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«Si comincia a vedere chiaro, presidente. Magari ci fosse stata la possibilità di informarci sullo stato delle cose alquanto prima. In maniera che le voci non potessero… ha capito, no, quello che intendo?» osservò Hoddinott, facendo un altro passo indietro.

«Prevenire le voci è sicuramente ottima cosa, signor Hoddinott, specialmente per quanto riguarda Whitehall. Io avrei pensato piuttosto che stiamo procedendo abbastanza alla svelta», fece Isaac Newton con un sorriso benevolo sulla bocca e con la sensazione che stava orientando in maniera ragionevole il «bla bla» burocratico.

«Qual è l’ordine di grandezza dei compensi che il Comitato Halley pensa di offrire?» continuò Hoddinott.

«Beh, come lei sa, signor Hoddinott, i compensi per l’amministrazione nel caso di incarichi speciali non continuativi ammontano a circa il venticinque per cento. Ma questo è un incarico permanente, per cui il Consiglio dovrà accontentarsi di meno del quindici per cento per restare ragionevolmente competitivo. Personalmente direi che qualcosa come il dieci per cento sarebbe giusto, visto il carattere ripetitivo e l’ordine di grandezza dell’impresa. Comunque prevedo che discuteremo molto sul numero preciso.»

Hoddinott volse lo sguardo in giro per vedere se i suoi colleghi gli lanciassero qualche segnale. Siccome non ve ne furono, proseguì: «Sarebbe di grande aiuto se lei potesse farci conoscere l’ammontare effettivo delle somme. Voglio dire, quanto all’anno».

«Lei mi chiede quanto potrebbe introitare questo Consiglio di Ricerche?»

«Sì. Una previsione di larga massima, presidente.»

«Diciamo cento milioni di sterline.»

«All’anno?»

«Sì, all’anno.»

Seguì un lungo silenzio, interrotto alla fine dal capo della divisione di astronomia che proruppe a dire: «Ma questo significa una quantità tremenda di telescopi!»

«Sì, significa una grande quantità di telescopi», convenne Isaac Newton.

«Ma a che cosa servono?»

«Se potesse fornirmene un migliaio oggi, sarebbero già in piena funzione nella rete delle comete prima della fine dell’anno», rispose Isaac Newton in tono pacato.

«Dal punto di vista economico sarà un impegno enorme», disse Hoddinott con una voce dalla quale si capiva che stava afferrando per la prima volta l’ordine di grandezza dell’impresa.

«Il Tesoro ci ha inviato una relazione sugli aspetti economici, compilata da Sir Harry Julian. Non vedo alcun motivo per cui questa relazione non dovrebbe essere sottoposta alla visione dei più alti dirigenti del Consiglio, tenendo presente che si tratta di una faccenda riservata, motivo per cui non voglio parlarne ora. Dirò solo che la relazione giunge alla conclusione che gli effetti economici saranno più che positivi. La relazione è piuttosto lunga.»

«Sir Harry fa parte del Comitato Halley, a quanto mi risulta», osservò Henderson.

«Sì, effettivamente», rispose Isaac Newton, trattenendo il sorriso che stava per affiorare sulla sua bocca al ricordo del tentativo compiuto da Julian per riassumere in breve la sua relazione.

«Ma come saranno finanziati i costi operativi di tutti questi telescopi, dove saranno dislocati e chi li riceverà?» chiese il capo della divisione di astronomia del CERC con una voce stridula, non si sa se causata dalla rabbia o dallo sbalordimento.

«Per rispondere in breve alla domanda», replicò Isaac Newton sempre in tono pacato, senza far rilevare che si trattava di una questione che non riguardava affatto il CERC, «dirò che i telescopi andranno alle università e forse ai politecnici competenti e disposti a operare in seno alla rete delle comete. Questi enti riceveranno finanziamenti previsti dal bilancio. Tuttavia non vedo alcun motivo perché i centri di ricerca di questo Consiglio non debbano essere coinvolti nella misura che il Consiglio stesso riterrà conveniente nel quadro delle sue attività.»

«Quando si dovrebbe cominciare?» chiese Henderson.

«Non appena il Consiglio avrà deciso se accettare o no l’incarico di amministratore del progetto.»

