Выбрать главу

Ma la ragione di ciò apparve chiara a lui e ai suoi compagni non appena si diressero a tribordo. Dondragmer, i due che erano usciti con lui e altri sei marinai erano impegnati a rimuovere i macigni che bloccavano il portello stagno principale.

Le tute spaziali non erano dotate di radio e la capacità di trasmissione della voce dalla miscela di argon e idrogeno che le riempiva all’ambiente circostante era minima; ma la voce dei mescliniti, che si basava su un sifone mobile piuttosto che su due polmoni (le creature viventi che respiravano idrogeno non avevano polmoni) riusciva sempre a stupire i biologi umani. Il timoniere catturò l’attenzione del capitano con un lungo fischio e gli fece cenno di seguirlo sul lato opposto di poppa. Dondragmer intuì che la questione era importante e si mosse subito ordinando agli altri di continuare il loro lavoro. Un’occhiata alle ruote e alcune spiegazioni da parte di Beetchermarlf lo istruirono immediatamente sulla situazione.

Dopo qualche secondo di silenzio, il capitano respinse l’idea di cercare subito le ruote mancanti. Il livello dell’acqua continuava a scendere e la ricerca sarebbe potuta continuare con più sicurezza dopo che l’acqua fosse definitivamente defluita, naturalmente se non bisognava aspettare troppo. Nel frattempo si poteva cominciare a reinstallare le ruote riparando quanto ritrovato. Beetchermarlf cominciò quindi a suddividere il materiale per poter pianificare meglio il lavoro.

Bisognava però procedere con cautela: molte parti erano piccole e leggere, e senz’altro la corrente le avrebbe trascinate via se fossero cadute in acqua. Alcune ruote già mostravano parti mancanti, probabilmente perse proprio in quel modo. Il timoniere illuminò la catasta di materiale vario con una torcia elettrica e cominciò a lavorare dopo aver indicato a uno dei marinai di stazionare nell’acqua a una decina di metri da lui per raccogliere tutte le parti che cadevano. Beetchermarlf non poté evitare di pensare all’utilità di una rete in quel frangente, ma non erano state incluse reti nell’equipaggiamento di base; potevano fabbricarne una con le corde che riempivano la Kwembly, ma fino a quel momento nessuno aveva ritenuto opportuno farlo.

Per riparare tre delle serie furono necessarie otto ore di lavoro, interrotte di quando in quando da pause occasionali trascorse chiacchierando con Benj. Alcune parti non erano originali, poiché Beetchermarlf e i suoi aiutanti avevano improvvisato quando l’originale mancava utilizzando le corde e i tessuti mescliniti oltre a parti fabbricate dagli alieni in lega e polimeri. Gli attrezzi erano di fattura mesclinita: si trattava di una razza con un artigianato di elevata qualità e tutti conoscevano bene gli utensili più tipici quali martelli, seghe e altri ancora. Il fatto che fossero composti di materiali che equivalevano all’osso e al legno dei terrestri non sminuiva affatto la loro efficacia, anche considerando la natura generale dei materiali mescliniti.

Sistemare le ruote sui loro perni fu un lavoro faticoso anche per gli standard di quella robusta razza aliena. Inoltre, fu necessario altro lavoro manuale per raddrizzare alcuni perni piegati dall’urto che aveva causato il distacco delle ruote. I primi tre erano stati sistemati sulla serie numero quattro, dato che la serie numero cinque era ancora compressa contro uno dei macigni sul fondo del fiume e le altre tre erano troppo in alto per venire raggiunte con facilità. Beetchermarlf constatò che non poteva fare altrimenti, installò le ruote e tornò indietro per ripararne delle altre.

