«Con tutto questo traffico?»
«Sì, tanto per bloccare un po’ la circolazione. Lasci aperto il cofano, così tutti penseranno che ci sia un guasto. Quando ritornerai, dovrai fingere di darti da fare con il motore. Meglio ancora se ti metti una tuta e hai le mani sporche di olio.»
Era proprio da lei parlare di tute e mani sporche di olio in una delle rare occasioni in cui indossava uno dei suoi abiti più eleganti invece dei soliti pantaloni e camicetta.
Il portiere di servizio appena dentro l’ingresso del palazzo alzò lo sguardo quando entrarono e annunciò senza che i nuovi venuti gli avessero chiesto qualcosa: «Comitato Informazioni Scientifiche. Nella sala del consiglio, signore».
Isaac Newton porse al portiere una banconota.
«Potrebbe mettere delle monete nel parchimetro? La riunione durerà sicuramente più a lungo.»
«E’ probabile, signore. Promette di essere un vero convegno, a quanto vedo.»
I tacchi delle scarpe di Frances Margaret picchiettarono sonoramente sul pavimento a piastrelle mentre si dirigevano verso la scalinata che portava al primo piano. Ai piedi della scalinata, la ragazza cinse con il braccio la spalla di Isaac Newton, lo baciò, e disse: «Ne avrai bisogno. Ci vediamo a colazione. E ricordati: la migliore tattica è l’attacco. Il guaio è che tu sei più educato di me, ed è per questo che sei arrivato più lontano nella vita».
Un rumore di voci fece da guida ad Isaac Newton in uno dei corridoi fino alla sala del consiglio quasi piena. Poiché il comitato, assieme al suo sottocomitato ICSU, non aveva più di quindici membri, doveva esserci un notevole numero di invitati. Molti dei posti lungo il grande tavolo del consiglio erano stati «occupati» con il sistema della cartella lasciata sul tavolo. Poi i rispettivi «proprietari» se n’erano andati in un angolo dove veniva servito il caffè. Adesso se ne stavano lì, chiacchierando, con la tazzina in mano. L’improvvisa sensazione di gelo che si diffuse nell’atmosfera apparentemente distesa della sala fece capire ad Isaac Newton che avrebbe incontrato alcune difficoltà. Dopo aver scelto una delle sedie libere andò a sua volta a bere una tazza di caffè. Un attimo più tardi entrò il presidente della Royal Society, Sir Alistair Airey. Il presidente indirizzò cenni del capo a qualche convenuto, strinse varie mani e alla fine si avvicinò al posto in cui era seduto Isaac Newton.
«Mi hanno chiesto di assumere la presidenza, dati i tanti ospiti venuti dall’estero.»
«Più che giusto», convenne Isaac Newton.
«Abbiamo con noi Artimovic dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, O’Donovan da Washington e Langevin da Parigi», continuò Airey.
«Membri dell’ICSU?»
«Esattamente. I tedeschi non hanno mandato il loro rappresentante. Forse perché sono coinvolti nel suo satellite. Vuol conoscerli?»
«Se pensa che questo possa indurli a dire qualcosa di diverso da quello che sono venuti a dire qui. Altrimenti la faccenda potrebbe essere un po’ imbarazzante», ribatté Isaac Newton.
«In tal caso sarà meglio che non ne facciamo niente.»
Poco dopo la seduta venne dichiarata aperta e occorse breve tempo perché venissero letti i verbali della riunione precedente. Senza tergiversare, il comitato affrontò quindi l’ordine del giorno consistente nella voce «Trasmissioni sulla frequenza riservata di 408 megahertz». Il presidente spiegò che la frequenza di 408 megahertz, riservata con un trattato internazionale ai radioastronomi, era adesso inquinata dalle interferenze dovute alla cometa di Halley, e che la riunione era stata convocata su richiesta dell’ICSU per discutere la situazione. La riunione aveva luogo a Londra in parte a causa degli interessi britannici nel campo della radioastronomia e in parte perché le prime trasmissioni dirette alla cometa di Halley e da essa ricevute erano state ispirate dalla Gran Bretagna, specialmente a opera del Comitato per il Progetto Halley e dell’Università di Cambridge. Il professor Newton era stato invitato a partecipare alla riunione in quanto appartenente sia all’università sia al comitato.
Quando il presidente ebbe concluso il suo discorsetto introduttivo, un uomo smilzo dai capelli scuri, seduto alla sua destra, alzò di colpo il braccio.
«Sì, professor Trugood?»
