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«Perché… vedi, Kokoschka veniva dal 1944, perciò il fatto che uccise Danny e la sua stessa morte facevano parte del mio passato, che non potevo manipolare. Se avessi cercato di tornare in quella notte dell’88, un attimo prima per fermare Kokoschkapwna che uccidesse Danny… sarei stato sbalzato immediatamente indietro attraverso il tunnel, sarei ritornato all’istituto, senza andare in nessun luogo; la legge della natura contro i paradossi mi avrebbe impedito di ritornare in quel punto.»

Laura rimase in silenzio.

Stefan le chiese: «Capisci?»

«Sì.»

«Riesci ad accettarlo?»

«Non accetterò mai la sua morte.»

«Ma… mi credi?»

«Penso di sì.»

«Laura, so perfettamente quanto amavi Danny Packard. Se avessi potuto salvarlo, anche a costo della mia stessa vita, l’avrei fatto. Non avrei esitato.»

«Ti credo», disse Laura. «Perché senza di te… non avrei mai avuto neppure Danny.»

«L’Anguilla», disse Laura.

«Il destino lotta per riaffermare il modello predestinato», le spiegò Stefan nella stanza immersa nell’oscurità. «Quando avevi otto anni, uccisi quel tossicomane impedendogli così di violentarti e ucciderti, ma inevitabilmente il destino portò sulla tua strada un altro squilibrato, che era potenzialmente un omicida. Willy Sheener. L’Anguilla. Ma quello stesso destino determinò che tu fossi una scrittrice e per giunta di successo, stabilì che tu portassi lo stesso messaggio al mondo con i tuoi libri, indipendentemente da ciò che io feci per cambiare la tua vita. Questo è un disegno positivo. C’è qualcosa di spaventoso e nello stesso tempo rassicurante nel modo in cui un certo potere cerca di ristabilire i disegni del destino che sono stati interrotti… quasi come se ci fosse uno scopo nell’universo, qualcosa che nonostante infierisca sulla nostra sofferenza, potremmo persino chiamare Dio.»

Per un po’ rimasero ad ascoltare il rumore della pioggia e del vento che spazzava il mondo.

Laura chiese: «E l’Anguilla?»

«Una notte lo attesi nel suo appartamento…»

«Lo picchiasti duramente. Sì, ero certa che fossi stato tu.»

«Lo picchiai e lo avvertii di starti lontano. Gli dissi che la prossima volta l’avrei ucciso.»

«Ma quella lezione non fece che renderlo ancor più determinato. Perché non lo uccidesti subito?»

«Avrei dovuto farlo. Ma… non so. Forse perché avevo visto tanti omicidi ai quali io stesso avevo contribuito che… sperai semplicemente che per una volta non fosse necessario uccidere.»

Laura pensò al suo mondo di guerra, ai campi di concentramento, ai genocidi e riuscì a capire perché avesse sperato di evitare un omicidio, anche se Sheener non meritava di vivere.

«Ma quando Sheener venne a cercarmi nella casa dei Dockweiler, perché non eri là a fermarlo?»

«Quando controllai nuovamente la tua vita avevi tredici anni, avevi già ucciso Sheener da sola ed eri sopravvissuta, perciò decisi di non tornare indietro e di non intervenire di nuovo.»

«Io sopravvissi», disse Laura. «Ma Nina Dockweiler no. Forse, se non fosse tornata a casa quel giorno e non avesse visto tutto quel sangue, il corpo…»

«Forse», disse Stefan. «O forse no. Il destino lotta sempre per riaffermare il modello predestinato come meglio può. Forse sarebbe comunque morta. Inoltre, non potevo proteggerti da ogni trauma, Laura. Avrei dovuto compiere centinaia di viaggi attraverso il tempo per poter fare una cosa simile. E probabilmente se avessi interferito troppo nella tua vita non sarebbe stato positivo per te. Senza avversità, forse non saresti diventata la donna di cui mi sono innamorato.»

Fra di loro calò il silenzio.

Laura ascoltava il vento e la pioggia.

Ascoltava i battiti del suo cuore.

Alla fine disse: «Io non ti amo».

«Capisco.»

«È come se in un certo senso dovessi… almeno un po’.»

