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«Così sono stato costretto a fare una scelta che non è stata facile: perdere il contatto con la cometa o servirmi di una delle frequenze riservate alla radioastronomia. A mio giudizio, l’impiego della frequenza di 408 megahertz avrebbe recato il minore disturbo perché le ricerche nel campo della radioastronomia vengono compiute, di questi tempi, in buona parte con frequenze riservate a onde ancora più corte. I convenuti sanno quale è stata la mia scelta.»

«Ha fatto di proposito questa scelta?» chiese il presidente in tono grave.

«Era inevitabile», ammise Isaac Newton.

«Agirebbe nello stesso modo se dovesse ripetere la scelta?»

Isaac Newton stette a pensare per un attimo e poi disse: «Non posso rispondere che non lo farei».

Trugood non si rivolse al presidente per chiedere la parola. A voce alta esclamò: «Si è mai sentita risposta più presuntuosa? Secondo me, questa assemblea dovrebbe condannare nella maniera più severa possibile il professor Newton e il suo comportamento che a questo punto sta diventando veramente infame!»

Il presidente stava domandandosi come avrebbe potuto mitigare quest’esplosione emotiva quando colse le occhiate che una donna dai capelli grigi e l’espressione intelligente gli lanciava.

«Sì, professor Worthing?» fece.

Si trattava di Wendy Worthing, una studiosa di matematica dell’Università di Manchester, di cui Isaac Newton aveva sentito parlare.

«Sono venuta a questa riunione senza preconcetti», cominciò la donna, «pronta a esprimere un giudizio in base a ciò che avrei sentito. Purtroppo non ho sentito dal professor Newton una sola parola che riveli il minimo pentimento per aver infranto in maniera così clamorosa uno degli impegni internazionali della Royal Society. Lei, signor presidente, ha già richiamato l’attenzione del professor Newton sulle sue responsabilità come membro della Royal Society. Mossa da considerazioni analoghe, vorrei chiedere al professor Newton se si rende conto di quanto stabilito dal paragrafo ventisette a pagina uno-otto-sette del nostro statuto?»

«Io non mi esprimerei in termini così drastici, professor Worthing», la mise in guardia il presidente.

«Ma è questo il nocciolo della questione, non le pare?» insisté Wendy Worthing in tono severo, decisa a non lasciarsi sopraffare neppure dal presidente. «Nel caso il professor Newton non sia al corrente di quanto stabilito dal paragrafo menzionato, lo leggerò: ’Qualunque membro della Royal Society venga meno per oltraggio o insubordinazione a quanto stabilito dagli statuti od ordini di detta organizzazione o del consiglio, oppure diffami pubblicamente con parole, scritti o pubblicazioni la Royal Society, oppure consapevolmente, per dolo o malafede agisca a danno, detrimento o disonore dell’organismo stesso, verrà radiato dalla Royal Society’.»

«Mi sembra che il professor Worthing abbia messo proprio il dito sulla piaga», annuì vigorosamente O’Donovan. «Spero che non ci saranno obiezioni se l’Accademia che rappresento dovesse esprimersi in modo analogo.»

Seguì un lungo discorso di Artimovic, il rappresentante sovietico dell’ICSU. Benché Isaac Newton non afferrasse il senso delle parole, era facile arguire dall’espressione del viso e dai gesti di Artimovic che egli non stava esprimendo un giudizio favorevole nei confronti dell’accusato, cosa che si rivelò evidente al momento della traduzione. Come Wendy Worthing, Artimovic si aggrappava al regolamento, con un lungo discorso sugli impegni dei membri dell’ICSU nell’ambito del trattato. Fu durante la traduzione del discorso di Artimovic che i convenuti si accorsero che Isaac Newton stava picchiando con la matita sul tavolo.

«Le dispiacerebbe rispondere, professor Newton?» chiese il presidente quando la traduzione ebbe fine. La tensione aumentò durante il lungo silenzio che seguì, rotto solo dal ritmico picchiettio della matita di Isaac Newton.

«No, non mi dispiace, presidente», disse infine Isaac Newton. «Prima di tutto vorrei rispondere al professor Worthing. E vorrei risponderle esprimendo il dubbio che abbia detto la verità quando ha dichiarato di essere venuta a questa riunione senza preconcetti. Come studiosa di matematica converrà che sarebbe stato più esatto dire che è venuta qui con la mente non totalmente ottenebrata da preconcetti.

«Poi mi consenta, Sir Alistair, di esprimerle il mio profondo apprezzamento per il suo tentativo di impedire al professor Worthing la lettura del paragrafo ventisette. Così facendo, il professor Worthing ha dato l’impressione che tutte le nostre iniziative e responsabilità rientrino nell’ambito di questa organizzazione oppure, nel caso del dottor O’Donovan, nell’ambito dell’Accademia che rappresenta, come pure nel caso del dottor Artimovic. Purtroppo, la vita non è così semplice, una cosa di cui, del resto, si rendono ben conto i tesorieri di tutte le società e accademie. Non è necessario, credo, ricordare ai presenti che le massime società scientifiche esistenti nel mondo dipendono in misura considerevole dall’appoggio dei rispettivi governi. Di conseguenza, nessuna società del genere è un’isola a sé. Neppure tutta la scienza è un’isola a sé stante. Bisogna tener conto in certa misura degli interessi dei rispettivi governi e della gente in genere, e di ciò che è importante per loro. Poiché sono vissuto in questa atmosfera durante quasi tutta la mia carriera accademica, questa cosa è forse più chiara a me che non a tanti altri.

«Prima di congedarmi vorrei lasciare la riunione con quello che considero un utile suggerimento. Tutto ciò che è successo fino adesso può considerarsi solo come una serie di inconvenienti passeggeri. Ma se questa situazione dovesse arrivare a conoscenza dell’opinione pubblica in seguito a fughe di notizie provenienti da questa riunione, tutto il mondo comincerebbe a servirsi di altre frequenze riservate, e l’impulso a comunicare con la cometa di Halley su quelle frequenze diventerebbe irresistibile. Così potrebbe accadere ai radioastronomi di perdere tutte le frequenze loro riservate.»

«E di chi sarebbe la colpa?» fece Trugood quasi gridando.

«Non mia», rispose Isaac Newton alzandosi per andarsene. «Per quanto mi riguarda, nessuno sarebbe venuto a sapere mai nulla. La situazione era perfettamente sotto controllo finché non è stata sconvolta dal comitato qui presente. La colpa starà nella vostra presunzione e nel vostro tentativo di esercitare un po’ di potere.»

Frances Haroldsen, che stava aspettando da basso, gli si avvicinò producendo, come prima, un sonoro ticchettio di tacchi.

«Non ho impiegato molto tempo a fare la spesa. Com’è andata?»

«Male. Mi sono incavolato e ho detto cose terribili», rispose Isaac Newton con un sorriso di deplorazione.

«Molto bene!» ribatté Frances Margaret prendendolo sottobraccio.

«E’ stata interessante, la riunione, signore?» chiese il portiere nell’atrio con le sopracciglia inarcate per la curiosità. Ricordando la promessa di non dire nulla, Isaac Newton per tutta risposta inarcò le proprie sopracciglia. Poi, lui e Frances Margaret uscirono a braccetto sulla Carlton House Terrace.