Isaac Newton sedeva da solo dietro ai giovani in prima fila e con i membri del comitato alle spalle. Per una sorta di paradosso era preoccupato perché non si sentiva preoccupato. Leggeva le tracce della preoccupazione sui volti degli altri: il Cancelliere rimasto a Cambridge per tutta la giornata; Frances Haroldsen tra i giovani, intenta ad azionare commutatori e a visionare schermi televisivi; anche Kurt Waldheim appariva preoccupato, seppure la sua reputazione non corresse alcun rischio. Persino il rettore del Trinity taceva, rendendosi improvvisamente conto delle conseguenze di un eventuale fallimento. Se mai un consesso aveva fatto di tutto per diventare il bersaglio dell’opinione pubblica, questo era il Comitato per il Progetto Halley. Il presidente del CERC, che si era unito recentemente al comitato dando così corpo all’accordo ufficioso concluso con Isaac Newton, aveva la sensazione di aver commesso un orribile sbaglio. In ballo erano non tanto i soldi spesi, perché il CERC aveva speso per il Progetto Halley meno di quanto spendesse per altre imprese prive di effetti visibili, quanto la natura inaccettabile del progetto stesso.
«Effettueremo la trasmissione alle nove precise», disse Isaac Newton al gruppo dei giovani davanti a lui. «La cometa sarà nella posizione migliore.»
Benché non ci fosse di mezzo alcun lancio e benché il momento preciso della trasmissione non fosse particolarmente importante, tutti convennero che sarebbe stato opportuno adottare la procedura del conto alla rovescia. L’operazione venne trasmessa mediante altoparlanti a tutto il laboratorio. Nell’aula magna c’era inoltre un televisore collegato con la saletta operativa. La trasmissione stessa venne trasformata per di più in uno spettacolo sonoro, un’impressionante sequenza a tiro rapido di punti e linee ritrasmessa nell’aula magna dove erano radunati la stampa e il pubblico. Per aumentare l’effetto spettacolare della trasmissione, un’immagine della cometa di Halley veniva proiettata su uno schermo. L’immagine era stata ottenuta in tempo reale da congegni elettronici applicati a uno dei telescopi dell’Osservatorio, sul lato settentrionale della Madingley Road.
Nella saletta, tutti erano adesso impegnati in operazioni di controllo per assicurarsi che la trasmittente a onde lunghe a bordo del satellite stesse funzionando correttamente. Ci vollero alcuni istanti perché tutti ne fossero convinti. Si udì squillare un telefono. Il giovanotto chiamato McClelland, che si trovava nell’ufficio di Isaac Newton quella mattina, rispose. Poi disse, rivolto ad Isaac Newton: «E’ l’Osservatorio. Vogliono parlare con lei, Prof».
Gli occhi di tutti erano rivolti al telefono mentre Isaac Newton prendeva in mano il ricevitore. Dopo aver ascoltato per un attimo, disse soltanto: «Dio mio!»
Gli occhi di tutti fissavano ancora Isaac Newton mentre deponeva il ricevitore.
«Hanno scoperto un’improvvisa macchia luminosa al centro della cometa di Halley. Il fatto sorprendente è che la macchia è comparsa non appena la nostra trasmissione ha raggiunto la cometa.»
«Ora riesco a vedere qualcosa sul monitor!» gridò Frances Haroldsen.
«Abbassate le luci!» esclamò un’altra voce.
Effettivamente si scorgeva un brillante punto luminoso sulla superficie nebbiosa della testa della cometa. Mentre tutti erano ancora intenti a guardare, il punto luminoso divenne notevolmente più intenso.
«All’Osservatorio hanno detto che la luminosità aumenta continuamente», soggiunse Isaac Newton.
«Sarà meglio che lei vada adesso ad affrontare il suo pubblico», consigliò il rettore.