«In fondo non mi conosci neppure.»

«Forse non potrò mai amarti.»

«Lo so.»

«Nonostante tutto quello che hai fatto per me.»

«Lo so. Ma se riusciremo a sopravvivere a tutto questo… be’, c’è sempre tempo.»

«Sì», disse Laura, «suppongo che ci sia sempre tempo.»

6

Il compagno della notte

1

Sabato, 18 marzo 1944, nel laboratorio principale al pianterreno dell’istituto, Erich Klietmann, Obersturmführer delle SS, e la sua squadra composta da tre uomini ben addestrati erano pronti a viaggiare nel futuro per eliminare Krieger, la donna e il bambino. Indossavano abiti moderni, da giovani dirigenti californiani del 1989: un completo a righine di Yves St. Laurent, camicia bianca, cravatta scura, scarpe nere, calze nere e occhiali da sole Ray-Ban, nel caso il tempo lo richiedesse. Era stato detto loro che nel futuro questo tipo di abbigliamento veniva chiamato «power look», e anche se Klietmann non riusciva a comprenderne appieno il significato, gli piaceva il suono. I loro vestiti erano stati acquistati nel futuro da ricercatori dell’istituto in occasione di viaggi precedenti.

Tutt’e quattro portavano anche una borsa di Mark Cross, un modello elegante in cuoio con rifiniture dorate. Anche le borse erano state portate dal futuro, come i mitragliatori Uzi modificati e i caricatori di scorta che erano stati sistemati in ogni borsa.

Un gruppo di ricercatori dell’istituto era stato inviato in missione negli Stati Uniti proprio nell’anno e nel mese in cui John Hinckley aveva attentato alla vita di Ronald Reagan.

Mentre guardavano il filmato dell’attentato alla televisione, erano rimasti fortemente impressionati dalle compatte armi automatiche che gli agenti dei servizi segreti portavano nelle loro borse. Gli agenti erano stati in grado di estrarre quei mitragliatori e di portarli in posizione di tiro in meno di due secondi. Adesso, l’Uzi non solo era l’arma automatica in dotazione nella maggior parte dei distretti di polizia e dell’esercito, ma era l’arma preferita dei commandos della Schutzstaffel.

Klietmann si era esercitato con l’Uzi. Provava per quell’arma un affetto che non aveva mai provato per nessun essere umano. L’unica cosa che lo disturbava era il fatto che fosse di fabbricazione israeliana, il prodotto di un piccolo gruppo di ebrei. D’altra parte, fra pochi giorni i nuovi responsabili dell’istituto avrebbero probabilmente approvato l’integrazione dell’Uzi nel mondo del 1944 e i soldati tedeschi, grazie a quell’arma, sarebbero riusciti a respingere meglio le orde subumane che avrebbero voluto deporre il Führer.

Guardò l’orologio sul quadro di programmazione del tunnel e vide che erano passati sette minuti da quando il team di ricerca era partito alla volta della California, il 15 febbraio 1989. Dovevano ricercare fra gli annali pubblici, soprattutto nei numeri arretrati dei giornali, per scoprire se Krieger, la donna e il bambino erano stati scoperti dalla polizia e trattenuti per essere interrogati, nel mese successivo alle sparatorie che erano avvenute a Big Bear e alle San Bernardino Mountains. Dopo di che sarebbero tornati nel 1944, informando Klietmann del giorno, dell’ora e del luogo in cui Krieger e la donna potevano essere trovati. Poiché ogni viaggiatore del tempo ritornava da un viaggio esattamente undici minuti dopo la partenza, indipendentemente da quanto tempo trascorreva nel futuro, l’attesa di Klietmann e della squadra sarebbe durata solo altri quattro minuti.

2

Giovedì, 12 gennaio 1989, Laura compiva trentaquattro anni. Trascorsero quella giornata nella stessa stanza del Bluebird of Happiness Motel. Stefan aveva bisogno di riposare un’altra giornata per riacquistare le forze e lasciare che la penicillina facesse il suo corso. Aveva anche bisogno di pensare. Doveva escogitare un piano per distruggere l’istituto e quel problema era sufficientemente complicato da richiedere ore di intensa concentrazione.