Il fiume continuava ad abbassarsi e la corrente scemava sempre più. Dondragmer ordinò al timoniere e ai suoi aiutanti di spostarsi da sotto la pancia della Kwembly, immaginando cosa poteva succedere quando l’acqua sarebbe scesa tanto da non poterne più sostenere il peso. Le sue paure trovarono presto conferma: tra un rumore di ciottoli frantumati, la Kwembly scivolò dalla sua posizione inclinata di sessanta gradi a una inclinazione di trenta gradi appena, consentendo un facile accesso ad altre due serie di ruote e obbligando due degli operai ad acquattarsi nel fiume per evitare di venir schiacciati, strisciando appiattiti sul fondo per uscire dall’incomoda posizione.

A quel punto divenne ovvio che anche se l’acqua fosse scesa del tutto il veicolo non si sarebbe raddrizzato. Uno dei portelli stagni di prua, situato tra la parte anteriore e il centro della Kwembly e tra le serie numero uno e due, poggiava su un macigno di circa sei metri di diametro mezzo sepolto nel letto del fiume: un peso troppo grosso da spostare comunque, anche senza la Kwembly adagiata sopra. Beetchermarlf continuò il suo lavoro ma si chiese come pensava il capitano di riuscire a spostare il loro mezzo da quella posizione. Si domandava anche cosa sarebbe successo nel caso ci fossero riusciti: la superfide ciottolosa che formava il fondo del fiume era l’ultimo tipo di substrato che gli ingegneri umani avevano considerato, e il timoniere dubitava fortemente che le ruote del veicolo riuscissero a far presa. I pianeti con elevata gravità erano in genere pianeggianti, a giudicare da Mesklin (l’unico esempio disponibile fino a quel momento) e si sarebbe detto che, secondo gli ingegneri, se capitava una zona in cui avanzare non era molto facile bisognava solo evitare di passarci. Questo rappresentava un’altra ragione per cui degli esseri viventi erano più indicati dei robot per quella missione.

Beetchermarlf, in quel momento stranamente filosofo, concluse che la preveggenza dipendeva in senso stretto dalla quantità di informazioni disponibili sul passato.

Dondragmer, anche lui completamente preso dal problema di liberare il veicolo, non aveva mosso un solo passo verso la soluzione del problema nonostante le migliaia di passi che aveva mosso in quelle ultime lunghe ore. Il primo ufficiale e gli scienziati erano ugualmente impotenti. Nessuno però dava mostra di preoccuparsi, tranne il capitano, e anche la sua preoccupazione non andava intesa in termini umani. Si era però guardato bene dal riferire all’equipaggio la conversazione avuta qualche ora prima con la base spaziale umana, e solo Beetchermarlf ne era al corrente perché era presente anche lui.

Inizialmente, doveva trattarsi solo di un normale rapporto e l’umore generale era moderatamente ottimista. Dondragmer intendeva riferire che non aveva ancora elaborato un piano efficace, ma venne frainteso. Purtroppo aveva concluso la frase dicendo: — Tanto abbiamo un sacco di tempo per pensarci.

Easy, dalla sua consolle alla base spaziale, si era sentita costretta a dissentire. — Forse non tanto quanto crede lei, Dondragmer. Qualcuno qui ha osservato bene quei macigni: sono lisci e arrotondati, come lei ci ha riferito e come possiamo vedere dalla telecamera sul ponte. La causa più probabile di una simile forma sono le continue inondazioni a cui va soggetta la zona, e per smuovere un peso del genere è necessaria una corrente tremenda. In breve, temiamo proprio che l’inondazione che vi ha travolti non sia altro che la prima della stagione, e pertanto la più debole… se non vi muovete alla svelta da lì, presto ne arriverà un’altra.

Con calma, Dondragmer elaborò la risposta.

— Forse è vero, ma stiamo già facendo tutto quanto è in nostro potere. Possiamo farcela oppure no, ma non possiamo fare l’impossibile. Se i vostri scienziati sono riusciti a saperne di più sul clima di questa zona siamo ansiosi di sentirli, altrimenti dovremo continuare come abbiamo fatto finora. Lascerò qualcuno alla radio e se non trova nessuno vuol dire che siamo tutti troppo occupati; in tal caso, provi a chiamare il laboratorio. Grazie per le informazioni. Ci risentiamo.