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Erano li seduti da circa cinque minuti quando gli altoparlanti dell’aeroporto diffusero un messaggio: «Attenzione, prego. Il professor Newton, diretto a Francoforte con il volo novantadue delle BA, è pregato di presentarsi all’ufficio informazioni».

«Qualche ripensamento del Primo Ministro», disse Frances Margaret e si rimise a leggere una rivista mentre Isaac Newton si dirigeva all’ufficio informazioni nell’atrio, vicino all’ingresso della palazzina.

Frances Margaret alzò lo sguardo al tabellone e improvvisamente cominciò a provare un senso di disagio. Il volo 92 delle BA era salito in testa al tabellone, per cui c’era da aspettarsi da un momento all’altro l’avviso ai passeggeri di salire a bordo dell’aereo. Dando un’occhiata all’orologio, si avvide che Isaac Newton era ormai assente da quasi quindici minuti. Naturalmente non poteva far altro che aspettare, però si alzò in piedi per esaminare meglio la folla che si dirigeva verso l’ingresso. A tratti voltava la testa per dare un’occhiata al tabellone.

I minuti continuarono a passare e giunse l’avviso per i passeggeri del volo 92 di salire a bordo. La situazione non era comunque ancora compromessa in quanto occorre sempre un po’ di tempo perché i passeggeri superino il controllo dei passaporti e quello della polizia. Peraltro non era affatto nelle abitudini di Isaac Newton di combinare pasticci al momento dell’imbarco. Poi, a Frances Margaret venne il dubbio che il messaggio provenisse da Otto Gottlieb, che magari voleva rinviare l’incontro in Germania. In tal caso non c’era fretta. L’unico inconveniente consisteva nel fatto che avevano già consegnato i bagagli. Forse Isaac Newton stava tentando di ricuperarli, il che poteva spiegare il suo ritardo. Questa sembrava la spiegazione migliore e Frances Margaret ritornò all’idea di aspettare dove si trovava, riflettendo che, quando due persone si perdono di vista nella folla, quella che si trova nel punto noto a entrambe non deve muoversi. Altrimenti corrono il rischio di non ritrovarsi più.

Dopo essersi convinta che non era il caso di preoccuparsi, e non potendo fare altro, Frances Margaret continuò ad aspettare. I minuti passarono finché, a un certo punto, il tabellone indicò uno spostamento di cifre e il volo 92 scomparve. Così avevano perso l’aereo. E allora? Ci dovevano essere altri aerei per Francoforte, naturalmente. Sentendosi ormai libera di muoversi, Frances Margaret si diresse rapidamente verso l’ufficio informazioni nell’atrio, solo per scoprire che allo sportello non c’era il funzionario incaricato. Bestemmiando quasi a mezza voce, la ragazza guardò in direzione dello sportello delle BA dove un’ora prima avevano consegnato i bagagli. Ma, come allora, c’era sempre una lunga coda di passeggeri in attesa, e altri passeggeri facevano la fila agli sportelli vicini. Sempre più frustrata, Frances Haroldsen si rivolse a un agente di polizia nelle vicinanze e spiegò la situazione. L’agente di polizia, con crescente irritazione di Frances Margaret, non si rivelò molto sollecito e le disse semplicemente di rivolgersi allo sportello delle BA. Probabilmente, situazioni simili si verificano almeno una decina di volte in un pomeriggio per un agente di polizia in servizio a Heathrow.

Ricordandosi di essere priva di spiccioli per il telefono e promettendosi di non lasciarsi mai più intrappolare in una situazione simile, Frances Margaret si diresse verso l’edicola dove aveva comprato la rivista. Dopo aver fatto la coda per cinque minuti, vide la giornalaia, alla quale non andava di cambiare un biglietto da cinque sterline, fare una smorfia, seccata, al che afferrò un sacchetto di caramelle a casaccio da un espositore accanto alla cassa, e lo spinse insieme col biglietto da cinque sterline verso la donna. Dopo aver messo gli spiccioli nel borsellino e aver lasciato sul posto il sacchetto di caramelle, volse lo sguardo in giro per vedere dov’erano i telefoni, borbottando tra sé: «Dove diavolo saranno?»

