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“Potevamo fornirgli tante altre cose, attrezzatura e altra roba utile che avrebbe ripagato lo sforzo per apprenderne l’uso facilitando di molto il lavoro; lui ci ha convinto a lasciar perdere. Non ha voluto armi; io mi sono dichiarato d’accordo. Finora non abbiamo incontrato alcun animale superiore su Dhrawn e con tutta probabilità sarebbero risultate inutili. Ma perché non ha voluto le radio a onde corte? E perché niente videocitofoni alla colonia? Trovo assurdo che Dondragmer debba chiamare prima noi, a dieci milioni di chilometri nello spazio, per far arrivare i suoi rapporti a Barlennan. Certo, in effetti non importa molto perché Barlennan non potrebbe far nulla per aiutarlo sul momento e quindi una differenza di un minuto tra emissione e ricezione del messaggio non conta più di tanto, ma non posso fare a meno di considerarla una sciocchezza… e comunque adesso questa faccenda conta perché il primo ufficiale di Dondragmer è scomparso in un’area di cento chilometri dalla Kwembly. Può trovarsi a pochi minuti di volo ma non c’è nessuna dannata maniera di contattarlo né da qui né dal ricognitore. Ma perché Barlennan è contro l’uso della radio? E perché lo è anche lei, Alan?”

— Ho già spiegato i miei motivi — rispose Aucoin con tono vagamente acerbo — e ora li riassumo così: difficoltà di manutenzione.

— Ma non scherziamo! Quali problemi di manutenzione possono verificarsi con una semplice radio, o anche con un video? Se ben ricordo, alla sua prima uscita Barlennan portava con sé quattro telecamere e che io sappia non si sono verificati inconvenienti… questo è successo cinquant’anni fa, Alan. Ora su Dhrawn vi sono sessanta telecamere con apparato radioricevente ancora più complesso e non si è verificato il minimo problema in un anno e mezzo. Barlennan lo sa, e anche lei. Ma poi, perché non potremmo limitarci a ritrasmettere i messaggi automaticamente invece di tradurli ogni volta complicandoli ancora di più (scusa, Easy). Non mi direte che anche in questa base spaziale potremmo avere dei problemi di manutenzione al computer! Insomma, chi sta cercando di prendere in giro chi?

Easy si tese: la discussione procedeva pericolosamente, e la faida personale sembrava dietro l’angolo. Suo marito, comunque, sentì la sua tensione e le sfiorò il braccio con un gesto che lei conosceva benissimo. Ci avrebbe pensato lui. Intanto però lasciò che Aucoin rispondesse a modo suo.

— Nessuno prende in giro nessuno… non intendevo la manutenzione dell’equipaggiamento, e debbo ammettere che ho scelto male le parole. Il problema è morale. I mescliniti sono una razza competente e molto orgogliosa, perlomeno per quanto riguarda i soggetti con cui siamo quotidianamente a contatto. Navigano per migliaia e migliaia di chilometri sugli oceani del loro pianeta su fragili imbarcazioni che, consentitemi, sembrano più un ammasso di travi e funi messe insieme alla meglio che qualcosa di solido e affidabile, restando lontani da casa e da qualsiasi aiuto o punto di riferimento per mesi e mesi senza interruzione. Insomma, come sulla Terra molti secoli fa. Era nostra opinione che rendere troppo facili le comunicazioni avrebbe potuto giocare negativamente sulla loro innata autonomia. Certo, ammetto che è solo un’opinione: i mescliniti non sono umani, anche se molti loro processi mentali ricordano i nostri. Ma i nostri studi su di loro si scontrano con un punto oscuro: non abbiamo idea di quanto vivano normalmente, anche se siamo certi che vivano più a lungo di noi. Comunque, Barlennan si è dichiarato d’accordo con noi e non ha voluto le radio, anzi è stato proprio lui a rifiutarle per primo… e lui non si è mai lamentato delle difficoltà di comunicazione.

— Con noi — intervenì Ib. Aucoin lo osservò sorpreso, poi assunse un’aria interrogativa.

