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Per quanto riguardava lo stroncare il fenomeno, ben poco si poteva fare. Isaac Newton dovette ammetterlo. C’era solo il sistema di sradicare completamente la gramigna. Erano passati circa vent’anni da quando Isaac Newton aveva strappato le erbacce in un campo per guadagnare i soldi necessari all’acquisto dell’abito con il quale era poi andato a Cambridge. Quel campo abbondava di erbacce. Quando Isaac Newton ebbe finito il suo lavoro di pulizia, c’era ben poco che non sapesse a proposito della gramigna. Ancora adesso ricordava le parole di uno scrittore del Cinquecento il quale riassumeva la situazione con parole mirabili. Erano parole che si adattavano perfettamente alla burocrazia governativa, rifletté Isaac Newton: «Agevolmente alligna e s’allarga pur senza semenza, e sì tenacemente si barbica che l’estirparla è impresa vana; di anno in anno, invece, sempre maggior area infesta con gran dispetto per l’erbe migliori».

55

Igor Lobocevski era l’uomo più spaventato di Mosca. Dopo che ebbe spiegato alla moglie bisbigliando la situazione, lei divenne la donna più spaventata di Mosca. La verità nuda e cruda era che i papaveri più alti del paese soffrivano di «prurito folle». La madrepatria era senza governo. Se questa paurosa notizia si fosse diffusa, sarebbe successo il finimondo. Come unico esperto riconosciuto del nuovo virus, riconosciuto grazie a quanto aveva avuto modo di osservare nella città di Onega, Igor Lobocevski era stato chiamato ripetutamente per fare delle diagnosi. Così, fatalità del destino, si trovava meglio di chiunque nella condizione di far trapelare la notizia. Per cui diventava il bersaglio ovvio per un eventuale esilio in un campo di concentramento o il ricovero in un ospedale psichiatrico. Questi erano i motivi che lo trasformarono nell’uomo più spaventato di Mosca. Ciò che peggiorava la situazione era il fatto che gli attacchi del male, a differenza di quanto era accaduto a Onega, non passavano dopo pochi giorni. Il virus aveva subito una mutazione e il male era diventato cronico. Il germe era riuscito a evitare le difese immunologiche delle vittime col risultato che, come Igor Lobocevski ebbe a spiegare senza tante storie alla moglie: «Si grattano tutti come tanti maiali».

Nel corso di una riunione estremamente agitata in cui tutti si sentirono a disagio, i membri del Politburo riuscirono a prendere una sola decisione prima che i convenuti si disperdessero in totale disordine: la mobilitazione immediata dell’Esercito. A questo punto, infatti, era evidente per la segreteria che bisognava assolutamente imporre un totale blocco nella diffusione di notizie riguardanti gli eventi del Cremlino. La mobilitazione dell’Esercito venne subito considerata una eccellente copertura per garantire il blocco delle notizie.

Solo il Numero Quattordici, afflitto da aerofagia e recentemente retrocesso dalla posizione di Numero Undici passando per il Numero Dodici, non soffriva di prurito folle. Tuttavia ritenne prudente celare la sua buona salute e prese a grattarsi furiosamente anche lui.

La mancanza di notizie provenienti dalla Russia, le severissime restrizioni imposte da Mosca ai corrispondenti stranieri e la mobilitazione dell’Armata Rossa confermata dai satelliti-spia provocarono un clima di tensione nelle capitali occidentali, clima di tensione che acquistò le dimensioni di una crisi.

Il Primo Ministro britannico, preoccupatissimo, ritornando al numero 10 di Downing Street dal Parlamento, trovò Pingo Warwick, il suo segretario privato, che camminava su e giù per l’ufficio con un’espressione colma di ansia.

«C’è uno del Foreign Office che aspetta di essere ricevuto da lei», cominciò Warwick.

«Per quale motivo?»

«Deve parlarle del blocco delle notizie provenienti dalla Russia.»

