Isaac Newton stette un bel po’ a pensare prima di rispondere: «Se proprio vuol saperlo, è stato Boulton».
Anche il rettore stette a pensare per un pezzo la risposta a questa rivelazione. Poi chiese in tono di proposito molto obiettivo: «Perché Boulton? Perché non Featherstone? Aveva l’aria di essersi già dato molto da fare quando siamo arrivati».
«Featherstone non è mai entrato nel laboratorio se non con me. Anzi, devo dire che io sono stato più spesso nel suo ufficio che non lui nel mio.»
«Ma è arrivato sul posto con estrema rapidità.»
«Un’esplosione simile non poteva sfuggirgli, stando alla facoltà di veterinaria. Non appena l’ha sentita, si dev’essere precipitato lì. Ci vogliono solo cinque minuti per arrivare da Veterinaria al Cavendish.»
«Boulton aveva l’aria di essere ferito.»
«Se lo era, l’ospedale non sembra saperne gran che. Dalle annotazioni all’ospedale risulta che aveva delle escoriazioni e soffriva di shock. Un po’ poco per un uomo che gemeva a quel modo.»
«Allora perché ha inscenato tutti quei gemiti?»
«Per distogliere l’attenzione dalla coperta che lo ricopriva. Il fardello sulla barella era piuttosto voluminoso. Ricorda?»
«Così lei pensa che abbia fatto uscire i dischi rubati sotto la coperta», disse il rettore, come se stesse parlando a se stesso, mentre tracannava la birra.
«Sì, ma ha esagerato con i gemiti. Sin da quando sono arrivato a Cambridge, Boulton ha continuato a entrare e uscire dal laboratorio, senza mai farsi annunciare. Aveva un sistema addirittura geniale per sgusciare di qua e di là senza essere visto.»
«Ma lei ha preso in affitto una casa da lui, se ben ricordo?»
«Un po’ perché avevo bisogno di un posto dove abitare — e lui lo sapeva — e un po’ per curiosità.»
«La curiosità ammazza il gatto, come dice un nostro proverbio.»
«Non lo dica, rettore!» ribatté Isaac Newton quasi gridando. «Me ne rendo conto fin troppo bene. Lei deve sapere che nella casa ho trovato un microfono nascosto. Eppure ho continuato a non prendere sul serio Boulton. Persino negli ultimi giorni ha continuato ad aggirarsi nel laboratorio tentando di appiccicare i suoi manifesti.»
«Che genere di manifesti?»
«Ridicoli manifesti pubblicitari per un locale che dice di aver acquistato, un posto chiamato Ragamuffin.»
«Lo conosco.»
«E Boulton aveva sempre una gran fretta, era sempre in procinto di partire da Cambridge. Scuby le confermerà che non si può mai trovarlo dove dovrebbe essere.»
«Il guaio è che si tratta solo di indizi.»
«Uno dei morti non può essere considerato alla stregua di un indizio, rettore.»
«Come sarebbe a dire?»
«Un giovane, McClelland, che era di servizio al momento dell’esplosione.»
«Di servizio dove?»
«Nel centro operativo.»
«Ma il centro operativo si trova nella parte retrostante della palazzina, lontano dal punto dov’è avvenuta l’esplosione. Non poteva essere più lontano di così. Per quale motivo McClelland avrebbe lasciato il centro operativo?»
«Dubito che lo abbia lasciato», replicò Isaac Newton.
Il rettore, che stava bevendo, si interruppe. Poi, asciugatasi la bocca con un tovagliolo, disse con voce grave: «Sta forse tentando di dirmi che anche questo McClelland è stato assassinato? Di proposito, per consentire l’accesso ai dischi?»
«Secondo me, un attento esame necroscopico del corpo di McClelland dovrebbe dimostrare che la sua morte non è stata causata dall’esplosione.»
«Che è come dire la stessa cosa.»
«Ciò che mi domando è se devo chiedere un attento esame necroscopico. Se lo chiedo, dovrò anche spiegare un mucchio di cose, senz’altro più di quante sia disposto a spiegare, dato che non vedo quale vantaggio potrei ricavarne. Un’autopsia non ridarebbe la vita a McClelland.»