«Intravedo un unico intralcio di una certa importanza», disse Hoddinott, facendo ancora di più marcia indietro. «Non occorre essere saggi come Salomone per accorgersi che il Tesoro potrebbe ridurre la nostra voce in capitolo in compenso di quel che riceveremmo come amministratori del progetto. Temo che non ce ne lasceranno gran che.»

Isaac Newton annuì. «Capisco ciò che lei pensa, signor Hoddinott. Un simile pericolo potrebbe effettivamente esserci se si trattasse solo di un incarico temporaneo. Ma francamente non riesco a vedere il Tesoro intento a scremare ogni anno il compenso spettante al Consiglio per l’amministrazione del progetto.»

«Perché no?»

«Perché il programma avrà inevitabili sviluppi collaterali. Questi sviluppi diventeranno importanti sia dal punto di vista economico che scientifico.»

«Vuol dire, presidente, che il compenso del Consiglio dovrebbe essere impiegato nel perfezionamento degli sviluppi collaterali?» chiese il capo della divisione di ingegneria.

«Questa sarebbe la mia intenzione, condizionata dall’approvazione del Consiglio», convenne Isaac Newton.

«E il Comitato Halley, che cosa ne pensa?»

«Gli sviluppi collaterali non riguardano il Comitato Halley, a meno che non si ripercuotano sulla rete delle comete. Gli sviluppi collaterali sono una materia che riguarda l’industria e questo Consiglio. Lei troverà esposta tutta questa faccenda nella relazione di Sir Harry Julian. E ora, vogliamo passare alle questioni che interessano in particolare il dottor Falconer?»

Ventiquattro ore più tardi, il giovanotto con la barba rossiccia portò ad Isaac Newton le bozze del verbale di riunione.

Dopo aver letto alla svelta le minute, il professore disse: «Devo correggere alcuni punti. Perché non lascia qui le minute per un paio d’ore? Lei si chiama John Brownrigg, no?»

«Esattamente, professor Newton», rispose il giovanotto con un sorriso.

«Noto che lei ha lasciato fuori tutta la prima parte della riunione. Voglio dire, la parte in cui noi tutti si manifestava il nostro disaccordo.»

«Beh, nessuno desidera che venga messa a verbale. Voglio dire: tanto non ha concluso nulla.»

«Immagino di no. Da quanto tempo si trova al CERC?»

«Da quasi tre anni, da quando ho lasciato l’università.»

«E le ragazze che stavano stenografando? Immagino che debbano essere venute da poco?»

«Non lo so con precisione, professore. Saranno qui da un anno o due, suppongo, ma non da così poco tempo come lei», rispose Brownrigg con un altro sorriso mentre si dirigeva verso la porta dell’ufficio.

Quando Brownrigg se ne fu andato, Isaac Newton rimase seduto a immaginare una grande piramide con tanti gradini o piani che salivano da un’ampia base fino alla sommità molto ristretta: la piramide della burocrazia governativa. Quelli al vertice della piramide si guardavano bene dal fare annotazioni alle riunioni e delegavano il compito a quelli del piano sottostante. Queste persone delegavano a loro volta il compito a quelli del piano sottostante, e così via finché non veniva raggiunta la base della piramide. Così succedeva che molte persone del piano più basso sapevano esattamente ciò che accadeva al vertice. E succedeva anche che la piramide perdesse acqua in ogni direzione. Non che Isaac Newton avesse un buon motivo per sospettare fughe di notizie in questo caso. Eppure c’erano qui John Brownrigg e due ragazze che conoscevano a menadito cose che ufficialmente non erano state ancora comunicate al CERC.

I giornali accennavano in continuazione con una prosa sinistra alle talpe annidate ad alto livello nel governo. Ciò che l’uomo della strada non riusciva a capire quando gli artefici di importanti fughe di notizie venivano scoperti era il fatto che queste talpe presumibilmente sinistre erano in realtà delle persone piuttosto innocue che occupavano posizioni non certo elevate. La piramide della burocrazia statale spiegava questo stato di cose. Era una spiegazione così ovvia e inevitabile che Isaac Newton cominciò a provare un senso di rabbia nei confronti degli uomini politici e persino del Primo Ministro e del Cancelliere dello Scacchiere, i quali deploravano senza fine questa situazione, ma non facevano mai nulla di veramente efficace per stroncare il fenomeno.