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«Il 7 maggio ho raggiunto da Mosca la città di Onega dove ho esaminato, assieme ai medici locali, un certo numero di persone che soffrivano di questa malattia. A prima vista vi erano delle analogie con l’ergotismo, ma c’erano anche discrepanze che hanno generato in me il sospetto che potesse trattarsi di qualche altra malattia. A questo scopo sono stati compiuti esami virologici su tamponi e altri campioni che sono stati immediatamente spediti a Mosca. Qui i compagni dell’Istituto di Virologia hanno isolato una nuova forma di virus dell’erpete, conosciuto come ’pseudorabbia’, che provoca nel bestiame una malattia chiamata ’prurito folle’.

«Mi rimane da porre termine alla mia testimonianza con una nota più allegra», continuò Lobocevski nella voce atona di sempre. «A differenza dell’ergotismo, che ha gravi conseguenze sulla circolazione del sangue, con fenomeni di gangrena nelle gambe, nel naso e nelle orecchie, la nuova malattia aveva un decorso blando per cui i pazienti non lamentavano con il passar del tempo alcun inconveniente. I particolari tecnici sono citati nell’appendice della mia relazione».

Non appena Lobocevski ebbe indicato con un cenno della mano di aver finito, il Numero Uno gli chiese: «Concludendo, compagno Lobocevski, mi dica sotto quale aspetto questa malattia era anomala».

«Era anomala a causa dell’intensità degli attacchi, della stranezza dei sintomi e della nuova forma del virus patogeno.»

«Era facile da diagnosticare la malattia?»

«Una volta descritta non ci potevano essere fraintendimenti, compagno.»

«Prima di chiedere al compagno Lobocevski di lasciare la riunione, ci sono altre domande?» continuò il Numero Uno.

Seguì un breve silenzio, spezzato dopo pochi secondi dal nuovo Numero Undici, già Numero Dodici, il quale fece una domanda così pertinente e improntata a una tale sicurezza da destare preoccupazioni nei membri fino al Numero Sette.

«Era infettiva la malattia?»

«Non da quanto ha potuto osservare chi l’ha seguita», rispose Lobocevski il quale poi, a un breve cenno del Numero Uno, lasciò l’aula con la sensazione di aver superato un ostacolo senza combinare guai.

«Ora sentiamo il compagno Krilov del VOK che parlerà alla luce di ciò che avete appena sentito», annunciò il Numero Uno, indirizzando lo stesso breve cenno con il capo ad Aleks Krilov.

«Il giorno 21 maggio», cominciò Aleks Krilov, «il computer del VOK, impegnato nella ricerca di relazioni e nessi di eventi su scala mondiale…»

«Di quale natura?» intervenne il Numero Undici, sempre sicuro di sé.

Troppa grinta. Quello va in cerca di guai e magari, con un po’ di fortuna per noi, finisce nella merda, pensò dentro di sé il Numero Cinque.

«Di qualsiasi natura», precisò Aleks Krilov. «Nel caso presente, i due eventi in relazione erano due esplosioni di epidemie, quella di Onega, della quale avete appena sentito parlare, e un’epidemia all’apparenza simile sull’Isola di Marion nell’Oceano Indiano meridionale. L’isola di Marion è amministrata dal Sudafrica e noi abbiamo sul posto un agente, tenuto perfettamente al sicuro, per ovvie ragioni.»

«Per seguire un eventuale esperimento nucleare del Sudafrica», intervenne ad alta voce il retrocesso Numero Dodici senza rivolgersi a nessuno in particolare, per concludere la perentoria interruzione con un profondo respiro, come se stesse inghiottendo aria, il che fece venire improvvisamente in mente ad Aleks Krilov il proverbio che stava cercando di ricordare sin da quando aveva notato il Numero Dodici all’inizio della seduta: «ciò che cade dal carro è perduto».

«Non c’erano dubbi sull’analogia della malattia?» chiese il Numero Due.

«Le descrizioni erano sufficientemente simili perché il computer le notasse», continuò Krilov. «Ma quando ho cominciato a interessarmi di ciò che aveva scoperto il computer, ho voluto andare più a fondo. Così ho constatato, entro i limiti nei quali ho potuto investigare, che si trattava della stessa malattia. A questo punto è stato naturale dare l’avvio a una ricerca allargata a tutto il mondo per ottenere altre notizie sull’argomento. Per fortuna, è stato lanciato un allarme Alfa, data la singolare stranezza della situazione.»

«Perché era considerata tanto strana?» chiese il Numero Uno.

«Perché entrambe le epidemie si sono verificate in luoghi più o meno isolati, separati da un’enorme distanza: latitudine sessantaquattro gradi nord per Onega e quarantasette gradi sud per l’Isola di Marion. Ma entrambe le località si trovano quasi esattamente sullo stesso meridiano. Sembrava strano, la stessa malattia insolita.»

«Continui», grugnì il Numero Due.

«La malattia che il compagno Lobocevski ha descritto come una specie di ’prurito folle’, dà molto nell’occhio. La gente geme e si lamenta e si sbarazza degli indumenti», continuò Krilov. «Così ho pensato che se ne sarebbe parlato, se dei casi si fossero verificati altrove. Di conseguenza, il mio piccolo dipartimento ha lanciato l’allarme Alfa ai nostri agenti in tutto il mondo perché fornissero informazioni sulla comparsa della malattia. Per farla breve, abbiamo constatato solo altre due epidemie, anche queste localizzate nei punti più strani, entrambi remoti come le prime due località. La terza segnalazione ci è pervenuta dall’estremità orientale delle Isole Salomone nell’Oceano Pacifico, e la quarta dalle Galapagos al largo della costa sudamericana, pure nell’Oceano Pacifico.»

«Perché dobbiamo prendercela tanto, se finora la malattia non ha fatto male a nessuno?» chiese il Numero Dodici con un singhiozzo non dissimile da un rutto.

«Perché sembra l’ideale della guerra biologica, compagno, capace di indurre interi eserciti a gettar via le armi e a liberarsi delle uniformi», rispose Krilov.

Il Numero Dieci si seccò perché avrebbe voluto difendere la sua posizione contro l’avanzante Numero Undici con questa risposta piena di buon senso.

«Continui», grugnì di nuovo il Numero Due.

«La cosa veramente sorprendente nel caso dello scoppio della terza e della quarta epidemia è che si siano manifestate quasi sullo stesso parallelo. Le prime due sono comparse lungo lo stesso meridiano e le seconde due alla stessa latitudine.»

A Krilov fu chiesto a questo punto di spiegare la curiosa circostanza, al che egli chiese a un fattorino di mettere sul tavolo un grande pacco che aveva portato con sé. Tolto l’involucro del pacco davanti al Numero Uno, comparve un globo di materia plastica blu sulla cui superficie erano tracciati in rilievo i contorni dei continenti e degli oceani della Terra. Il mappamondo conteneva una pila elettrica e altri dispositivi, e quando Krilov schiacciò il pulsante di una piccola radiotrasmittente che teneva in tasca, quattro luci si accesero in vari punti sulla superficie del globo.

«Ecco i punti dove il male si è manifestato, uno nella nostra remota città di Onega a nord, gli altri su remote isole oceaniche. Quando ho segnato tutt’e quattro i punti sul mappamondo, come si vede qui, sono rimasto impressionato dalla regolarità nel dislocamento di questi punti. Al principio ero un po’ incredulo di fronte a ciò che gli occhi tentavano di dirmi, ma poi, improvvisamente, mi sono accorto che se i quattro punti venivano collegati con rette attraversanti la Terra, la figura così ottenuta sarebbe stata un tetraedro.»