Ripeté la stessa domanda investendo una delle ragazze sedute al banco delle BA. L’impiegata indicò con la mano in direzione dell’atrio e poi si strinse nelle spalle guardando la fila di passeggeri che facevano la coda al suo sportello, come per dire che aveva ogni momento a che fare con persone simili.

Le cabine dei telefoni erano tutte occupate e Frances Margaret dovette aspettare altri cinque minuti osservando le espressioni vaghe e i sorrisini futili della gente che stava telefonando. Finalmente, una delle cabine si liberò. Compose il numero dell’ufficio del Primo Ministro e disse alla persona che le rispose che doveva trasmettere un messaggio importante. Poi soggiunse che avrebbe richiamato con tassa a carico del destinatario. Dopo aver rifatto il numero, spiegò quello che era successo dal momento in cui lei e Isaac Newton avevano lasciato Princes Risborough. Prima di riattaccare chiese di essere messa in contatto con la polizia dell’aeroporto e disse che sarebbe rimasta in attesa accanto allo sportello delle informazioni.

Allo sportello delle informazioni, il funzionario di servizio era sempre assente.

«Perché lo chiamano sportello delle informazioni?» chiese qualcuno.

«E’ uguale a tutti i posti che dovrebbero essere a servizio del pubblico», rispose un altro.

Finalmente arrivarono due uomini in uniforme, muniti di ricetrasmittenti portatili. Frances Margaret li seguì mentre questi si avviavano tra la folla a passo spedito. Ma i due uomini in uniforme la portarono solo fino alla saletta riservata ai personaggi importanti, pensando evidentemente che una comoda poltrona e una tazza di caffè avrebbero tenuto occupata la mente della ragazza. A questo punto, Frances Margaret si infuriò.

«Portatemi al vostro centro comunicazioni. Non qui», esplose con una violenza che sbalordì i due uomini.

«Ci hanno ordinato di portarla qui», rispose uno di loro.

«E io vi dico di portarmi al vostro centro comunicazioni. Non vi viene in mente che potrebbe essere accaduto qualcosa di grave e che posso essere in possesso di informazioni che vale la pena di ascoltare?»

Così accompagnarono Frances Haroldsen fuori della palazzina e la condussero su una Land Rover, girando intorno al piazzale dell’aeroporto, a un edificio non tanto grande, a tre piani, più simile a un prefabbricato. La costruzione doveva essere temporanea, ma a quanto sembrava, non veniva sostituita mai. Dal terzo piano lo sguardo poteva abbracciare tutto il piazzale. Era il centro che consentiva alla polizia di sorvegliare tutto l’aeroporto, com’era facile capire dalle attrezzature elettroniche e dal numero delle persone che erano di servizio.

«La giovane signora ha voluto essere portata qui a tutti i costi.»

«Sì, beh, la presenza del pubblico non è gradita in questi uffici», cominciò un uomo piuttosto anziano la cui uniforme era provvista di un numero di galloni maggiore che non quella degli altri.

«Non siete intervenuti per ordine dell’ufficio del Primo Ministro?» chiese Frances Haroldsen con voce autoritaria.

«Sì, abbiamo avuto una chiamata urgente, ma pare che la linea con l’ufficio del Primo Ministro sia caduta», rispose l’uomo mostrando una certa sorpresa. «Tuttavia credo che abbiamo delle informazioni per lei, signorina. Sembra che verso le due e quarantacinque — quella è l’ora, penso — un uomo si sia accasciato accanto allo sportello delle informazioni nell’atrio. Un uomo alto, a quanto pare. E’ stato portato via da un’ambulanza e noi stiamo ora telefonando agli ospedali. Spero che avrò presto altre notizie per lei, e che siano buone.»

«Che cosa dicono quelli del pronto soccorso?» chiese Frances Margaret.

«Sembra che sia stato portato via da un’ambulanza, in barella. Chi ci ha segnalato il caso è stato un agente di polizia di servizio all’esterno dell’edificio.»

«Non quelli del pronto soccorso?» ripeté Frances Haroldsen.

«No, quelli del pronto soccorso sono stati ovviamente sostituiti dal gruppo dell’ambulanza. Ora stiamo facendo indagini tramite la polizia metropolitana, indagini negli ospedali di Londra, voglio dire.»