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L’indomani mattina, durante la prima colazione, Frances Margaret porse ad Isaac Newton un giornale. «Da’ un po’ un’occhiata.»
Il giornale era aperto a una pagina che portava il seguente titolo a caratteri cubitali:
RAGAZZA SQUILLO COINVOLGE L’ICSU IN UNO SCANDALO.
L’articolo diceva:
Alcuni membri del prestigioso Consiglio Internazionale delle Unioni Scientifiche si sono riuniti ieri a Londra. Nelle ore diurne hanno preso parte a quello che uno scienziato ha definito «la Rissa del Secolo». Ma una volta calata l’oscurità, altre idee sono entrate, sembra, nelle teste degli studiosi…
C’erano le fotografie di Trugood e del russo Artimovic, ognuno a contatto di pelle con una ragazza la quale era, con evidentissima delizia del giornale, «déshabillée» al massimo.
«Ma che diavolo succede?» esclamò Isaac Newton, sbalordito.
«Maisie sta imperversando. E’ questo il genere di cose per cui è particolarmente portata. Infilarsi in camere d’albergo e farsi fotografare. Ti costerà cinquecento sterline», fece Frances Margaret, sorridendo.
«Scusa, hai detto cinquecento sterline?»
«Precisamente.»
«Ma è roba dell’altro mondo!»
«Al contrario. E’ proprio come fanno in Russia, per cui quell’Artimovic si dev’essere sentito come a casa sua. Effettivamente, è molto onesto da parte di Maisie cedere le foto al prezzo di costo. Sono sicura che avrebbe potuto ricavarne molto di più facendone un uso diverso. Molto onesta.»
«Onesta o no, non sono disposto a pagare quelle foto», dichiarò Isaac Newton in tono brusco.
«Nemmeno per quelle di Trugood? Non saresti disposto a pagare, anche solo per fare un piacere a me?»
«No, non sarei disposto. Non t’immagini che cosa succederebbe se la cosa venisse fuori?»
«Ma va’! Un giorno non fai altro che raccontare che cosa faresti per riformare l’universo. Poi, il giorno dopo, cominci a spaventarti all’idea di quello che la gente potrebbe dire a proposito di un paio di fotografie, scattate del resto con molto buon gusto. Senza contare che diventeresti un eroe nazionale da un giorno all’altro per avergliela fatta al russo.»
«Neppure questa splendida prospettiva riesce a farmi cambiare idea.»
«Beh, se tu non vuoi pagare, dovrò trovare qualcuno che pagherà. Sono sicura che John Jocelyn Scuby pagherà. Quello sa che cosa gli conviene di più. Dopo aver capito che quella gente dell’ICSU rappresenta una minaccia per il tuo contratto, Scuby aprirà i forzieri dell’Università in un batter d’occhio.»
«E’ una situazione impossibile. Inoltre, chi controlla il forziere è il tesoriere dell’Università, non Scuby.»
«Più sono e meglio è. Potrei anche tentare con il professor Boulton. Ho sentito che ha comprato il Ragamuffin, per cui dev’essere in soldi.»
Isaac Newton indossò il cappotto con mosse decise e si accinse ad andarsene. Arrivato alla porta esclamò, rivolto a Frances Margaret: «Non pago un soldo per una cosa tanto immorale. Sono proprio deciso».
«Posso servirmi di ciò che rimane di quei franchi svizzeri che mi hai dato? Quelli che non ho speso?» chiese allora lei.
«In tal caso assicurati che passino per il conto cifrato», furono le ultime parole di Isaac Newton.
Sulla scrivania della signora Gunter c’era un pacco di manifesti sui quali stava scritto a lettere cubitali: MANGIATE I PANINI AL RAGAMUFFIN. Sotto lo slogan era raffigurato un ragazzo dalla faccia paffuta, intento ad affondare i denti in qualcosa di indefinito da cui colava una sostanza rossa.
«Non riesco a capire se è marmellata oppure ketchup», osservò la signora Gunter.
«Da dove vengono?» chiese Isaac Newton.
«Li ha portati il professor Boulton. Ha detto che gli piacerebbe vederli affissi in tutto il laboratorio.
