Выбрать главу

«Idiota o no, è questo che la polizia le dirà.»

«E che cosa mi racconta lei?»

«Nulla che abbia un significato particolare. Solo che, una volta ritornato a Cambridge, ho dato un’occhiata all’organo.»

«E che cosa ha trovato?»

«Come c’era da aspettarsi, adesso l’interruttore a tempo c’è. L’interruttore è stato applicato recentemente, molto recentemente, direi. Poi mi sono ricordato che Baker aveva compiuto ogni sforzo per sottolineare che un mucchio di gente aveva maneggiato l’organo in ogni sua parte.»

«Ma è stato lui a fare l’ipotesi che la chiave fosse stata bloccata con una zeppa.»

«Solo quando ha capito senza ombra di dubbio i miei sospetti. In realtà ha fatto le cose così bene che a quel tempo non sospettavo di nulla…»

«Neppure io», brontolò il rettore, «nessun dubbio. Poi è venuto a dire che i pedali non funzionavano bene. Ha detto anche che forse bisognava smontare le canne grandi. Non è così? Come crede che sia stato ucciso Howarth?»

«Un’idea come un’altra: da qualcosa preso per bocca, forse una bevanda.»

«Qualcosa che ha prodotto un mucchio di adrenalina», annuì il rettore, soggiungendo: «Non sarebbe troppo difficile ingannare un Coroner locale se la faccenda fosse stata architettata da gente con buona esperienza forense. Ho scritto una volta una pièce su quest’argomento».

«Non le va di telefonare al vescovo?»

«Non in questo momento», rispose il rettore scuotendo la testa. «Altra birra?»

«Grazie.»

«Non vedo come Baker possa essere coinvolto nella faccenda di questo pomeriggio», continuò il rettore dirigendosi verso il tavolo dove si trovava il grande boccale con la birra rimasta.

«Molto probabilmente non lo è», convenne Isaac Newton avvicinandosi a sua volta al tavolo per prendere la birra. «Non c’è un unico sparviero al mondo. Il micidiale errore da me commesso in questo caso consiste nel fatto che un uccello, che avevo preso solo per un passero, si è rivelato in realtà uno sparviero. Ma prima di toccare quest’argomento vorrei raccontarle esattamente qual è la situazione del Progetto Halley.»

«Non mi venga a dire che ha tenuto altre carte strette al petto!»

«Temo proprio di sì. Vede, rettore, io ho seguito i miei schemi come il tordo sul terreno. Ed è qui che forse ho sbagliato», confessò Isaac Newton. «La cosa più importante a proposito delle trasmissioni indirizzate alla cometa di Halley», continuò, «è che nessuno all’infuori di noi è riuscito a stabilire un contatto.»

«Perché non sono riusciti?» chiese il rettore dopo essere ritornato alla poltrona.

«In quanto la cometa non vuole rispondere. Risponde solo alle nostre chiamate.»

«E perché gli altri non si servono del vostro stesso segnale di chiamata? Conosco quel gergo: ’Terra chiama Cometa Halley, Terra chiama Cometa Halley’», cantilenò il rettore, di nuovo esuberante.

«Sembra che una miriade di satelliti svolazzi sopra le nostre teste di questi tempi e così un mucchio di gente tenta di decifrare le nostre chiamate. Il che in fondo è impossibile perché il codice cambia continuamente.»

«Qual è la formula magica per ottenere un simile risultato?»

«Beh — e questo è veramente il punto notevole di tutta la faccenda — ce la suggerisce la cometa stessa. Naturalmente ce l’abbiamo messa tutta per decifrare i messaggi che riceviamo. In genere non abbiamo avuto troppo successo. Ma ci è andata bene con questa faccenda del segnale di chiamata, forse perché avevamo più o meno la stessa idea.»

«Così siete davvero arrivati a uno scambio di comunicazioni?»

«In misura limitata, sì.»

Il rettore emise un fischio, per osservare poi con voce tonante: «Nessuna meraviglia che tutti siano in agitazione».

