«Raramente, o forse mai, mi è capitato di ascoltare un’esposizione così convincente come quella fatta da Sir Harry. Era mia intenzione di chiedere al professor Newton un appoggio sotto forma di argomentazioni tecniche, ma l’esposizione di Sir Harry è stata talmente esauriente che qualsiasi aggiunta sarebbe sicuramente superflua.»
«Sono d’accordo, Primo Ministro. Sarebbe ’portare, come si dice, a Samo vasi, nottole a Atene’», intervenne il rettore del Trinity con il suo basso più profondo e incisivo.
«La ringrazio, rettore. Volendo proseguire arriviamo a un altro problema, quello di trovare il metodo migliore per realizzare l’ingegnoso programma proposto dal professor Newton e sottoposto a un’analisi così accurata da Sir Harry, supponendo, come penso che possiamo, che il governo di Sua Maestà ci farà pervenire l’appoggio finanziario. Non chiedetemi di impostare una impresa come questa su basi insufficienti», continuò il Primo Ministro dando un’occhiata all’orologio. «Nonostante il rischio di turbare l’attuale stato di cose, lasciatemi dire che impostare le nostre attività al momento attuale su Cambridge non sarebbe la soluzione migliore per arrivare alla realizzazione di un programma di costruzione di telescopi continuativo ed esteso. Il migliore impegno per le nostre università consiste nelle iniziative di ricerca, non in lavori eseguiti per contratto, a meno che questi lavori non coinvolgano un unico strumento scientifico. Cosa ne pensa, professor Newton, di questa proposta a sfondo didattico?»
Isaac Newton rimase a pensare per un attimo, tentando di ricordare che cosa significasse esattamente il termine «didattico». Poi disse: «Per quanto riguarda la costruzione — e con ciò intendo il controllo dei particolari del progetto, la stipulazione dei contratti e le continue trattative con i fabbricanti — prendo atto che un’università non sarebbe il centro ideale per attività simili. Attività nel campo costruttivo, devo sottolineare, non attività operative. Le università potrebbero essere comunque i luoghi in cui installare i telescopi».
«Non solo Cambridge?»
«No, non solo Cambridge. Noi stiamo già impegnando in misura notevole Jodrell. Naturalmente, tutte le università disposte a farlo dovrebbero essere incoraggiate a unirsi a noi.»
«Rettore, che cosa ha da dire nella sua qualità di vicepresidente di Cambridge?»
«Sono perfettamente d’accordo con quanto è stato detto finora.»
«Un consorzio di università potrebbe forse essere la forma corretta per un’organizzazione del genere, Primo Ministro», suggerì Isaac Newton.
«Il problema per il governo consiste francamente nel fatto che abbiamo già un’organizzazione», replicò il Primo Ministro, «ed è un’organizzazione che non le è particolarmente simpatica, temo. Il CERC.»
«Lo dicevo che si stava profilando la risurrezione del CERC», brontolò Isaac Newton.
A questo punto intervenne il Cancelliere. Puntando lo sguardo su Isaac Newton, disse: «Penso sarà d’accordo con me che questo progetto supera di gran lunga qualsiasi controversia personale».
«Si trattasse solo di una controversia personale, non di una riguardante i risultati ottenuti…» ribatté Isaac Newton.
«C’è un sistema facile per salvaguardare i risultati», disse il Primo Ministro.
«A opera del CERC? Come sarebbe a dire?»
«All’inizio della riunione ho detto, in via del tutto confidenziale, naturalmente, che Sir Anthony Marshall sta lasciando il CERC. Il che offre al governo l’occasione di sostituirlo con lei, professor Newton. Una simile soluzione le offrirebbe l’occasione di ottenere le più ampie garanzie per il raggiungimento dei risultati che lei vuole ottenere nel contesto di quanto lei stesso ha proposto. Potrei essere più accondiscendente di così?»
