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Kurt Waldheim scrisse immediatamente una cifra — $ 1.000.000.000.000.000 — sulla lavagna e commentò con il solito sorriso canzonatorio: «Sei abituato a ragionare in grande, Isaac».

Al che, Isaac Newton rispose: «Mille bilioni corrispondono al reddito annuo di tutto il mondo moltiplicato per cento. Ma noi non ci occupiamo di un solo anno. Ciò che importa è che gli esseri umani dovrebbero costruire la centrale telefonica completa non in uno dei «nostri» anni, ma nei periodi orbitali delle stesse comete che arrivano a circa centomila anni terrestri. Così saremmo nel giusto affermando che si tratta di un progetto per molti millenni, non per un secolo o un decennio. Così non verrebbe a costare che una piccola percentuale del giro di affari economico umano. Il che sarebbe perfetto perché darebbe una linea direttrice a tutta l’attività economica umana».

«Questo è molto strano», disse Frances Margaret pensierosa.

«Che cos’è molto strano?»

«Beh, se prendi in esame l’economia, si presenta come una nave senza timone: ingovernabile, con ogni sorta di gente che si precipita ad afferrare la sbarra — intendo gli uomini politici, gli esperti di economia e gli indovini in genere — , eppure, come un albero della cuccagna, nessuno sembra capace di afferrarla.»

Isaac Newton annuiva mentre nuove riflessioni si affacciavano alla sua mente in rapida successione.

«Sì», disse infine. «Combacia tutto, e in modo quasi inquietante, non vi pare? Se il progetto fosse di dimensioni più ridotte non concluderebbe molto. Ma in questo caso saremmo in presenza di una direttiva stabile…»

«Con molti incentivi per l’elettronica», convenne Kurt Waldheim.

«E un lavoro sicuro e motivante per molte persone.»

«Ma temo che non sia realizzabile», disse Frances Margaret con rammarico.

«Perché non dovrebbe essere realizzabile?»

«Per motivi politici. Non sarebbe possibile impiegare la gente nella realizzazione di un così gigantesco progetto ed essere contemporaneamente alle prese con un conflitto tra le superpotenze. Non funzionerebbe dal punto di vista economico.»

Seguì un lungo silenzio, rotto alla fine da Isaac Newton.

«Un po’ alla volta, tutto si chiarisce», cominciò. «Gli uomini devono scegliere. Possono farsi reciprocamente la guerra in un confronto tra superpotenze, una guerra che li porterà probabilmente al disastro e all’estinzione per lasciare il sistema solare trasformato in un perpetuo vegetale, oppure possono sollevare l’importanza del nostro sistema a un livello che è difficile persino immaginare.»

Kurt Waldheim non si lasciò sedurre da queste riflessioni sentimentali. «Il particolare curioso», disse, «è che le proporzioni economiche finiscono per assomigliare a quelle dei faraoni al tempo in cui si costruirono le piramidi, che durarono anch’esse per un paio di millenni. In proporzione alla nostra tecnologia, è la stessa cosa.»

«Ed è la stessa cosa dei bilanci militari sulla Terra», soggiunse Frances Margaret. «Lo stesso effetto determinante sulla gente in genere; lo stesso come la costruzione di Stonehenge in tempi remoti, immagino. Ma come realizzare una cosa del genere? La gente semplicemente non ci starebbe. E’ già stato abbastanza difficile per noi ottenere un piccolo satellite.»

«C’è una grande differenza», ribatté Isaac Newton. «Prima lavoravamo alla cieca, senza sapere che cosa stavamo cercando.»

«E ora che lo sappiamo…?» chiese Frances Margaret.

«… o crediamo di saperlo», soggiunse Kurt Waldheim.

«Dobbiamo farlo», rispose Isaac Newton dando la risposta più semplice possibile.

«Proprio così! Dobbiamo farlo. Cambiare tutto!»

«Beh, che altro possiamo fare se non ricorrere a qualche piccolo espediente tattico senza perdere altro tempo nel tentativo di convincere un paio di miscredenti come voi due?» concluse Isaac Newton.

