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«Quella bomba è stata una brutta faccenda. So che Newton se l’è presa molto a cuore. Lo sentiremo nel corso della riunione.»

«Avremmo dovuto metterci già prima un servizio di guardia come si deve. Siamo colpevoli quanto lui, ammesso che la colpa sia di qualcuno.»

«Che cosa dicono i servizi segreti?»

«Nebulosi. Disperatamente nebulosi, Godfrey. Non riesco a farmi realmente un’idea all’infuori del fatto che qualcuno sembra proteggere qualcun altro.»

«In patria o all’estero?»

«All’estero, direi. I nostri organi investigativi, persino gli elementi della polizia locale, tendono a essere solo dei ficcanaso.»

«Un po’ come i rabdomanti?»

«Un po’. Vuoi sapere una cosa, Godfrey? Più campo e più apprezzo la profonda saggezza insita nella deposizione sotto giuramento.»

«Quale saggezza, in particolare?»

«La saggezza insita nell’obbligo di dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità. Dubito che quel che mi raccontano sia proprio sempre falso, ma dubito anche di vedere il giorno in cui mi diranno tutta la verità su qualsiasi cosa.»

«Nessuno conosce tutta la verità. Qui sta l’inghippo, temo.»

«Se non dopo che il fatto è avvenuto. Allora, tutti sembrano conoscere tutta la verità, specialmente i giornali.»

«Beh, non ce la siamo cavati tanto male.»

«Nelle elezioni? No, non ce la siamo cavati male. Anzi, per essere sincero, provo un certo senso di spavalderia.»

I due raggiunsero un viottolo che scendeva in direzione nord verso la tenuta del Cancelliere. Il viottolo era fiancheggiato da due fitte siepi di rovi. Circa a metà strada prima di raggiungere la camionale asfaltata che portava al villaggio di Bepton, incontrarono una figura solitaria che stava salendo. Fu solo dopo aver fatto un altro centinaio di metri che il Cancelliere si fermò ed esclamò di colpo: «Buon Dio! Hai fatto caso al tipo che è appena passato? Aveva in testa un colbacco di astrakan. Quello era Tom Taylor dell’«Observer».»

«Non mi sembra la stagione giusta per un copricapo del genere, devo dire», fece il Primo Ministro arricciando il naso.

«Lo strano è che l’ho incontrato proprio qui vari mesi fa mentre facevo una passeggiata con Newton.»

«Forse è accampato da queste parti», insinuò il Primo Ministro.

«Questo è senz’altro possibile», convenne il Cancelliere. «Dev’essere convinto di essere sulle tracce di qualcosa di grosso. Newton mi ha raccontato la storia di un peschereccio affondato.»

«Beh, non ci sono pescherecci affondati da queste parti», disse il Primo Ministro in tono deciso.

«Forse secondo l’«Observer» ce ne sono», mormorò il Cancelliere, menando un’altra botta con il bastone.

46

Il Comitato si riunì nella grande cucina della casa di campagna del Cancelliere, una cucina piena di pentolame di rame lucido, appeso alle pareti. I membri del Comitato erano seduti intorno a un lungo tavolo rettangolare, il Primo Ministro a un capo e il rettore del Trinity all’altro. Isaac Newton si trovava all’immediata destra del Primo Ministro e aveva a fianco, sulla destra, Kurt Waldheim, venuto da Ginevra per la riunione. Alla sinistra del Primo Ministro sedeva Sir Harry Julian, il burocrate del Tesoro nominato dal Cancelliere membro del Comitato. Il cancelliere era seduto alla sinistra di Julian.

Frances Haroldsen disponeva di un tavolino separato sulla sinistra, un po’ dietro al rettore. Sul tavolino teneva le minute delle riunioni precedenti e prendeva nota di quanto veniva detto. Per fortuna, il braccio destro era indenne.