— Esatto Alan, è proprio quello che ho detto. Non si è mai lamentato con noi, ma quello che ne pensano lui e i suoi nessuno di noi lo sa.

— Ma perché non dovrebbe lamentarsene, o addirittura richiedere le radio se pensa che possano tornare utili?

Il responsabile del progetto non pareva intenzionato a modificare le sue opinioni, ma Easy notò con sollievo che il tono di autodifesa era scomparso dalle sue parole.

— Il perché non lo so — ammise Ib Hoffman — ma ricordo benissimo le lezioni che ho imparato dai primi contatti con Barlennan anni fa. Lui fu subito disposto a collaborare con noi, unico e fidato elemento di incontro tra la sua razza e le misteriose razze aliene provenienti da pianeti lontanissimi e sconosciuti quali la Terra, Dromm e Paneshk. Ci ha aiutato con le prime missioni sul suo pianeta e su questo, svolgendo con intelligenza i compiti che gli affidavamo. Poi, all’improvviso, ha avuto il sussulto di orgoglio che non ci aspettavamo, obbligandoci in pratica a fare ciò che cinque umani, sette paneshk e nove drommiani su dieci continuano a ripeterci non avremmo mai dovuto fare. Sapete tutti bene quanto me che trasferire delle nozioni di tecnologia avanzata a una razza che non ha neppure dato inizio alla propria rivoluzione industriale non è una faccenda semplice: gli ecologi hanno visto rosso perché pensano che ogni razza debba seguire la propria linea di sviluppo senza interferenze, i razzisti ci hanno accusato di tramare con i perfidi alieni, gli storici ci sono saltati addosso perché facilitiamo la cancellazione di nozioni fisse nei secoli mentre i burocrati si sono seccati perché temono che questa faccenda faccia emergere dei problemi che non saprebbero come risolvere.

— Il vero problema sono i razzisti — si intromise Mersereau. — Poveri, stupidi fanatici convinti che ogni razza aliena non veda l’ora di farci a pezzi non appena se ne presenta la possibilità. Sono stati loro a obbligarci a fornire ai mescliniti solo ciò che non sono in grado di produrre da soli, tipo i motori a fusione o altro materiale che non sia possibile smontare e studiare senza il nostro aiuto… telecamere a diffrazione, un certo numero di navicelle, e altro ancora. Ciò che Alan ha detto suona giusto, ma si tratta solo di una scusa. Sappiamo tutti quanti molto bene che non occorrerebbero più di due mesi per insegnare a un mesclinita a guidare un elicottero computerizzato se solo studiassimo una serie di comandi adatti alle loro chele, e che non esiste scienziato di questa stazione spaziale che non darebbe tre quarti del suo sangue per vedere questa missione svolta come Dio comanda, cioè con il giusto numero di strumenti scientifici piazzati su Dhrawn e nello spazio circostante.

— Trovo che anche questo non sia vero — ribatté Ib con calma ponderata. — Certo, ci sono molte verità, ma le cose non stanno veramente così. Condivido in pieno i suoi sentimenti verso chi, per fanatismo ideologico, non si rende conto di come vanno veramente le cose, ma è un dato di fatto che con una fonte di energia tanto economica un’astronave interstellare di potenza decente ripagherebbe i suoi costi in quattro, cinque anni e quindi una guerra interstellare non rappresenta più una possibilità tanto remota. Anche lei sa perché questa stazione spaziale ha delle stanze tanto ampie, che molti di noi giudicano scomode e inefficienti: se un drommiano si trovasse davanti a una stanza in cui non può entrare penserebbe subito che contiene qualcosa di deliberatamente nascosto. I drommiani non conoscono il concetto di privacy e secondo i nostri standard la maggior parte di essi è seriamente paranoica. Se avessimo evitato di condividere con loro parte della nostra tecnologia avremmo adesso un pianeta intero abitato da razzisti tecnologicamente sviluppati molto più pericolosi per la pace di tutti i razzisti terrestri messi insieme. Immagino che i mescliniti non reagirebbero allo stesso modo, ma io sono convinto che dare inizio all’università di Mesklin rappresenti la decisione più lungimirante mai presa da quando si è deciso di ammettere i drommiani nel MIT.