«E che cosa sarebbero questi piccoli espedienti tattici?» volle sapere Kurt Waldheim; ma qualsiasi risposta Isaac Newton avesse in mente venne impedita dal telefono.

Dopo aver ascoltato per alcuni istanti, Isaac Newton depose il ricevitore e disse: «Torniamo alla realtà. Era l’ufficio del Primo Ministro. Hanno deciso di indire le elezioni».

39

Il piacevole crepitio di un ceppo che ardeva nel grande caminetto accompagnò Isaac Newton mentre si calava in una poltrona con un bicchiere di whisky e soda in mano. Era arrivato in macchina da Cambridge alla tenuta di Godfrey Wendover presso Midhurst nel Sussex.

«Mi dispiace di averla dirottata dal suo itinerario elettorale», disse.

«Per essere sincero, non sono proprio infelice per essere stato dirottato. Ci aspetta un’altra settimana di tali fatiche, e gli ultimi giorni prima delle elezioni sono una specie di incubo. Esiste sempre la possibilità di commettere qualche orrenda gaffe che poi non si riesce a far dimenticare alla gente prima del voto», rispose il Cancelliere dello Scacchiere.

«Credevo invece che tutti avessero già deciso come votare, per cui non importa granché, durante l’ultima settimana, che cosa dice un uomo politico o l’altro.»

«In genere questo è vero. Ma alla vigilia del voto c’è sempre un’ultima piccola percentuale di votanti ancora indecisi. Piccola percentuale che può rappresentare una grande differenza, capace di spostare il risultato. Nei tempi passati consideravamo le elezioni come un tutto inscindibile, e quindi una faccenda abbastanza riposante. Ora, invece, si parla solo dei piccoli scarti di voti, nel qual caso possono bastarne poche centinaia per alterare il risultato.»

«Beh, Cancelliere, non voglio che lei perda quelle ultime centinaia di voti per colpa mia. Per questo sono venuto qui.»

«Com’è possibile? La cometa di Halley rappresenta un grosso guadagno per noi. In realtà mi dispiace di averne approfittato. Ma con la cometa che brilla a quel modo e tutto il chiasso dei mass media, la tentazione è stata troppo forte.»

«La carne è debole e non riesce a resistere, immagino.»

«Non la carne del Primo Ministro, comunque. Tanto più che abbiamo davanti solo un altro anno per restare al potere.»

«Il fatto è che mi ritrovo in una situazione scottante e volevo che lei ne fosse al corrente», fece Isaac Newton benché l’espressione della sua faccia fosse più aggressiva che contrita.

«Pensavo che lei fosse abbastanza abituato alle situazioni scottanti», osservò il Cancelliere sistemandosi in una poltrona situata al lato opposto del caminetto.

«Voglio staccarmi da questa faccenda del satellite», cominciò Isaac Newton. «Mi sento a disagio con i satelliti.»

«Perché?»

«Perché dipendiamo sempre dagli altri: altra gente effettua i lanci e determina persino lo spazio per il carico utile.»

«Non sarà per caso la sua vecchia bega con il CERC che rispunta?»

«Sì, fino a un certo punto. Il CERC è il canale principale del governo per quanto riguarda i satelliti nello spazio. Così, inevitabilmente, l’equilibrio si sposterà in quella direzione allontanandosi dall’Università per finire nelle grinfie della burocrazia statale.»

«Mi compianga perché io mi trovo sempre nelle sue grinfie», osservò il Cancelliere con aria mesta. «Ma com’è possibile evitare i satelliti, se mi è concesso chiederlo?»

«Come ricorderà, avevamo bisogno di un satellite…»

«… perché la cometa di Halley trasmetteva con onde molto lunghe. Sì, ricordo. Lo porto scritto nel cervello. In questa maniera è stata evitata qualsiasi interferenza radio diretta proveniente dalla Terra. Come vede ho imparato la lezione a fondo.»

«Benissimo», annuì Isaac Newton. «Il fatto è che l’interferenza proveniente dalla Terra può essere evitata in un altro modo.»

«Perché, allora, ci siamo dati tanta pena?»