«Dio mio, apprendo con gioia che il Foreign Office nutre un’opinione. Chi è?»

Pingo Warwick si mostrò a disagio.

«Il tipo non mi piace. Dice di chiamarsi Smithfield. Ho controllato, naturalmente, e ho scoperto che esiste effettivamente uno Smithfield, lavora per Sir Arthur Fotheringham nella Sezione Attività Insolite.»

«Beh, questo è già abbastanza insolito, non le pare? Che cosa c’è in lui che non va?»

«Preferirei che lei lo scoprisse da solo, Primo Ministro. Probabilmente avrei dovuto mandarlo via. Qualsiasi tentativo di contatto del Foreign Office dovrebbe essere effettuato per lo meno da Sir Arthur, anche se si tiene conto che le attività sono insolite. Ma Smithfield ha detto di conoscere il motivo del blocco delle notizie…» disse Warwick, come per scusarsi.

«Lei ha fatto molto bene, Pingo», annuì il Primo Ministro. «Non si può lasciare nulla di intentato per cui conviene sentire anche il Foreign Office.»

La comparsa di Smithfield non contribuì a migliorare l’opinione che il Primo Ministro nutriva nei confronti del Foreign Office. Come al solito, Smithfield indossava un abito troppo grande per lui, il che accentuava il suo aspetto emaciato. Quando entrò il Primo Ministro, si alzò dalla poltroncina sulla quale era spaparanzato mentre alcuni centimetri di cenere si staccavano dalla sigaretta fissa all’angolo della bocca per finire sul tappeto.

«Se c’è una cosa che detesto più delle mosche, è la cenere delle sigarette sul tappeto, il «mio» tappeto!» ululò il Primo Ministro.

«Ah, quella», rispose Smithfield un tantino sorpreso, per soggiungere: «Credevo che le interessasse la Russia, non la cenere delle sigarette. Ma per lo meno non ha sopra la testa un grosso ventilatore che ronza tutto il giorno appeso al soffitto».

«La Russia mi interessa, ma mi interessa anche la cenere delle sigarette sul mio tappeto.»

«Che strane precedenze», grugnì Smithfield, scagliando la sigaretta nel caminetto vuoto con uno schiocco delle dita.

«Chi è la persona, se mi è concesso di chiederlo, che ha un ventilatore ronzante sopra la testa da mane a sera?»

«Sir Arthur Nullità, lo scioccone per il quale lavoro al Foreign Office.»

«Lei intende Sir Arthur Fotheringham, immagino?»

«Esattamente. Sir Arthur Fotheringham, come ho detto. Uscito da Oxford dopo essere passato per Harrow. Ex presidente del Jockey Club a Ranjipur. Coltiva felci nel suo ufficio, se le interessa.»

«Non mi interessa.»

«Le interesserebbe se dovesse trovarsele davanti ogni giorno della settimana come succede a me. Peggio delle scartoffie, con rami che potrebbero nascondere un serpente boa.»

Il Primo Ministro aveva già deciso che c’era un limite a tutto. Ma prima di sbattere fuori Smithfield, volle cavarsi una curiosità che doveva soddisfare.

«Come ha fatto a farsi assumere al Ministero degli Esteri?»

Quando udì la domanda che gli veniva rivolta spesso, Smithfield si sistemò meglio sulla poltrona, accese un’altra sigaretta e disse: «Ho fatto l’esame di concorso per diventare funzionario del governo. Lei sa che cosa chiedono, no? Traduca:

«Lugete, o Veneres Cupidinesque, et quantum est hominum venustiorum: passer mortuus est meae puellae, passer, deliciae meae puellae, quem plus illa oculis suis amabat».

«Beh, ho fatto la traduzione. Comprende? Se lei non sa il latino, Primo Ministro, ecco che cosa dice la poesia:

«Piangete, Veneri e Cupidi, e voi che siete più gentili. Morto è il passero, il passero, delizia della mia fanciulla, che lei amava più degli occhi».