«Proprio così», convenne il rettore. «Poiché gli altri sono tutti esclusi, nessuna meraviglia che cerchino di carpire il segreto.»
«Il motivo per cui facciamo difficoltà, Primo Ministro, consiste nel fatto che per il Tesoro c’è una gran differenza se l’operazione a Cambridge è un’iniziativa di dominio pubblico o riservata», spiegò Julian.
«Non potremo effettuare alcun pagamento se si tratta di un’iniziativa riservata», spiegò il Cancelliere.
«Ah, ora capisco che cosa vi preoccupa», interloquì il Primo Ministro. «Si tratta evidentemente di uno di quei piccoli problemi la cui soluzione delizia le menti più sottili del Tesoro, non è così?»
«Temo che non si tratti affatto di una sottigliezza, Primo Ministro», insistette il corpulento Julian. «Se rendiamo di pubblica ragione questa faccenda tramite la polizia, possiamo effettuare i pagamenti che ci sembrano ragionevoli e dovuti, direttamente tramite l’amministrazione del Comitato. Ma se decidiamo di mantenere segreta la faccenda, come penso sarà, nessuna somma di denaro può essere contabilizzata dal Comitato. In questo caso, qualunque versamento dev’essere effettuato tramite l’amministrazione autonoma del Primo Ministro, l’amministrazione riguardante le attività riservate, voglio dire. In parole povere: i soldi devono passare sotto banco da lei al professor Newton.»
«Con la possibilità che io decida poi di svignarmela?» chiese Isaac Newton, alquanto sbalordito.
«Esattamente», annuì Julian. «Può sembrare strano, ma è proprio così che bisogna fare.»
«Sono proprio contento di occuparmi solo di fisica, e non di finanze governative», fece Kurt Waldheim, sbalordito anche lui, con l’abituale sorriso canzonatorio.
A questo punto entrarono due donne del vicino villaggio. Una reggeva un vassoio di thermos contenenti tè e caffè, l’altra due vassoi di dolci assortiti.
«Ah, qui dobbiamo stare attenti alla linea», esclamò il Primo Ministro, interrompendosi subito perché si era reso conto di aver fatto una gaffe. La figura di Julian spiccava per le sue rotondità.
La gaffe venne riparata, o no, secondo i punti di vista, dal rettore che all’istante tuonò: «Riuscire a ignorare la linea può essere una delle grandi conquiste della vita, Primo Ministro. Ci si sottrae così a uno sforzo insopportabile». Detto questo, il rettore affondò i denti in un enorme bignè alla panna che per un momento gli imbiancò le labbra come quelle di un clown.
Il Primo Ministro non perse altro tempo e richiamò all’ordine i presenti: «Dobbiamo sbrigarci. La voce successiva riguarda i futuri sviluppi. Dobbiamo sentire di nuovo lei, professor Newton».
«Gli sviluppi contemplati da questa voce sono già stati superati dagli eventi», cominciò Isaac Newton. «Ora siamo occupati più che altro nella decifrazione dei messaggi venuti dalla cometa di Halley. Non si tratta di un’illusione perché continuiamo a fare progressi. A giudicare dal livello raggiunto, dovremmo arrivare a uno scambio di comunicazioni abbastanza esteso entro un anno.»
«Che cosa è successo esattamente?» chiese il Primo Ministro.
«La cometa di Halley ci ha detto di prendere contatto con altre comete nella zona di Nettuno, e noi abbiamo stabilito effettivamente un contatto con esse. Fino a stamattina pensavo che fossimo riusciti in sette casi, ma Kurt Waldheim mi dice che il numero è salito ora a nove. Il risultato è stato raggiunto usando i radiotelescopi di Jodrell Bank e il telescopio di Bonn in Germania, come pure le nostre installazioni.»
«Ovviamente avevamo ricevuto dalla cometa di Halley le istruzioni necessarie per sapere dove guardare», soggiunse Kurt Waldheim.
«Dove guardare?» chiese il Cancelliere con un’espressione perplessa.
«E’ stata una faccenda un po’ complicata», ammise Kurt Waldheim. «Alla fine ci siamo resi conto che la cometa di Halley ci stava fornendo un elenco delle direzioni in cui dovevamo guardare. Restava da stabilire se queste direzioni partivano dalla cometa di Halley stessa, dal Sole o dalla Terra.»