«Devo chiedere scusa per l’assenza di Sir Anthony Marshall», cominciò il Primo Ministro. «In via del tutto riservata potrei soggiungere che Sir Anthony sta lasciando il CERC per diventare vicepresidente onorario di un’Università, naturalmente. Non di Cambridge, dove il Comitato è già rappresentato in pieno. Il rettore del Trinity College potrebbe forse spiegarci perché i presidenti dei nostri consigli di ricerche finiscono sempre per gravitare intorno alla carica di vicepresidenti.»

«Evidentemente considerano il sentiero per arrivare alla carica lastricato d’oro, Primo Ministro. Benché non me ne sia mai accorto», rispose immediatamente il rettore facendo sorridere tutti.

«Argomenti da discutere», continuò il Primo Ministro. «Professor Newton, credo che lei debba riferire parecchie cose. Alcune delle quali di notevole gravità.»

«Sì, grazie, Primo Ministro. Vorrei parlare prima di tutto della grave esplosione che si è verificata alle sedici e quindici circa del venticinque dello scorso mese», cominciò Isaac Newton. «Una relazione giudiziaria sull’esplosione si trova sul tavolo per cui dirò solo che l’esplosione è stata causata, così si ritiene, da una bomba di considerevole potenza.

«Ciò che riguarda direttamente la riunione», proseguì Newton, «sono le ferite riportate dal personale del Cavendish Laboratory. In tutto sono rimaste ferite trentasette persone, la maggioranza delle quali da schegge di vetro, come nel caso della segretaria del nostro Comitato. La sfortuna ha voluto che tre persone esposte direttamente allo scoppio rimanessero uccise. Tutte le persone ferite erano protette dalla normale assicurazione stipulata dall’Università, ma nella misura in cui il Comitato ritenesse che la sua attività possa aver contribuito a causare l’esplosione, mi propongo di mettere sul tappeto in seguito una proposta di risarcimento ai feriti e soprattutto alle famiglie delle vittime.»

«Come potrebbe ritenersi coinvolto il Comitato?» disse immediatamente Sir Harry Julian.

«Il Comitato potrebbe essere coinvolto perché la cometa di Halley comunica le sue trasmissioni solo a noi e a nessun altro.»

A questa uscita, il Primo Ministro si tirò su e disse: «E’ la prima volta che lo sento, professor Newton. Come fa la cometa a distinguerci dagli altri?»

«A causa di un cifrario continuamente correggibile che viene usato nelle comunicazioni tra noi e la cometa.»

«Lo chiami un «one-time pad», Primo Ministro», tuonò il rettore del Trinity dall’altro capo del tavolo. «Noi possediamo un «one-time pad», e il professor Newton dice che qualcuno può aver tentato di rubarcelo, servendosi dell’esplosione come copertura. Se le cose stanno così, il Comitato ha delle responsabilità nei confronti dei feriti e in particolare delle famiglie dei deceduti.»

«L’Università ha forse intenzione di sottrarsi alle proprie responsabilità?» chiese Sir Harry Julian.

«L’Università desidera solo adempiere i propri obblighi», dichiarò il rettore.

«Esistono prove dei fatti cui ha accennato il rettore?» chiese il Cancelliere.

«Sono giunto al laboratorio circa mezz’ora dopo l’esplosione e ho trovato la saletta operativa non presidiata. Non era presidiata in quanto il giovane preposto al servizio era morto. Per farla breve, ho scoperto che una persona non autorizzata era arrivata lì prima di me, presumibilmente durante la precedente mezz’ora», spiegò Isaac Newton.

«Come può esserne sicuro?»

«Nei dispositivi elettronici si rilevavano interferenze che potevano essere state originate esclusivamente da un intruso», rispose Isaac Newton.

«I dispositivi elettronici sono concepiti in maniera tale», intervenne Kurt Waldheim, «da dare l’allarme nell’eventualità di un’interferenza da parte di un estraneo. Su questo punto non ci possono essere dubbi.»

«Ne è stata informata la polizia?» volle sapere il Cancelliere.

«No. Dato il carattere delicato della situazione, ho ritenuto opportuno informare prima il Comitato», rispose Isaac Newton.

«Se stiamo ricevendo segnali dalla cometa a un livello più o meno segreto, la situazione mi sembra molto delicata», annuì il Primo Ministro.