«Spero, presidente, che non perderemo troppo tempo con i convenevoli. Alcuni dei presenti sono venuti da molto lontano a causa dell’estrema gravità della situazione, per cui penso che dovremo occuparci immediatamente della questione di fondo.»
Isaac Newton poté rilevare dall’annuario della Royal Society posato sul tavolo che Trugood apparteneva all’istituto di radioastronomia dell’Università di Winchester. Nessun aiuto su quel fronte, decise.
«Se mi è concesso prendere subito di petto la questione, signor presidente», si affrettò a dire un uomo dai capelli grigi che, a giudicare dall’accento, doveva essere O’Donovan dell’Accademia degli Stati Uniti, evidentemente in procinto di scatenare un attacco premeditato insieme a Trugood, «vorrei chiedere al professor Newton se trasmissioni sulla frequenza di 408 megahertz sono state effettuate da Cambridge.»
«Si tratta di una domanda introduttiva, dottor O’Donovan, di carattere piuttosto personale, ma anche di primaria importanza nell’ambito della materia all’ordine del giorno, devo ammetterlo. Le dispiacerebbe rispondere, professor Newton?» chiese Sir Alistair Airey.
«Su richiesta della presidenza, risponderò, signore, benché debba manifestare la mia obiezione al fatto che il dottor O’Donovan mi rivolge una domanda di cui deve già conoscere la risposta», rispose Isaac Newton. «A causa della grande sensibilità dei radiotelescopi dev’essere perfettamente noto che delle trasmissioni sono state effettuate da Cambridge o da una località vicinissima a Cambridge. Così, la domanda in realtà non è una domanda.»
«La prima trasmissione è stata effettuata da Cambridge?» intervenne di nuovo Trugood. «Chi è stato a iniziare le trasmissioni, lei o la cometa? Si tratta secondo lei di una domanda questa volta?»
«Sir Alistair, vorrei ricordare sia ai membri del Comitato Informazioni sia ai membri dell’ICSU che sono venuto ad assistere a questa riunione in seguito a un invito. Sono venuto alla riunione per fare una cortesia…»
Isaac Newton attese che il mormorio intorno al tavolo cessasse e poi proseguì:
«… per fare una cortesia. Non sono venuto per assoggettarmi a bordate di domande e osservazioni astiose. Se lo si desidera, sono pronto a descrivere ciò che è avvenuto a Cambridge. Oltre, non sono disposto a spingermi».
«Eppure lei è un membro di questa società, professor Newton, e come tale è responsabile degli impegni che la società prende. Tra questi impegni è particolarmente importante la nostra appartenenza all’ICSU», disse il presidente in tono risoluto.
«Me ne rendo conto, Sir Alistair, ed è proprio per questo che sono venuto qui stamattina e che sono disposto a fare una comunicazione ai convenuti», rispose Isaac Newton con tutta la calma di cui fu capace.
«Benissimo, professor Newton. Il comitato ascolterà la sua comunicazione.»
«Senza dubbio, Sir Alistair, tutti qui si rendono conto delle circostanze nelle quali sono state stabilite le comunicazioni con la cometa di Halley», incominciò Isaac Newton. «Purtroppo, la tecnologia applicata aveva solo carattere temporaneo, in parte per la durata limitata del satellite, ma più particolarmente perché la nostra trasmissione collegante il satellite con la cometa era troppo debole per propagarsi a grandissima distanza nel sistema solare. Il contatto con la cometa sarebbe andato necessariamente perso e non avrebbe potuto essere ristabilito per altri settant’anni, a meno che non si fosse stabilito un nuovo sistema di comunicazioni.
«C’era un nuovo sistema, cioè la trasmissione dalla superficie terrestre con un’onda abbastanza corta da superare la ionosfera, purché, naturalmente, fossimo riusciti a risolvere il problema delle interferenze locali in presenza della nuova lunghezza d’onda. Una maniera per risolvere questo problema era quella di servirsi di una frequenza già esistente, esente da interferenze, cioè una delle frequenze messe a disposizione dei radioastronomi. Un’altra possibilità consisteva in una richiesta avanzata dal Comitato per il Progetto Halley tramite questa società e questo comitato per farsi assegnare una nuova frequenza esente da interferenze, una frequenza che doveva essere approvata a livello internazionale. Questa seconda soluzione sarebbe stata evidentemente preferibile se fosse stato possibile negoziarla con sufficiente rapidità. Purtroppo il passato non offre esempi di un simile accordo internazionale raggiunto entro il tempo disponibile, in questo caso solo qualche mese.