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Isaac Newton sapeva che neppure la convenienza politica di associare il progetto dei telescopi al CERC avrebbe persuaso il Primo Ministro e il Cancelliere a digerire le sciocchezze che lui stesso aveva appena sentito. Se solo fosse riuscito a far mettere tutto per iscritto, avrebbe avuto buone possibilità di ritornare a Cambridge prima della fine del mese.

Ma sia che Isaac Newton si fosse tradito con una strana inflessione nella voce sia che Hoddinott si fosse reso conto all’istante della situazione in cui si trovava, grazie all’esperienza di tutta una vita — questo nessuno poteva saperlo — , fatto sta che Hoddinott rispose: «Con la sua approvazione, presidente, compileremo senz’altro insieme un documento in questo senso». E annuì.

Ad Isaac Newton non rimase quindi che celare il proprio disappunto spostando rapidamente il tiro.

«Non vedo un importante documento», osservò con un distratto aggrottar di sopracciglia. «Intendo la lettera ufficiale del dipartimento dell’Istruzione e delle Scienze che porta questo progetto a conoscenza del Consiglio.»

Per la prima volta si stabilì nella sala un’atmosfera di leggero disagio. Dopo essersi mosso sulla propria sedia, Hoddinott tentò di parare quest’altro colpo dicendo: «Beh, non abbiamo ancora una lettera, presidente. In questo senso, ciò che abbiamo deliberato oggi può essere considerato un tantino prematuro, il che sarebbe un buon motivo per dilazionare una dichiarazione da parte nostra, a meno che non fosse destinata a circolare solo all’interno del Consiglio. Ecco, vede, presidente, i dialoghi tra noi e il dipartimento dell’Istruzione e delle Scienze spesso si sono rivelati vantaggiosi per noi… voglio dire prima che la situazione venga definita per iscritto».

«Ma voi state aspettando un documento dal dipartimento dell’Istruzione?»

«Naturalmente, prima o poi dovrà arrivare.»

«Perché aspettate un documento?»

«Non capisco, presidente», replicò Hoddinott con la voce palesemente tesa.

«Pensavo che la mia domanda fosse abbastanza chiara», insistette Isaac Newton, picchiando la matita sul tavolo. «Questa riunione non è stata convocata da me, come voi tutti sapete benissimo. Occupo la carica solo da tre giorni e in questi tre giorni non ho avuto occasione di indire alcuna riunione. Eppure, l’ordine del giorno comprende la costruzione dei telescopi, una faccenda di cui si occupa il Comitato per il Progetto Halley. Sto chiedendo semplicemente, signor Hoddinott, come il Consiglio sia giunto a conoscenza degli affari del Comitato Halley. Poiché l’informazione non è arrivata tramite il Comitato Halley stesso, voglio sapere se è arrivata tramite il dipartimento dell’Istruzione e delle Scienze.»

Il mormorio che seguì sembrava voler dire che le osservazioni di Isaac Newton erano fuori luogo e perciò sgradite.

«Beh, sì», finì per ammettere Hoddinott.

«Tramite quale via ufficiale è arrivata l’informazione, signor Hoddinott?»

«Anche questa volta non capisco.»

«Penso che lei capisca benissimo e penso anche che tutti qui capiscano benissimo. Lei ha convocato la riunione in base a una voce filtrata come al solito attraverso il setaccio di Whitehall. Lo ha fatto con considerevole cura perché alcuni dei presenti sono arrivati persino dalla Scozia per partecipare alla riunione, a quanto pare per premunirsi.»

Hoddinott arrossì e vedendo che Isaac Newton continuava a fissarlo picchiando forte sul tavolo con la matita, rispose a voce notevolmente più alta: «Posso assicurarle che le mie fonti sono estremamente attendibili. Del resto, per quale altro motivo è stato nominato presidente lei al posto di Sir Anthony Marshall?»

Dato che aveva ceduto alla tentazione di far salire la temperatura della riunione, Isaac Newton sapeva di non poter fare altro che stare al gioco e mettere in tavola la prima delle sue carte alte. Gli dispiaceva di doverla giocare così presto, ma se voleva conservare l’iniziativa non poteva fare a meno di sbattere la carta sul tavolo con un colpo il più possibile rumoroso.