«Solo le direzioni partenti dalla Terra sarebbero state utili, immagino?» chiese il Cancelliere.
«Sì, ma non le abbiamo ottenute in questo modo. Come abbiamo visto poi, l’elenco si riferiva alle direzioni in partenza dalla cometa di Halley», gli disse Kurt Waldheim.
«Tanto per cominciare abbiamo dovuto affidarci al caso», intervenne Isaac Newton. «Abbiamo convertito le direzioni indicateci dalla cometa in direzioni partenti dalla Terra, il che è stato un lavoro piuttosto duro. Non i calcoli matematici della conversione, ma la determinazione della distanza della cometa di Halley che doveva essere inserita nei calcoli. Ma una delle cose di cui ci occupiamo ora è un sistema di trasposizione.»
««Ja»», fece Kurt Waldheim che cominciava a divertirsi. «Noi trasmettiamo un segnale alla cometa di Halley che provoca un’immediata risposta; poi, misurando con precisione la durata della trasmissione, veniamo a conoscere la distanza della cometa di Halley; quindi le direzioni in cui si trovano le altre comete alla periferia del sistema solare. Effettivamente, la cometa di Halley funziona come una sentinella, come un pastore.»
«E allora, che cosa è successo?» chiese il Primo Ministro tentando di mettere in corto circuito le sottigliezze scientifiche.
«Abbiamo avvertito il telescopio anglo-australiano in Australia e quelli si sono messi a osservare mentre noi facevamo le nostre trasmissioni.»
«Osservavano nella stessa direzione nella quale voi lanciavate la vostra trasmissione radio, è così?» chiese il Primo Ministro.
«Precisamente», annuì Isaac Newton. «E in tutti i casi abbiamo riscontrato la stessa improvvisa luminosità della cometa — quella lontana, in questo caso — che avevamo riscontrato in precedenza nella cometa di Halley.»
«Lei intende l’improvvisa esplosione di particelle? Come una balena che si mette a soffiare?»
«Esattamente. Sembra un segnale di riconoscimento convenuto.»
«E lei dice che è accaduto nove volte?»
«Nove volte», confermò Isaac Newton, «e adesso i nostri telescopi cominciano a essere saturi, in Germania come nel nostro paese.»
«Come mai?»
«Perché le comete cominciano a chiacchierare parecchio le une con le altre.»
«Perché, prima non chiacchieravano?»
«No, perché le comete non riuscivano a trovarsi a vicenda finché non abbiamo stabilito i contatti.»
A questo punto, il Cancelliere alzò la mano e disse parlando lentamente: «Intende dire che le comete, pur non essendo capaci di trovarsi a vicenda direttamente, possono comunicare osservando le sue frequenze radio?»
«Sì, una cometa invia una propria trasmissione sulla nostra frequenza, che la cometa sta ricevendo, ovviamente. Poi ritrasmettiamo il messaggio con un’altra frequenza diretta a un’altra cometa», disse Kurt Waldheim tracciando un diagramma triangolare su un pezzo di carta, dove la Terra era all’apice, le due comete comunicanti alla base e varie frecce indicavano le direzioni delle trasmissioni radio.
«Capisco», disse il Cancelliere sempre parlando lentamente. «Effettivamente, comincio a capire molte cose.»
«Che cosa capisci, Godfrey?»
«Forse ancora solo in maniera approssimativa, ma capisco che cosa sta succedendo, ed è un fenomeno che fa piuttosto paura. Noi abbiamo compiuto il primo passo per inserirci in un sistema di comunicazioni extraterrestri.»
«Lei ha capito perfettamente, Cancelliere», convenne Isaac Newton.
«Un sistema di teleinterscambio, perdio!» intervenne il rettore. «Ma siamo in grado di decifrare questi messaggi che passano per i nostri telescopi, le nostre trasmittenti? Questo mi sembra il problema più importante. Altrimenti, che beneficio ne ricaviamo?»
«Secondo me», rispose Kurt Waldheim, «finiremo per essere in grado di decifrarne tanti quanti ne vorremo. Ma non tutti, perché decifrare tutti i messaggi ci sarebbe impossibile.»