Così, Isaac Newton, il rettore e Kurt Waldheim lasciarono gli altri nella saletta operativa e si diressero verso l’affollata aula magna. Il vociare che udivano mentre si avvicinavano dimostrava che il punto luminoso era stato già notato.
Il rettore si rivolse alla gente.
«Voglio raccontarvi in termini comprensibili ciò che è appena accaduto. Alle nove precise di questa sera è stata effettuata una trasmissione indirizzata alla cometa di Halley. Tenendo conto del tempo che ci è voluto perché i nostri segnali raggiungessero la cometa, la cometa di Halley ha mandato immediatamente la risposta che potete vedere su questo schermo. Ognuno dei presenti in quest’aula assiste ora a una scena che segnerà probabilmente una svolta nella storia dell’umanità. Per quanto riguarda il suo significato, ve lo lascerò spiegare dai due maghi che mi stanno accanto.»
Mentre il rettore parlava, Kurt Waldheim si diresse verso la grande lavagna e, preso in mano il gessetto, cominciò a fare dei calcoli.
Isaac Newton intanto, con tutta la calma di cui fu capace quando il rettore ebbe finito chiese: «Ci sono domande?»
Gli risposero immediatamente numerose voci sovrapposte le une alle altre che indussero il rettore ad alzare la mano e a esclamare con la sua voce sonora: «Silenzio! Silenzio! Non vorremmo dover convenire con John Milton che scrisse:
«Chaos umpire sits
And by decision more embroils the fray
By which he reigns: and next him high arbiter
Chance governs all».
[ «Arbitro siede il Caos,
e più aggroviglia con le sue sentenze la mischia
che lo fa dominatore: accanto a lui, giudice supremo,
tutto governa il Caso». (N.d.T.)]
«Uno alla volta, per favore!»
«E’ esplosa la cometa?»
«Io direi di no», rispose Isaac Newton in tono equilibrato, tipico dell’uomo di scienza.
«Parrebbe piuttosto un’improvvisa emissione di molte particelle piccolissime che stiano raccogliendo la luce del Sole», soggiunse Kurt Waldheim, volgendo la schiena alla lavagna per guardare gli ascoltatori.
«Di quanto aumenterà la luminosità?»
«Dipenderà dalla quantità delle particelle. Ho tentato di fare dei calcoli sulla lavagna», proseguì Kurt Waldheim. «Da quanto abbiamo visto finora penso che la quantità debba aggirarsi almeno intorno a un migliaio di tonnellate», soggiunse.
«Di particelle piccolissime?»
««Ja», il che significa che le particelle sono tante.»
«Queste particelle brillano come granelli di polvere investiti da un fascio di luce solare?» chiese un altro.
«Esattamente. E la nube diventa più luminosa perché si sta espandendo dalla cometa verso l’esterno», rispose Isaac Newton.
««Ja», e la nube espandendosi diventa più luminosa perché la parte esterna di essa non copre la sua parte interna.»
«Quando smetterà di diventare più luminosa?» chiese il rettore.
«Smetterà di accrescere la sua luminosità quando le particelle saranno disperse a un punto tale da assottigliare, come si dice in ottica, la nube, il che significa semplicemente che le particelle non si proteggono più reciprocamente dalla luce solare», rispose Isaac Newton.
A questo punto un certo numero di persone lasciò a precipizio l’aula magna.
«Non si preoccupi», tuonò il rettore quando vide l’espressione perplessa sulla faccia di Isaac Newton. «I giornali stanno per andare in macchina. Caschi il cielo, il che sembra stia accadendo, ma quando i giornali devono andare in macchina non si discute.»
Un uomo biondo, tutto agitato, arrivò dall’Osservatorio raccontando che il punto luminoso brillava ora con l’intensità di una stella di prima grandezza, che diventava sempre più brillante, e che ora lo si poteva vedere a occhio nudo. Udito questo, il resto dei presenti lasciò in fretta l’aula dirigendosi di corsa verso l’Osservatorio dove c’era un telescopio a disposizione del pubblico.