«Ho un’idea migliore, signora Gunter. Li mandi al professor Featherstone, a Veterinaria. Probabilmente lui ha un paio di capre, animali piuttosto ghiotti di carta.»
«C’è una visita, professore. Il dottor Bristow della rivista «Nature».»
«Davvero? Chissà cosa vuole. Ha visto i giornali del mattino, signora Gunter?»
«Non ancora, professore.»
«In tal caso può contare su una gradita sorpresa.»
«Di che cosa si tratta, professore?»
«Porti pazienza fino all’intervallo per il caffè, signora Gunter. Sempre che ci si riesca ad arrivare.»
«Oh, dottor Bristow. Quale buon vento la porta?» esclamò in tono entusiastico Isaac Newton, manifestando una affabilità che in realtà non provava.
Alan Bristow si alzò dalla grande poltrona di cuoio nell’ufficio di Isaac Newton. «Beh, sono contento che lei consideri con ottimismo la situazione.»
«Non venga a dirmi che il mio collega, il professor Boulton di Geostrofica, che ha appena comprato, a quanto mi dicono, il Ragamuffin, è rimasto coinvolto in una crisi del mercato. Lei non sarebbe disposto a pubblicare questa notizia su «Nature», immagino? Ne potrebbe ricavare una bella copertina», osservò Isaac Newton, porgendo a Bristow uno dei manifesti.
«Straordinario!» osservò Bristow dopo averlo esaminato. «Questo Boulton è veramente l’ordinario di Geostrofica?»
«E’ proprio lui. Che ne direbbe di appendere questo poster nel suo ufficio? Magari incorniciato di legno scuro, mogano, accanto a un dipinto ottocentesco con cervi in una radura?»
«Suppongo che lei ieri abbia avuto difficoltà alla riunione della Royal Society», replicò Bristow, evidentemente deciso a non lasciarsi distogliere dall’obiettivo della sua visita.
«Oh, davvero?» disse di rimando Isaac Newton sorridendo amabilmente mentre prendeva posto dietro la scrivania.
«Non voglio giocare a carte coperte, per cui mi lasci dire che ieri sera sono stato a cena con Trugood. A suo giudizio lei avrebbe preso una bella batosta.»
«La pensava così? Beh, vediamo un po’ come la pensa questa mattina», rispose Isaac Newton sollevando il ricevitore del telefono. «Signora Gunter, potrebbe chiamarmi per piacere l’istituto di radioastronomia dell’Università di Manchester?»
Isaac Newton rimase con l’orecchio incollato al ricevitore per un paio di minuti, tendendolo poi ad Alan Bristow.
«La situazione sembra caotica. Sarà meglio che se ne occupi lei.»
Invece di prestare orecchio ai monosillabi e alle domande di Bristow, Isaac Newton si mise a esaminare uno dei manifesti di Boulton con un’attenzione certo non giustificata dalle qualità artistiche dell’immagine. Finalmente, Alan Bristow depose il ricevitore.
«Sono d’accordo. La situazione sembra un po’ strana. Pare che Trugood non ci sia.»
«Neppure per il direttore di «Nature»! Davvero insolito, non le pare? Se si pensa agli sforzi che noi professori universitari facciamo per riuscirle simpatici, Bristow!»
«Spesso vorrei che le cose non stessero così.»
«Ah, ma il sistema dei graziosi sussidi che riceviamo dai consigli di ricerca ci costringe ad assumere questo atteggiamento, sa?»
«La sua lite con il CERC è ormai nota a tutti, e a volte mi chiedo dove la porterà.»
«Me lo chiedo anch’io.»
«E adesso se la prende con un’organizzazione mondiale di società scientifiche. Certo non deve sentirsi a suo agio, specialmente con tutti i radioastronomi alle calcagna.»
«Non ho provato alcun particolare disagio, ma forse mi sfugge una cosa importante. Spero che lei riesca a illuminarmi. Mi dica una cosa, Bristow. Secondo lei all’uomo comune interessa molto la radioastronomia? Almeno quanto lo interessa il fatto che la cometa di Halley è viva, per esempio?»
«L’uomo comune è senza dubbio più interessato alla cometa di Halley. Ma questo è poco importante, le pare? Ciò che conta è quello che pensa la Royal Society, ciò che pensa l’ICSU.»