma che cosa riceverà il contribuente in cambio dei soldi che ha pagato? Questa è certamente una domanda valida, no?»

«Lo è, e io le darò una risposta valida. Se avremo successo, e dico: ’se’, il contribuente ne ricaverà enormi benefici.»

Poiché questa risposta provocò un attimo di silenzio, Isaac Newton riprese: «Nella mitologia romana, Giano era il dio delle porte, delle aperture, degli accessi a nuove prospettive, a nuovi sentieri, ma senza cartelli indicanti la meta cui i sentieri sarebbero arrivati. Senza accessi al futuro, la società ben presto ristagnerebbe, ed è per questo che i romani attribuirono le qualità di un dio a chi schiudeva loro le porte dell’avvenire».

«Ecco una cosa per la quale l’uomo «comune» non darebbe neppure un soldo. Glielo posso assicurare, professore», osservò Starrattson in tono sarcastico.

«E’ una cosa per cui la gente comune darebbe qualcosa di più di un soldo», rispose Isaac Newton con tutto il ritegno di cui fu capace, «perché la gente comune ha dato il suo appoggio a imprese insolite da tempi immemorabili, si trattasse di Stonehenge o della costruzione dei templi dell’antica Grecia oppure di moderni laboratori scientifici. Il suo guaio, signor Starrattson, consiste nel fatto — come le ho già spiegato — che lei continua a confondere la gente comune con la gente antiintellettuale, oggi esistente in misura notevole, glielo concedo, ma che non rappresenta la maggioranza, sono felice di poterlo dire.»

«Secondo me, ciò che preoccupa forse qualcuno qui presente è il fatto che il Progetto Halley non è stato finanziato nella maniera solita», intervenne Alan Bristow, direttore della rivista «Nature», che Isaac Newton vide seduto in fondo all’aula.

«A che cosa sarebbe dovuta questa preoccupazione, dottor Bristow?» chiese Isaac Newton.

«Al fatto che si è tenuto molto conto di certi privilegi, per esempio nella composizione del vostro comitato.»

«Dove vede un privilegio in un progetto sponsorizzato dai rappresentanti più alti, democraticamente eletti, dalla gente comune? Saprebbe indicarmi un sistema che si avvicini di più alla democrazia, dottor Bristow?»

«Immagino di no», ammise Bristow, «ma rimane comunque il fatto che tutti considerano la situazione insolita. Qualcuno potrebbe scorgervi persino tracce di un comportamento arbitrario. Ecco, vede, se tutto venisse fatto in questo modo, ogni cosa finirebbe per tramutarsi in privilegi per le persone, come del resto lei stesso, che per caso riescono a farsi ascoltare da uomini politici influenti.»

«Ma non tutto viene fatto in questo modo. A prescindere dal Progetto Halley, «nulla» viene fatto in questa maniera.»

«Potrebbe diventare una prassi normale, se lei avrà successo. In tal caso vedremmo trasformarsi la democrazia in una specie di aristocrazia.»

«Mi dica se i capolavori dell’arte e della musica e della scienza esistenti nel mondo sono stati realizzati in altra maniera?»

«Lei sa sfruttare la logica, professor Newton. Ciò che le manca è il principio, che molti di noi considerano importante di questi tempi.»

«Il principio della massima decadenza, immagino. Sì, quello mi manca», convenne Isaac Newton.

«Beh, lasciamo perdere questa discussione», continuò Bristow con sorprendente calma. «Ciò che m’interessa veramente è di sapere che cosa farà se non accadrà nulla dopo la vostra trasmissione indirizzata alla cometa di Halley.»

«Tenteremo di nuovo, ripetutamente.»

«E se non accadrà nulla?»

«Vorrà dire che il tentativo è fallito.»

«Non la preoccupa la possibilità che possa fallire?»

«Certo che mi preoccupa, come scienziato. Ma personalmente non molto.»

«Non pensa che dovrebbe preoccuparsene?»

«No, non lo penso.»

«Dov’è il suo senso di responsabilità?» gridò Starrattson.

«Il mio senso di responsabilità è consistito nel fatto di ponderare il progetto con ogni attenzione possibile prima che cominciasse la sua realizzazione. Una volta avviato il progetto, un’eventuale preoccupazione personale da parte mia avrebbe solo pregiudicato la possibilità di un suo successo, esattamente come gli alpinisti alla vigilia di un’arrampicata in montagna, che devono fare del loro meglio per non lasciarsi spaventare dalle difficoltà della scalata. Se mi preoccupassi personalmente ciò significherebbe in realtà che temo per la mia pelle, il che, secondo me, signor Starrattson, non sarebbe né un vantaggio per l’impresa né un sentimento ammirevole.»

A questo punto, la signora Gunter comparve in fondo all’aula e Isaac Newton alzò immediatamente il braccio per dire a mo’ di conclusione: «La mia segretaria mi fa segno che sono arrivati i mezzi che vi porteranno a colazione. A coloro che si preoccupano molto per i soldi dei contribuenti dirò che la colazione al Trinity College sarà finanziata privatamente. Godetevela perciò senza lasciare che il rimorso turbi la vostra digestione».

Mentre la stampa lasciava l’aula magna, Isaac Newton si congratulò con se stesso per aver tenuto a freno la lingua, anche se solo relativamente. Altrimenti avrebbe potuto far rilevare che quell’incursione da parte dei mass media nel laboratorio aveva ostacolato per un’intera mattinata l’utilizzo del denaro dei contribuenti. Il giornalista con il colbacco di astrakan destò un’altra volta la sua attenzione. Quel colbacco di sicuro non nascondeva una radiotrasmittente bensì uno di quei registratori a nastro miniaturizzati di fabbricazione giapponese. Forse l’intero colbacco non era altro che un registratore camuffato.

36

I circuiti erano stati controllati durante la colazione al Trinity College. Cinque ore erano ormai trascorse dal ritorno di Isaac Newton al Cavendish Laboratory. Aveva ritardato la prima trasmissione indirizzata alla cometa di Halley nella speranza — vana, come si vide — che il numero delle persone a zonzo nel laboratorio diminuisse. Invece al calare dell’oscurità cominciarono ad arrivare i curiosi il cui numero aumentò costantemente con il passare delle ore, come se la gente presagisse misteriosamente gli eventi. Alla fine si radunò una tale folla che fu necessario chiamare la polizia, in parte per regolare il traffico e il parcheggio delle macchine e in parte per fare la guardia alla speciale saletta operativa da cui doveva essere diretta la trasmissione alla cometa di Halley.

In conformità alle migliori tradizioni della fisica sperimentale, Isaac Newton volle che fossero i membri più giovani impegnati nel progetto a curare i particolari della trasmissione. In tal modo, i giovani acquistano esperienza e senso di responsabilità, esattamente come Isaac Newton aveva fatto dieci anni prima. In fondo alla saletta operativa c’erano tutti i membri del comitato direttivo, con la sola eccezione del Primo Ministro che doveva tenere quella sera a Londra un discorso al banchetto offerto dal Lord Mayor, il sindaco della capitale.