«Non ci sarà mai una lettera ufficiale del dipartimento dell’Istruzione e delle Scienze, signor Hoddinott. La lettera arriverà dal Comitato per il Progetto Halley e sarà firmata dal Primo Ministro.»

«Mai avrei pensato che si possano concepire le cose in questo modo», disse il dottor Falconer in tono asciutto, come per dire: basta con questa faccenda.

«Mi dispiace che abbiamo messo tanto tempo per arrivare agli argomenti che la interessano, dottor Falconer», ribatté Isaac Newton, facendo uno sforzo per non mettersi a ridere apertamente. «Forse dovrei spiegare la situazione in questi termini: se un’industria volesse consultare il CERC sulla base di un rapporto cliente/fornitore, scriverebbe al presidente del Consiglio, cioè a me, non al dipartimento dell’Istruzione e delle Scienze. Le comunicazioni con il dipartimento delle Scienze si stabilirebbero poi tra me e il Ministro. Mi corregga, signor Hoddinott, se sbaglio.»

Se la moquette fosse stata meno soffice, si sarebbe sentito cadere uno spillo. La gente che vive una vita normale, cioè la gente che produce cose e fa crescere cose, avrebbe avuto una certa difficoltà a capire in che cosa consisteva la bomba che Isaac Newton aveva appena fatto esplodere. La gente normale comprende ben difficilmente che il potere del governo non deriva già dal fatto di usare alternativamente il bastone e la carota, ma dal controllo dei canali di comunicazione all’interno dei singoli dipartimenti e tra di essi.

«Lei vuol dire che il Tesoro invia i fondi direttamente al Comitato per il Progetto Halley?» Hoddinott chiese con voce tesa.

«E il Comitato Halley opererà poi sulla base di un contratto cliente/fornitore», annuì Isaac Newton. «Naturalmente riferirò al Comitato i suggerimenti espressi in questa riunione, e il Comitato deciderà, credo abbastanza presto, se accettare la sua proposta di un rinvio di due anni o se rivolgersi a qualcun altro.»

«Così, la progettazione dei telescopi non rientrerebbe nelle responsabilità del Consiglio», disse Harry Henderson, segnalando in tal modo a tutte lettere ai suoi seguaci di invertire la rotta.

«Il Comitato Halley intende assumersi la responsabilità per la progettazione. Naturalmente nessuno potrebbe muoverle un rimprovero, signor Henderson, se manifestasse al Comitato i suoi eventuali dubbi a proposito di esso. Non solo: le questioni già sollevate, quelle riguardanti la stabilità sotto la pressione dei venti e l’esportazione in superficie, saranno riferite alla NASA per un suo parere.»

«Se il Consiglio non dovrà occuparsi di questioni riguardanti i piani di progettazione, credo che dovremmo astenerci dal manifestare le nostre opinioni», osservò il capo della divisione di ingegneria.

«Sono d’accordo su questo. In che cosa consisterebbe effettivamente l’apporto del Consiglio?» chiese Hoddinott, di nuovo intento a mimetizzarsi.

«Nell’amministrazione del progetto in genere. Il Consiglio dovrebbe pubblicare i bandi di concorso per le forniture e stipulare i contratti sorvegliandone l’osservanza, ma dovrebbe anche, in modo speciale, seguire attentamente le operazioni di controllo qualitativo.»

«Ciò che non riesco a capire, presidente», continuò Hoddinott, un tipo abituato a non lasciarsi tagliar l’erba sotto i piedi, «è perché, essendo lei stesso un esperto in tutte queste materie — lo riconosciamo tutti — e visto che il Comitato Halley dispone della sua esperienza, tutto non viene fatto tramite il Comitato?»

«Francamente», prese a rispondere Isaac Newton, «anche io lo avrei preferito. Ma ho dovuto arrendermi agli altri membri del Comitato i quali mettevano in evidenza che il nostro compito in seno al Comitato stesso è quello di creare ciò che chiamiamo una rete di comete. Concentrare l’attenzione sulla costruzione delle apparecchiature ci avrebbe distolto troppo dall’obiettivo principale.»