— Ma i mescliniti ci hanno ricattato per far partire l’università.
— Imbarazzante ma vero — ammise Ib. — Ma questo non conta più di tanto. Il punto adesso è che noi non sappiamo quali siano le vere intenzioni di Barlennan. Possiamo però ragionevolmente pensare che non avrebbe mai accettato di portare duemila dei suoi su un pianeta rischioso come questo senza validi motivi.
— Una buona ragione gliel’abbiamo fornita noi — commentò Aucoin.
— Già, ricattandoli a nostra volta, concordando che l’università sarebbe rimasta su Mesklin indipendentemente dalle obiezioni di molti dei nostri se lui avesse svolto per noi la missione su Dhrawn. Nessuna delle due parti ha mai avanzato l’ipotesi di pagamenti materiali, anche se i mescliniti sono perfettamente coscienti della relazione che esiste tra cultura e ricchezza materiale. Vorrei tanto pensare che Barlennan sia un idealista ma non saprei dire quanto il suo idealismo possa scivolare nello sciovinismo e, in questo caso, dove le sue convinzioni lo porteranno.
— Ma tutto questo c’entra ben poco con il punto in discussione. Non dobbiamo preoccuparci della scelta del materiale destinato ai mescliniti perché loro l’hanno pienamente accettata, indipendentemente da quali possano esser state le loro obiezioni in privato. Siamo in posizione di aiutarli con una serie di informazioni su fenomeni fisici a loro sconosciuti e che i loro scienziati non possono sperare di conoscere ancora per molto tempo senza un network di sistemi informatici ad elevate velocità. Ora, il problema è quel ricognitore estremamente costoso intrappolato nel ghiaccio con un centinaio tra marinai semplici, tecnici e scienziati a bordo che per noi sono solo personale di ricerca, ma per i mescliniti rappresentano delle personalità. Se vogliamo cambiare la filosofia di base del progetto e insistiamo con Barlennan perché accetti un carico di nuovo materiale per me va bene, ma non risolverebbe comunque il problema. Il punto è come aiutare Dondragmer, ma io non ho la più pallida idea di cosa fare.
— So che lei ha ragione, Ib, ma non posso evitare di pensare che sarebbe andata diversamente se Kervenser…
— Poteva portare con sé una radio, certo. Aveva due telecamere a disposizione, oltre a quella sul ponte per Dondragmer. Ma la decisione di prenderne una o no spettava a lui e al suo capitano. Lasciamo perdere i se e i ma e cerchiamo di concepire qualcosa di costruttivo.
Mersereau si calmò, un po’ irritato con Ib per le parole appena pronunciate ma dimentico del risentimento provato verso l’attitudine di Aucoin. Il responsabile del progetto assunse nuovamente la conduzione della riunione, guardando dall’altra parte del tavolo verso gli scienziati che ora seguivano la discussione in silenzio.
— Bene. Dottor McDevitt, vi siete messi d’accordo sulle cause di quanto è accaduto?
— Non del tutto, ma c’è un’idea che vale la pena di verificare a fondo. Come sapete, gli scienziati della Kwembly hanno riferito che la temperatura è rimasta praticamente costante dalla scomparsa della nebbia; nessun raffreddamento da irraggiamento; se qualche variazione c’è stata si riferisce piuttosto a un leggero aumento della temperatura. Le letture barometriche mostrano un lento innalzamento dei valori in quell’area fin da quando il ricognitore si è arenato. Le letture precedenti non sono significative, per via della variazione di altitudine. Le temperature sono molto al disopra del punto di congelamento di acqua e ammoniaca, ma la faccenda cambia se consideriamo l’eutettico del monoidrato di ammoniaca con l’acqua. Ci siamo chiesti se lo scioglimento iniziale non sia dovuto alla reazione tra la nebbia di ammoniaca e la neve su cui si trovava la Kwembly. Dondragmer temeva questa possibilità. Abbiamo bisogno di dati sull’ammidità…
— Sulla che? — domandarono quasi contemporaneamente Ib e Aucoin.