Si udì all’istante un gemito del rettore del Trinity College. «Oh, no, l’idea mi è insopportabile. Dobbiamo restare a Cambridge senza alcun sostegno? Per citare la Bibbia, Primo Ministro: ’Concedimi ancora il conforto del Tuo aiuto: e dammi forza con il Tuo Spirito libero. Allora insegnerò agli empi la Tua via: e i peccatori saranno convertiti a Te’.»
«Un nobile sentimento, rettore», replicò il Primo Ministro con voce piana. «Non occorre che lei alzi gli occhi al cielo per ricevere l’aiuto che brama. Se prova a guardare alla sua sinistra, troverà un immediato rimedio alla sua preoccupazione. Mi riferisco naturalmente al professor Waldheim. Lo nomini ordinario del Cavendish e avrà immediatamente la giusta lunghezza d’onda, dopo di che tutto procederà alla massima velocità.»
«Ah, ma non è così semplice…» cominciò Kurt Waldheim.
«E’ semplice, professor Waldheim. Dopo tutto, questo è il vostro progetto, di voi due signori. La mia parte consiste solo nel mostrarvi come realizzare nel modo migliore quanto volete fare con tanto impegno.»
«Mia moglie», annaspò Kurt Waldheim, «ecco, vede, lei dispone di molti voti, il che in una casa democratica può creare qualche difficoltà.»
«Concedetemi di seguire i precetti del rettore», continuò il Primo Ministro, senza lasciarsi smontare, «citando il vecchio detto: ’volere è potere’. Il che ci porta al termine dei lavori ricordando che su consiglio di Sir Harry la grave faccenda degli indennizzi alle persone rimaste ferite al Cavendish Laboratory dovrà essere sistemata direttamente tra il professor Newton e me. Contrariamente a una nota osservazione di William Cobbett, che tutti ricordano, possiamo dire, penso, di aver fatto oggi un bel lavoro, per di più utile», concluse il Primo Ministro, chiudendo rumorosamente le cartelle sparse intorno a lui, come per dire che tutto era ormai deciso e fatto.
Dieci minuti più tardi, il Primo Ministro, il Cancelliere e Sir Harry Julian stavano ritornando a Londra a bordo di una grande berlina nera guidata da un autista. Prima di andarsene, il Cancelliere disse: «Restate qui finché vi fa comodo». Poi agitò cordialmente la mano e se ne andò.
«Oilà», tuonò il rettore, «un ingegnoso espediente, se mai ne ho visto uno. Come nel caso degli uccellini che seguono con l’occhio lo sparviero in volo, la tentazione è quella di disperdere le nostre forze. Waldheim di nuovo a Ginevra, noialtri tre di corsa a Cambridge. Ma abbiamo preso alloggio all’albergo per la prossima notte perché pensavamo che la riunione si protraesse fino a domani, senza immaginarci che il governo si preparava a spendere centinaia di milioni, se non miliardi, di sterline per se stesso. Io propongo, cittadini di Roma, di fermarci qui per la notte anziché disperderci nella direzione dei quattro venti. Propongo di rifugiarci all’albergo per consultarci come si deve. Confidiamo in Dio e teniamo all’asciutto il tabacco per le nostre pipe di guerra!»
48
Quando Frances Margaret, Kurt Waldheim, il rettore del Trinity e Isaac Newton scesero nella sala da pranzo dell’albergo, trovarono un tavolo riservato per loro sul quale erano state posate quattro bottiglie di vino già aperte. Due di queste — di vino bianco — si trovavano in un secchiello di ghiaccio.
«Non so cosa farete voialtri», annunciò il rettore prendendo una sedia, «ma io sono deciso a sbronzarmi.»
«Tramonto della fanciullezza», disse Frances Margaret sedendo accanto al rettore. «In realtà è finita con l’esplosione, non è così?»
««Fin de siècle»», annuì il rettore, versandosi da bere da una delle bottiglie di vino bianco. «Per antipasto ho ordinato salmone. Non vale la pena di preoccuparsi delle portate perché abbiamo troppe cose da dirci. Siamo vittime di un’astuta manovra. Ma il buon senso mi dice che non possiamo fare gran che per opporci.»