«Tocca alla polizia decidere. Non tocca a lei insegnare alla polizia il suo mestiere.»
«Anch’io la penso più o meno così.»
«Per quanto tempo ci vorrà il servizio di guardia, secondo lei?»
«Finché il Comitato Halley non avrà avuto il tempo di riorientarsi.»
Il rettore fece una smorfia, respirò profondamente e disse scuotendo la testa: «Speriamo che non ci voglia troppo tempo. Ecco, vede, una presenza più o meno permanente dei militari all’Università farebbe sorgere tante domande: tra gli studenti, in alto loco, alla Regent House. Si comincerebbe a dire che l’Università non è il posto adatto per simili attività. Non che io sia d’accordo con questo genere di mentalità, ma siccome so come stanno le cose, so che la gente lo direbbe.»
«Lo immagino», rispose Isaac Newton con aria stanca. Nel silenzio che seguì, i due uomini ascoltarono il crepitio della legna nel caminetto.
Isaac Newton sentì improvvisamente una terribile sete. Stava per afferrare il suo bicchiere quando il rettore proruppe in un’esclamazione allarmata: «Ma se tutto è cancellato, se i suoi dischi sono scomparsi, che altro possiamo fare? E’ tutto finito!»
«No, rettore, ho commesso degli sbagli psicologici, non tecnici. Da molto tempo ho imparato che bisogna possedere delle copie, da conservare nei punti in cui nessuno vada a cercarle. Una volta sistemate le guardie sul posto, possiamo iniziare le trasmissioni, entro un paio d’ore.»
45
Il Primo Ministro e il Cancelliere dello Scacchiere procedevano tra i cespugli che crescevano sulla cresta dei Downs sopra Midhurst, pochi chilometri a sud della tenuta del Cancelliere presso la quale il Comitato Halley doveva riunirsi il giorno dopo. Sopra le loro teste volava un elicottero che seguiva una direzione parallela alla loro.
«Non mi piace quell’accidente sopra la testa», fece il Primo Ministro aggrottando le sopracciglia.
«Oh, gli elicotteri? Io non me ne accorgo, praticamente», rispose il Cancelliere allungando il passo e colpendo uno dei cespugli con il bastone.
«Di quanti seggi siamo debitori, secondo te, alla cometa di Halley? Trenta o quaranta?» chiese il Primo Ministro.
«E’ impossibile dirlo. Secondo me, al posto dell’attuale maggioranza di sessanta alla Camera dei Comuni ne avremmo una di venti o giù di lì, senza la cometa, voglio dire. L’asso nella manica consisteva nel fatto che il nostro messaggio alla cometa di Halley era un primato inglese, e noi negli anni appena trascorsi di primati ne abbiamo registrati ben pochi.»
«Così siamo debitori della cometa?»
«In certo qual modo», annuì il Cancelliere.
«Beh, in tal caso sarei disposto ad accettare la proposta del professor Newton.»
«Quella dei telescopi, immagino?»
«Naturalmente. Quale altra proposta avrei potuto avere in mente?»
«E’ un po’ strano, non ti pare? Newton sembrava immaginarselo, che la relazione del Tesoro sulla sua proposta avrebbe avuto il tenore che ha avuto, più telescopi si costruiranno e meglio sarà. Lo strano è che l’economia non trae alcun vantaggio dal realizzare le cose su scala ridotta. Il guadagno si ha solo se il progetto è abbastanza grande, altrimenti è marginale. Come i soliti finanziamenti per la ricerca scientifica.»
«Non esiste la possibilità che il professor Newton e i tuoi esperti di economia fossero sulla stessa lunghezza d’onda, di proposito diciamo?»
«Nessuna. Ne sono certo.»
«In tal caso dovremmo realizzare il progetto. Tanto per cominciare, un progetto ben definito è meglio di un obiettivo vago. Uno non può mai sapere che cosa succede quando la gente si entusiasma per qualcosa senza pensare a un obiettivo particolare.»
«Finché non vede i lati negativi del progetto alla luce dell’inflazione», convenne il Cancelliere sferrando un’altra mazzata con il bastone.
«Che ne pensi delle ultime comunicazioni venute da Cambridge?»