«Dubito che qualcuno possa prevedere i cambiamenti degli indicativi da un giorno all’altro», continuò Isaac Newton. «E’ un po’ come servirsi di un «one-time pad» (12), solo che operiamo con i numeri senza tradurli in parole.»

«Un «one-time pad», perdio! Credo bene che tutti sono in agitazione, è un po’ come se il nostro sparviero fosse in agguato nel cielo. La cometa potrebbe trasmettere le più micidiali informazioni. Lei sa, no, che il governo tende sempre a pensare il peggio. Si potrebbe quasi dire che pensare il peggio sia la principale occupazione del governo. Dio sa che cosa combinano la cometa di Halley e il Comitato!» esclamò il rettore aspirando tanto rumorosamente da provocare una sorta di fischio alla rovescia.

«L’unica maniera per neutralizzare un «one-time pad»», disse Isaac Newton, «è quello di rubarlo.»

Il rettore ci rifletté sopra per un po’. Poi fece una smorfia, lanciò un’occhiata corrucciata al soffitto, chiuse di scatto la bocca, si alzò dalla poltrona e si mise a passeggiare per la stanza per un bel po’, prima di dire: «Insomma, se ho ben capito, se qualcuno riuscisse a entrare in quel suo locale di trasmissione, avrebbe la possibilità di rubare questo «one-time pad»?»

«Ha capito benissimo, rettore. Così pure deve capire che la bomba esplosa questo pomeriggio ha creato un notevole diversivo che ha offerto a qualcuno proprio questa occasione. Quando lei mi ha lasciato per recarsi all’ospedale, sono andato subito al centro operativo. Due dischi di fondamentale importanza erano scomparsi. Per fortuna, però, i circuiti che provvedono automaticamente alla cancellazione delle incisioni avevano reso inutilizzabili i dischi.»

«I circuiti per la cancellazione automatica?»

«Un dispositivo piuttosto simile a quello esistente nei computer che ordina alla macchina di cancellare tutte le registrazioni. Se qualcuno tenta di bloccare l’operazione o di portar via informazioni di essenziale importanza, in maniera non perfettamente corretta, entra automaticamente in funzione un’istruzione che ordina di sgomberare i circuiti. L’operazione viene registrata. Ho visto la registrazione non appena sono entrato nel centro operativo», spiegò Isaac Newton.

«Così lei sa con certezza che qualcuno ha manomesso il computer?»

«Più che manomesso. Come le ho appena detto, rettore, due dischi sono scomparsi.»

«Anche se non potranno essere di alcuna utilità per chi li ha presi?» insisté il rettore.

«Esattamente», annuì Isaac Newton.

«Chi potrebbe averlo fatto?»

«Qualcuno che conosceva il laboratorio, ovviamente. Un estraneo non avrebbe saputo da dove cominciare. Tuttavia non può essere stato qualcuno che fa parte del Progetto Halley.»

«Perché non avrebbe fatto entrare in funzione i suoi circuiti di cancellazione», annuì il rettore, pensieroso, per soggiungere: «Ma chi l’ha fatto deve aver avuto bisogno di un potente appoggio esterno. Per predisporre la bomba, voglio dire».

«Anche questo è vero», convenne Isaac Newton. Si sentiva che era turbato.

«Una brutta faccenda.»

«Ciò che la rende ancora più brutta è il fatto che in un batter d’occhio mi sono trovato davanti, sulla porta, il poliziotto.»

«Quale poliziotto?»

«Grant, l’ispettore con cui avevo già avuto a che fare.»

«Aveva sospetti?»

«Quello tenta sempre, a quanto pare, di scoprire che cosa stiamo facendo. Si comporta più come un ufficiale dei servizi segreti che non come un ufficiale di polizia.»

«Il che potrebbe essere vero», brontolò il rettore.

«Ecco perché l’idea di Frances Margaret, quella di far proteggere le attrezzature dall’Esercito, è buona», osservò Isaac Newton.

«A meno che la mia memoria non stia andando completamente a patrasso, lei ancora stamattina mi ha detto che i militari hanno solo un valore concettuale.»

«Un altro dei miei errori, rettore.»

«Se vuol fare proprio penitenza, mi racconti la verità sulla talpa.»