— Scusate. Un termine tecnico. Intendevo la pressione parziale dell’ammoniaca in relazione ai valori di saturazione, cioè l’equivalente dell’umidità per l’acqua. Abbiamo bisogno di dati per confermare o smentire questa ipotesi, e naturalmente non credo che i mescliniti li abbiano raccolti.
— Sarebbero in grado?
— Sono certo che sarebbe possibile trovare la tecnica giusta. Non ho idea di quanto tempo sarà necessario; il vapore acqueo non interferirà. La sua pressione di equilibrio è inferiore di dieci alla quarta a quella dell’ammoniaca in quella gamma di temperature. Il lavoro non dovrebbe essere troppo difficile.
— Mi pare di capire che questa sia un’ipotesi piuttosto che una teoria a tutti gli effetti; è abbastanza fondata da servire come riferimento per un eventuale provvedimento concreto?
— Dipende dall’azione — fu la risposta. Aucoin ribatté con un gesto nervoso della mano e il meteorologo continuò un po’ affannato.
— Voglio dire, non rischierei più di tanto solo sulla base di questo ragionamento ma suggerirei di studiare qualcosa che consenta alla Kwembly di provare a liberarsi senza mettere a repentaglio le riserve o correre più rischi del dovuto.
Aucoin annuì. — Va bene — disse. — Ritiene più opportuno rimanere qui e aiutarci magari con qualche altra idea o preferisce discutere la sua ipotesi con i mescliniti?
McDevitt contrasse le labbra e ci pensò sopra per un istante.
— Abbiamo parlato con loro abbastanza spesso ultimamente, ma suppongo che in effetti sia più utile discutere con loro che… — disse il meteorologo, lasciando la frase in sospeso. Easy e Ib nascosero un sorriso di approvazione. Aucoin annuì, comportandosi come se non avesse notato la falsa pausa.
— Come crede. Vada pure nel salone delle comunicazioni e buona fortuna. Ci faccia sapere se saltano fuori nuovi elementi che vale la pena di conoscere.
I quattro scienziati annuirono e lasciarono insieme la stanza. Un imbarazzato silenzio calò sulle dieci persone rimaste alla riunione. Poi, Aucoin ruppe il ghiaccio dando voce al pensiero di tutti.
— Guardiamo in faccia la realtà — disse lentamente. — Il vero problema sorgerà quando dovremo trasmettere alla base il rapporto di Dondragmer.
Ib Hoffman sollevò la testa di scatto. — Non lo avete ancora fatto? — domandò sorpreso.
— Barlennan sa solo che la Kwembly si è arenata in una brutta posizione. Gli è stato riferito da Easy, assieme ad altri rapporti intermedi sulle riparazioni alle ruote. Non sa nulla del ghiaccio.
— E perché no? — intervenne Easy. Poteva leggere l’allarme sul volto di suo marito, e si chiese se valeva la pena di accettare la risposta in silenzio o se doveva tuffarsi nella discussione. Aucoin la guardò sorpreso.
— Lo sa bene quanto me. Non fa molta differenza che Barlennan lo sappia adesso o tra dieci ore, oppure tra un anno quando Dondragmer tornerà a piedi alla base: non c’è nulla che si possa fare nell’immediato per aiutarli. La sola cosa che può fare, a noi non va affatto bene.
— E sarebbe? — domandò gentilmente Easy. Aveva quasi deciso che linea tenere in tutta la faccenda.
— Di nuovo, sa benissimo quello che intendo. L’unica cosa che Barlennan può fare è inviare uno dei due ricognitori fermi alla base a soccorrere la Kwembly, come voleva fare per la Esket.
— E lei ha ancora da ridire su questa ipotesi.
— Be’, sì, e proprio per le stesse ragioni per cui ho avuto da ridire con la Esket e Barlennan, lo deve ammettere, alla fine si è trovato d’accordo con me. Non è solo che per quei due ricognitori abbiamo piani completamente diversi, impossibili da cancellare alla leggera; e non giudico affatto la vita extraterrestre meno importante di quella umana, nonostante quello che lei possa pensare, ma sono contro lo spreco di tempo e risorse e cambiare la filosofia di una missione quando è già iniziata causa proprio questo.